Le ambizioni dell’imperialismo italiano in Africa e il “Piano Mattei”
Dopo le visite in Algeria e Libia, a metà aprile la Meloni è sbarcata in Etiopia per rilanciare il c.d. “Piano Mattei”. Un piano che il governo di estrema destra italiano tiene coperto, in attesa del summit intergovernativo Italia-Africa del prossimo ottobre.
Dietro l’ipocrita umanitarismo del “fare di più per l’Africa” e dello “sviluppo non predatorio” già si vedono gli assi portanti di questo disegno imperialista che è al centro della politica estera del governo Meloni che segue le orme di Draghi:
– Recuperare e ampliare le zone di influenza in Africa e nel “Mediterraneo allargato” per cercare di trovare all’estero la soluzione delle contraddizioni che attanagliano la società italiana.
– Rapinare le preziose materie prime e le risorse energetiche dei paesi africani, per sganciarsi dalle forniture russe e diversificare l’approvvigionamento di petrolio e gas, trasformando l’Italia nello snodo di distribuzione verso la UE, con relative rendite di posizione.
– Sostenere dal punto di vista degli interessi dei monopoli italiani, fatti passare per interessi nazionali, la “stabilizzazione sociale” in paesi africani come Etiopia, Somalia, Libia, Tunisia, Congo, Mozambico; questo sia per evitare processi rivoluzionari, sia per contrastare l’ingresso di rivali imperialisti e capitalisti (Cina, Russia, Arabia Saudita, India, Turchia, Egitto, etc.) in una regione che è sempre di più territorio di caccia dell’imperialismo
– Bloccare nei paesi africani i flussi dei migranti e dei rifugiati, aumentando la repressione in questi paesi, mentre si militarizza il Mediterraneo, si rendono insostenibili l’attività delle navi delle Ong e si elimina la protezione speciale per i richiedenti asilo.
– Vendere grandi quantità di armi ai regimi reazionari al potere.
Alcuni commentatori hanno osservato che la “nipotina” di Mussolini e Graziani ha esaltato le “storiche relazioni” con i paesi africani come l’Etiopia e la Somalia senza spendere una sola parola sulle aggressioni ai popoli e sui crimini commessi dal fascismo in quei paesi: sterminio di civili inermi, villaggi e ospedali bruciati, mattanza dei prigionieri, fucilazione di massa dei religiosi (come a Debrà Libanòs), terrorismo, razzie, uso massivo dei gas tossici, costruzione dei campi di concentramento.
Non c’è da meravigliarsi. Se il fascismo era imperialista e colonialista, la “democratica” borghesia italiana alla testa del monopolio energetico ENI, che è l’asse portante del “Piano Mattei” e degli accordi con i regimi reazionari africani, è imperialista e neocolonialista, ma con la maschera “cooperativa”.
I motivi di fondo che spingono gli imperialisti italiani in Africa sono gli stessi: mettere le mani sul ricco bottino africano e preparare la macchina bellica.
L’attivismo imperialistico della Meloni in Africa non ha però solide basi economico-finanziarie e strategiche.
L’Italia è un paese con un capitalismo monopolistico asfittico e declinante, che fa fatica a tenere il passo dei rivali; ha scarsi capitali da esportare, anche sotto forma di “aiuti” (i capitali li deve prendere a prestito dall’estero, ad es. con il PNRR finanziato con i fondi UE per cercare di rafforzare i suoi monopoli e reggere la concorrenza internazionale).
Anche le condizioni economiche e storiche sono cambiate. L’imperialismo italiano non ha più quel rango che poteva vantare ai tempi di Enrico Mattei (settima potenza mondiale come produzione manifatturiera); non ha un capitalismo di stato sviluppato in settori strategici come la chimica, la siderurgia, l’informatica, etc.; le distanze dai principali concorrenti europei attivi in Africa, come Francia, Regno Unito e Germania, si sono ampliate e non c’è con questi paesi solida collaborazione sulla spartizione del bottino africano; vi sono altre potenze che fanno dell’Africa terra di conquista.
Inoltre, il governo reazionario italiano fa i conti senza l’oste. I corrotti ed instabili regimi africani si bilanciano e mercanteggiano fra diversi concorrenti imperialisti; promettono cento, concedono cinquanta e alzano continuamente la posta; le forniture non vengono rispettate; esigono sempre più donazioni di armi e mezzi bellici – come le motovedette regalate a Libia e Tunisia; domandano tangenti cospicue (Mattei docet) e utilizzano milizie private pagate con concessioni minerarie, per cui gli accordi devono essere continuamente rinegoziati.
Con il reclamistico Piano Mattei la borghesia italiana vorrebbe far valere i propri interessi “nazionali” inserendosi nella lotta fra le grandi potenze per il saccheggio imperialista dell’Africa.
Le ambizioni dell’imperialismo italiano e dell’estrema destra che lo governa inaspriranno i contrasti con altri imperialismi più forti o in ascesa (compresi quelli “alleati”), accentuando le contraddizioni internazionali.
Ma l’opposizione decisiva ai piani della borghesia italiana dovrà provenire da un altro campo: quello della lotta della classe operaia e di tutti i lavoratori, dei popoli dei paesi africani oppressi e sfruttati.
È necessario attirare l’attenzione del proletariato sulle questioni di politica estera e saldare questi problemi con le questioni urgenti della vita politica interna e del movimento operaio.
Chiamiamo alla vigilanza nei confronti della banditesca politica estera portata avanti dall’imperialismo italiano tramite il governo reazionario, sciovinista e guerrafondaio di Meloni.
Rilanciamo l’appello per l’unità di azione di tutte le organizzazioni comuniste e operaie contro i piani antioperai e antipopolari dell’imperialismo italiano, per sviluppare un ampio movimento dei lavoratori sulla base di una comune piattaforma democratica e antimperialista, volto a difendere la pace, ostacolare e sconfiggere le politiche banditesche del governo Meloni, isolarlo e cacciarlo, assestando un duro colpo ai nemici della classe operaia e dei popoli.
La denuncia del demagogismo governativo e il protagonismo operaio rivestono una grande importanza per strappare all’influenza delle forze della reazione borghese i settori popolari colpiti dalla crisi, incapaci di trovare una via d’uscita dal processo di impoverimento che li colpisce.
Il fallimento del “Piano Mattei” sarà un importante fattore di maturazione della crisi politica nel nostro paese.
Via Meloni e tutti gli imperialisti dal potere, lottiamo per una politica di benessere, di pace e di libertà per i lavoratori e i popoli!
Da Scintilla n. 134, maggio 2023
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