La situazione e i compiti dei comunisti
A livello economico il paese è fermo, con una crisi della produzione industriale, iniziata ormai da 26 mesi, che prosegue senza sosta. Il rallentamento economico globale e una possibile crisi finanziaria possono aggravare drammaticamente la situazione.
Più di 120 mila lavoratori sono coinvolti nei tavoli di crisi del Mimit. C’è un aumento vertiginoso del ricorso agli ammortizzatori sociali e ai fondi di solidarietà. Sono molte le aziende che stanno per delocalizzare, con perdite occupazionali notevoli.
Il continuo dissesto dell’economia capitalista ha come riflesso politico la reazione e il fascismo, fenomeni in cui si esprime la decadenza della borghesia
I fautori della guerra e del riarmo prevalgono e sviluppano una forte propaganda bellicista e sciovinista, articolata in senso europeista. La fascistizzazione avanza, con leggi e misure repressive. Il prolungamento e l’ampliamento della guerra in Ucraina favoriscono questo processo.
Un governo di servi dei padroni diventa sempre più aggressivo, mentre i lavoratori sfruttati affondano nei bassi salari, nella precarietà nella povertà di massa, nel disagio abitativo, con condizioni di vita e di salute in costante peggioramento e gran parte dei ceti medi perde ogni speranza di rilancio.
L’attacco sferrato alle condizioni di vita delle masse popolari avviene in una condizione di crescenti antagonismi tra potenze e monopoli finanziari in ambito europeo, in cui il governo Meloni è marginalizzato.
I riformisti proseguono nella falsa opposizione, di facciata, ambigua e ipocrita. La burocrazia sindacale corrotta dall’imperialismo, si pone sempre più esplicitamente in difesa dei capitalisti e del loro Stato. Entrambi negano la fascistizzazione della democrazia borghese, puntano a smobilitare e dividere le masse, mentre capitolano di fronte alle forze della reazione e della guerra.
Ma c’è una opposizione reale, un movimento di massa che si va sviluppando negli scioperi, nelle manifestazioni.
Nonostante l’incessante propaganda demagogica e bellicista milioni di operai, di lavoratori, di giovani, di donne avvertono la questione della reazione, del riarmo, i pericoli di guerra, vivono la contraddizione tra i tagli allo stato sociale e l’incremento delle spesa militari, e si oppongono alle politiche borghesi.
Vi è una crescente resistenza che si va esprimendo anche in ambiti associativi tradizionalmente controllati dai riformisti.
Si inasprisce la critica e la lotta contro i capi dei partiti e dei sindacati di sinistra che sono a favore del riarmo, della NATO e di Israele.
Si verifica un inizio di abbandono di posizioni precedenti, che si evidenzia anche dentro la socialdemocrazia e nei sindacati collaborazionisti.
Su queste basi si va sviluppando un movimento per la pace e il disarmo, contro la politica estera di guerra e la militarizzazione, mentre continuano le lotte di importanti categorie e settori di lavoratori sfruttati.
Siamo all’inizio di un periodo in cui da un lato l’oppressione e la repressione della classe operaia e delle masse si intensificheranno, dall’altro la resistenza operaia e popolare si svilupperà generando conflitti sociali e politici più acuti.
Per affrontare questo periodo sono di grande e attuale rilevanza le politiche di fronte unico proletario e di fronte popolare, che non vanno viste come separate, ma intrecciate nella viva dialettica della lotta di classe.
In particolare, la politica di fronte popolare è una risposta pratica dei comunisti alla politica imperialista che continuare a scaricare la crisi sulle spalle della classe operaia e delle masse lavoratrici, realizzando regimi reazionari e fascisti, stati autoritari e di polizia.
Non abbiamo ancora il partito comunista, ma ciò non deve impedire di seguire una linea di lotta per il fronte popolare (necessaria tanto nelle condizioni di difficoltà e inferiorità, quanto nelle circostanze di superiorità delle forze comuniste). Dobbiamo perciò sviluppare l’analisi concreta, individuare forze politiche e sociali che possono formare una coalizione di questo tipo, quali dovrebbero essere le linee del suo programma, gli obiettivi comuni.
Ciò sapendo che oggi la lotta per le rivendicazioni politiche parziali, per le libertà dei lavoratori, si identifica sempre più con la lotta per l’abbattimento del regime capitalistico. Nel nostro paese non ci sarà una seconda o terza rivoluzione democratica borghese, ma una rivoluzione proletaria, socialista, che si farà carico di portare a termine i compiti democratici che la borghesia ha affondato.
Va perciò formata una larga coalizione di lotta per la difesa e l’ampliamento delle libertà dei lavoratori, per il lavoro, la pace e il disarmo, contro la fascistizzazione e la politica di guerra della NATO e della UE, per l’uscita da ogni alleanza bellicista, a fianco dei popoli aggrediti dall’imperialismo e dal sionismo.
Un fronte di lotta di massa per sconfiggere nelle fabbriche e nelle piazze il governo Meloni e tutta la politica borghese, paralizzare l’influenza del fascismo sulla piccola borghesia e far riacquistare alla classe operaia la fiducia nella propria forza.
Un fronte da costruire fin dalle mobilitazioni in corso, favorendo la collaborazione politica di settori operai e popolari che respingono la fascistizzazione e la politica di guerra, che convergono su alcuni nodi spartiacque quali il rifiuto della NATO e della UE, delle loro politiche di guerra in ogni salsa (difesa comune europea, “coalizione dei volenterosi”, etc.), la condanna delle criminali azioni din guerra sioniste e la solidarietà con la lotta di liberazione del popolo palestinese, che abbiamo un atteggiamento positivo verso il fronte unico proletario e non pongano discriminazioni e veti ai comunisti (marxisti-leninisti).
Su questi nodi dobbiamo batterci per allargare le crepe negli ambiti socialdemocratici e riformisti e favorire spostamenti, denunciando apertamente il maggiore ostacolo alla lotta per il fronte popolare: la politica di collaborazione di classe dei capi dei partiti e dei sindacati social-democratici e liberal-riformisti e cattolici, che ha spalancato le porte all’estrema destra.
È perciò necessario dare impulso in piena indipendenza a un’iniziativa e a un intervento politico più attivo e dinamico, avanzare proposte di lotta in comune, stringere accordi limitati o di più lunga durata, combattendo deviazioni di destra e di estrema sinistra, così come quelle nulliste.
Occorre lavorare per affermare la direzione del proletariato nella lotta contro la reazione e la guerra, senza appoggiare le forze dell’opposizione borghese o accodandosi ad esse, ma prospettando la soluzione rivoluzionaria dei problemi esistenti.
In questo lavoro l’organizzazione comunista non rinuncerà mai al suo carattere e ai suoi obiettivi rivoluzionari, che manterrà per intero e che promuoverà durante e dentro ogni accordo, si sforzerà di fare chiarezza sulle questioni fondamentali, come quella dell’imperialismo, mentre adempierà strettamente alla sua parola e al suo fermo impegno, persistendo nella lotta per il partito quale necessità storica e forza dirigente.
Da Scintilla n. 153 – giugno 2025
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