Le tattiche di Fronte Unico e di Fronte popolare
Le tattiche di Fronte unico e di Fronte Popolare nella strategia politica del movimento comunista e il programma di un governo frontista nell’Italia odierna
- Le origini della tattica di Fronte unico.
Dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia e dopo la fondazione della III Internazionale comunista nel 1919, la tattica di Fronte unico del proletariato venne impostata per la prima volta dall’Internazionale nel 1921, sotto l’impulso di Lenin, in una situazione che vedeva, da un lato, la nascita e il primo sviluppo – in Europa – di un certo numero di partiti comunisti, e dall’altro il perdurante influsso dei principali partiti socialdemocratici su larga parte della classe operaia.
Prendendo atto realisticamente di una situazione oggettiva in cui il movimento rivoluzionario non era riuscito a travolgere il capitalismo né a livello mondiale né europeo, i comunisti compresero la necessità di sviluppare un’azione politica che cercasse di conquistare alle posizioni rivoluzionarie strati crescenti della classe operaia e delle masse lavoratrici che si trovavano ancora su posizioni arretrate. E di conquistarle non soltanto con la propaganda e l’agitazione rivoluzionaria, ma anche sul terreno della partecipazione alla lotta delle masse operaie e popolari, formulando proposte pratiche di lotta e con l’incitamento a lottare per le rivendicazioni più sentite dalle masse lavoratrici, attraverso la guida di queste lotte secondo una direttiva comunista e l’esperienza che le masse stesse avrebbero maturato.
La strategia dell’Internazionale Comunista per la rottura rivoluzionaria degli anelli deboli della catena imperialistica mondiale, per la conquista del potere attraverso la lotta rivoluzionaria, per l’abbattimento dello Stato borghese e l’instaurazione della dittatura del proletariato, rimaneva immutata, ma si articolava in una tattica adeguata ad una situazione storica caratterizzata dal rallentamento della rivoluzione e da un feroce attacco borghese, secondo un principio chiaramente espresso da Stalin («La tattica è una parte della strategia, le è subordinata e la serve», «Principi del leninismo»).
La tattica di Fronte unico – già sperimentata dai bolscevichi in Russia prima della rivoluzione del 1917 – trovò la sua prima espressione in Europa nella Lettera aperta rivolta nel gennaio 1921 dal Partito Comunista di Germania (KPD) agli altri partiti operai (SPD, USPD e KAPD) e ai sindacati, lettera che faceva appello ad azioni comuni per le immediate rivendicazioni economiche e salariali degli operai, per il disarmo e lo scioglimento delle formazioni militari borghesi e la costituzione di organizzazioni proletarie di difesa. L’appello, respinto dalle dirigenze dei tre partiti, fu allora rivolto dai comunisti alle organizzazioni di base di quegli stessi partiti, con l’invito a discutere insieme alcune azioni comuni.
Nel III Congresso del Komintern Lenin si batté risolutamente in favore della parola d’ordine del fronte unico di tutti gli operai contenuta nella Lettera aperta, e al termine del congresso le Tesi sulla tattica – in cui si sosteneva la necessità della direzione della maggioranza della classe operaia – furono approvate all’unanimità.
«I partiti comunisti» – dicevano le Tesi – «debbono avanzare rivendicazioni il cui soddisfacimento costituisce un bisogno immediato e improrogabile per la classe operaia; debbono propugnare tali rivendicazioni nella lotta delle masse indipendentemente dalla loro conciliabilità o meno con l’economia di profitto della classe capitalistica». Il nesso dialettico fra la tattica e la strategia dei comunisti veniva indicato con estrema chiarezza dalle Tesi: «Nella misura in cui questa lotta contrapporrà le necessità di vita delle masse alle necessità di vita della società capitalistica, la classe operaia acquisterà la consapevolezza che perché essa possa vivere il capitalismo deve perire; questa consapevolezza costituirà il fondamento della volontà di combattere per la dittatura».
Le Tesi raccomandavano inoltre ai partiti comunisti di rivolgere la più grande attenzione anche ad ampi strati di piccoli e medi impiegati e di intellettuali, e in generale alla piccola borghesia urbana e rurale, per cercare di schierarli a fianco del fronte unico proletario facendo leva anche sul loro crescente impoverimento dovuto agli effetti della crisi economica capitalistica.
Infine, i comunisti dovevano compiere ogni sforzo affinché lo sviluppo delle lotte rivendicative di massa potesse tradursi in risultati di carattere organizzativo, cioè nella formazione di organismi di unità proletaria nelle fabbriche e fuori (comitati di sciopero, comitati d’azione, consigli di fabbrica, ecc.), che costituiscono l’impalcatura del movimento operaio stesso…..
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