“L’aborto non è un diritto ma una scelta”?
Vannacci l’ha ripetuto in più occasioni da quando è uscito il programma politico del suo partito.
Partiamo dall’analisi della frase detta dal generale.
L’aborto è una scelta. Questo è vero. Una donna che scopre di essere incinta può scegliere se proseguire la gravidanza o ricorrere alla legge 194.
L’aborto non è un diritto. Falso. Ogni donna ha il diritto fondamentale di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita riproduttiva.
D’altronde, se l’aborto non fosse un diritto riconosciuto non ci sarebbe neanche una legge a tutelarlo e regolamentarlo.
Futuro Nazionale, come tutti i partiti borghesi, reazionari e fascista, fa solo della becera propaganda sulla pelle delle donne.
La cosa non ci stupisce perché il suo programma politico per le donne ricopia quello dei paesi dove governa l’estrema destra, a partire dagli USA di Trump.
Ha riproposto infatti l’obbligo per i medici dei consultori di fare ascoltare il battito del feto alla donna che vuole ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza per accrescere la consapevolezza della vita che porta in grembo, come se le donne non fossero in grado di fare una scelta consapevole da sole.
A ogni cambio di governo viene riproposta questa vergogna che serve solo a esercitare pressioni emotive e far sentire in colpa le donne considerandole alla stregua di assassine.
La legge 194 non obbliga le donne ad abortire ma offre la possibilità di farlo in sicurezza.
Le donne hanno sempre abortito e sempre troveranno il modo di farlo se lo riterranno necessario: le borghesi benestanti nelle cliniche private e le proletarie con le grucce. È questo a cui aspira il generale?
Le donne non hanno bisogno di trovare i pro-life nei consultori che dica loro quanto è bella la maternità e che le giudichi.
Le donne non hanno bisogno di una politica paternalista, bigotta e reazionaria che le veda solo come madri e angeli del focolare
Le donne hanno bisogno di avere un lavoro e un reddito sicuri, che permetta loro una vita dignitosa; hanno bisogno di asilo nido, di un sistema di “welfare” che funzioni e che non faccia ricadere sulle loro spalle tutta la gestione della casa e della famiglia.
L’aborto è un diritto conquistato con anni di lotte nelle piazze, nei posti di lavoro e nei tribunali, grazie soprattutto alle donne proletarie, alle operaie che hanno capito sulla base della loro stessa esperienza l’importanza di avere una legge che tuteli l’interruzione volontaria di gravidanza.
Il generale negazionista in pensione si metta l’anima in pace, le donne non faranno dietrofront e difenderanno con la lotta le proprie libertà e i propri diritti!
Da Scintilla n. 163, ottobre 2026
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