Le donne della Rivoluzione d’Ottobre
Nel 1917, alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre, i bolscevichi contavano circa 2.500 donne iscritte, di cui per il 36,8% operaie o contadine. È un dato notevole, la cui ragione si deve ricercare principalmente nel fatto che per i bolscevichi l’uguaglianza delle donne e degli uomini non era meramente formale. Per il bolscevismo rivoluzione proletaria e liberazione delle donne erano integralmente connesse.
La storia della Rivoluzione è piena di esempi di dedizione, entusiasmo e coraggio dimostrati dalle operaie e contadine russe in quei 10 giorni che sconvolsero il mondo, che dettero la vita per difendere il socialismo e le conquiste sociali e civili ottenute dalla controrivoluzione, ma che spesso la narrazione odierna dimentica.
Per rendere loro omaggio ed esprimere la nostra gratitudine parleremo brevemente di alcune di loro.
Nadja Krupskaja non fu solo la moglie di Lenin e una ardente rivoluzionaria, fu soprattutto una grande pedagogista. Negli anni dell’esilio in giro per l’Europa coordinò le varie organizzazioni bolsceviche e fu redattrice del giornale Iskra. Vicina alle idee di Makarenko, espresse le sue teorie in numerosi scritti. La “scuola del lavoro” da lei teorizzata doveva, attraverso il “fare insieme” sviluppare la solidarietà e la collaborazione il cui fine era quello di creare “l’uomo nuovo” sovietico.
Elena Stassova aveva soprattutto ruoli su aspetti tecnici come trovare il luogo dove tenere le riunioni clandestine e nella distribuzione della stampa che arrivava in Russia clandestinamente, attività che continuò anche quando fu imprigionata. Dopo la Rivoluzione diventa segretaria del Comitato centrale del partito e nel 1921 presidente del Soccorso Rosso internazionale, un’organizzazione di solidarietà per i combattenti rivoluzionari che grazie al suo instancabile lavoro essa si estese in tutto il mondo.
Inessa Armand negli anni precedenti la Rivoluzione diventò segretaria del Comitato di coordinamento dei bolscevichi in Europa occidentale. Nel 1912 viene arrestata in Russia mentre organizzava la campagna elettorale per l’elezione della Duma. Fu una della fondatrici del giornale Rabotnitsa, l’operaia. Si schierò contro la guerra e nel 1915 organizzò la Conferenza internazionale pacifista delle donne socialiste. Morì nel 1920 e fu sepolta sotto le mura del Cremlino, accanto a John Reed.
Anche una donna italiana partecipò alla rivoluzione socialista: Beatrice Vitoldi. Si era trasferita a Riga coi genitori da bambina. Fu segretaria del Proletkult, l’Organizzazione Culturale-educativa Proletaria. La ricordiamo per il ruolo della madre che recita nella celebre scena della scalinata di Odessa nella Corazzata Potëmkin di Ėjzenštejn. Nel 1931 lavorò all’ambasciata sovietica in Italia.
Molti altri nomi potrebbero essere fatti, ma le ricordiamo tutte con le parole a loro dedicate da Aleksandra Kollontaj:
“È impossibile elencarle tutte, quante rimangono senza nome? Le eroine della Rivoluzione d’Ottobre erano un intero esercito e anche se i loro nomi possono essere dimenticati, il loro altruismo vive nella vittoria stessa di quella rivoluzione e in tutte le conquiste e i risultati di cui godono ora le donne lavoratrici nell’Unione Sovietica. È un fatto chiaro e indiscutibile che, senza la partecipazione delle donne, la Rivoluzione d’ottobre non avrebbe potuto portare la Bandiera Rossa alla vittoria. Gloria alle lavoratrici che hanno marciato sotto la Bandiera Rossa durante la Rivoluzione d’Ottobre. Gloria alla Rivoluzione d’Ottobre che ha liberato le donne!”.
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