La “riforma” degli istituti tecnici e professionali serve a produrre schiavi salariati funzionali al massimo profitto

La borghesia ha lanciato l’ennesimo attacco all’istruzione pubblica. Questa volta le prede sono gli studenti che a partire dal prossimo anno scolastico frequenteranno istituti tecnici e professionali.

L’attuale governo di estrema destra ha approvato una “riforma” (leggasi: regressione) scolastica fortemente agognata dal ministro dell’istruzione e del “merito” (leggasi: potere di discriminare in base alla fedeltà verso l’impresa capitalistica) Giuseppe Valditara con cui il governo italiano svende, per l’ennesima volta, la cultura e l’istruzione pubblica al settore privato allo scopo di garantire una sempre maggiore estrazione di plusvalore dai futuri operai e tecnici salariati.

Uno dei primi attacchi alla formazione dei giovani consiste nella possibilità di ridurre il percorso di studi da 5 a 4 anni negli istituti tecnico-professionali, con conseguente calo del livello di istruzione, il quale risulta già insufficiente per molti percorsi scolastici. A questa riduzione temporale si accompagna anche una mutazione nelle materie e negli argomenti di studio, favorendo le materie di indirizzo e svantaggiando le discipline di cultura generale come storia, letteratura, inglese e matematica. Per chi vorrà proseguire gli studi dopo i 4 anni sarà concesso di frequentare degli Istituti tecnologici superiori (ITS Academy).

È chiaro che questo comporterà un peggioramento ulteriore nel livello culturale medio dei giovani, favorendo un’istruzione orientata al profitto di pochi e non, come dovrebbe essere, al benessere dei molti e all’emancipazione collettiva e personale. Per rendere chiaro questo programma, è sufficiente pensare che le materie non direttamente collegate alle attività lavorative hanno subìto una doppia riduzione nel programma, sia sopprimendo un anno scolastico, sia riducendole in ogni anno restante.

La cultura è ciò che ci permette di essere consci della realtà per poterla trasformare e migliorare costantemente le nostre condizioni di vita e di lavoro. Privare noi, le nuove generazioni proletarie, di una cultura di qualità non è altro che un attacco diretto al nostro futuro, l’ennesima ingiustizia da parte di una minoranza di sfruttatori che vuole intraprendere con sempre maggiore forza la strada del profitto a tutti i costi. Il tutto, come sempre, a scapito della maggioranza formata dai lavoratori e dagli strati popolari.

Un altro cambiamento riguarderà l’aumento del numero di ore destinate ai “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento” (PCTO, ex Alternanza Scuola-Lavoro) e anche l’anticipo di questo periodo, che ora porterà pure i ragazzi del primo biennio delle superiori a dovervi partecipare. Questa manovra ha principalmente due scopi.

Il primo è quello di aumentare la quota di lavoro gratuito, non pagato e non sicuro degli studenti da parte dei padroni; dunque ci dovremmo aspettare anche un aumento del numero di giovani che vengono gravemente feriti o che perdono la vita nel corso di un lavoro non pagato.

Il secondo è quello di plasmare e rafforzare nei giovani la concezione che sia giusto sacrificarsi per il profitto di pochi, accontentarsi di condizioni di lavoro a dir poco discutibili e orientare il proprio percorso educativo solo verso il lavoro e non verso l’autodeterminazione e la cultura. In altre parole, creare masse di proletari privati della coscienza di classe, coscienza che altrimenti permetterebbe loro di prendere in mano le redini del proprio futuro.

Altra aggiunta degna di nota, è che negli istituti tecnico-professionali che adotteranno queste sperimentazioni anche la formazione dei docenti cambierà, dato che potranno seguire corsi di formazione all’interno delle aziende, per assorbire in pieno l’ideologia e i metodi padronali.

Anche questo è uno dei metodi per il capitale di infiltrarsi e penetrare sempre più all’interno del settore pubblico, potendo influenzare il percorso di formazione degli studenti anche solo parzialmente, modellandolo con l’obiettivo di ottenere poi manodopera già “pronta all’uso”, flessibile, precaria e supersfruttata.

Noi giovani comunisti (marxisti-leninisti) ci opponiamo con forza a queste riforme e ci battiamo per un sistema scolastico che abbia come focus i bisogni sociali e non il lavoro sfruttato, che abbia come obiettivo il benessere collettivo e non il profitto di pochi. Pretendiamo un’istruzione pubblica e gratuita libera dalle ingerenze del settore privato e critichiamo aspramente il più piccolo tentativo di attaccare il diritto allo studio.

Rifiutiamo ogni tentativo di trasformare il nostro percorso scolastico in una mera “fabbrica” di forza-lavoro, e rifiutiamo quindi ogni tentativo di renderci lavoratori istruiti ad un livello sufficiente solo a farci sfruttare dai capitalisti.

Invitiamo tutti i giovani che vogliono opporsi a tutti questi soprusi di seguire il consiglio di Antonio Gramsci: “istruiamoci, agitiamoci, organizziamoci!” E dunque studiamo e lottiamo uniti, organizziamoci per raggiungere l’unica società in cui potremmo vedere garantiti i nostri diritti in quanto studenti e in quanto giovani: la società socialista, il cui scopo non sarà più la ricerca di sempre maggiori profitti, ma il radicale e costante miglioramento delle condizioni di lavoro e di esistenza, materiali e culturali, dei lavoratori e delle masse popolari.

Giù le mani dalle scuole pubbliche!

Vogliamo un’istruzione universale, gratuita, di qualità e inclusiva per tutti!

Da Scintilla n. 142, febbraio 2024 (pagina della gioventù marxista-leninista)

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