Lenin e l’internazionalismo proletario
Storicamente l’internazionalismo proletario ha il suo punto di partenza con la pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” (“Gli operai non hanno patria…Proletari di tutti i paesi, unitevi!”) e la successiva fondazione, da parte di Marx e Engels, della I Internazionale (1864-1872). Essa gettò le basi della grande opera della rivoluzione proletaria, della sostituzione del sistema capitalista con un sistema comunista mondiale. Ebbe come figlia la Comune di Parigi.
La II Internazionale (1889-1914), sviluppò in estensione l’organizzazione internazionale degli operai, abbassandone però il livello rivoluzionario e scadendo nell’opportunismo. Il suo internazionalismo fatto di parole fu abbandonato nella pratica e sostituito dalla collaborazione della classe operaia con la borghesia di ogni paese.
La prima guerra imperialista mondiale fornì la prova dell’abiura dell’internazionalismo proletario e del tradimento degli operai da parte degli opportunisti che appoggiarono i governi imperialisti. Si determinò così il vergognoso fallimento della II Internazionale e la rottura completa dei comunisti col socialsciovinismo.
La lotta per la Terza Internazionale
Nelle conferenze di Zimmerwald e Kienthal, Lenin e i bolscevichi posero le basi della rinascita dell’associazione internazionale del proletariato rivoluzionario, libera dalle influenze imperialiste, opportuniste e socialscioviniste.
Nel suo opuscolo “I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione”, pubblicato nell’aprile 1917 al suo ritorno in Russia dopo la Rivoluzione di febbraio di quell’anno, Lenin distinse tre tendenze nel movimento internazionale: i social-sciovinisti, apertamente allineati con gli imperialisti dei loro paesi; i centristi, che cercavano di conciliarsi con loro; i veri internazionalisti, contrari alla guerra imperialista.
Lenin proclamò l’urgente necessità per questi ultimi di fondare una nuova Internazionale Comunista, che si sarebbe completamente separata dall’opportunismo e avrebbe unito la classe lavoratrice basandosi sui principi rivoluzionari del marxismo.
Il lavoro di Lenin per lo sviluppo dell’Internazionale comunista
L’Internazionale comunista, (IC, 1919-1943), nata dopo la Rivoluzione Socialista d’Ottobre, dichiarò guerra all’opportunismo, al socialsciovinismo borghese e piccolo-borghese, cominciando a tradurre in pratica la parola d’ordine della dittatura del proletariato, nella quale si riassume lo sviluppo del socialismo e del movimento operaio.
Il Primo Congresso dell’IC si tenne nella primavera del 1919. Subito dopo, nel suo articolo “La Terza Internazionale e il suo posto nella storia”, Lenin evidenziò che mentre la Prima Internazionale aveva posto le basi della lotta internazionale della classe lavoratrice per il socialismo, e la Seconda Internazionale aveva ampliato il movimento in diversi paesi, la Terza Internazionale stava ripulendo il movimento dall’opportunismo e aveva iniziato a realizzare la dittatura del proletariato, aprendo una nuova epoca nella storia mondiale.
In tutti i contributi di Lenin all’IC si trova il tema della lotta contro l’opportunismo e anche contro l’estremismo piccolo-borghese che isola i comunisti dalla massa dei lavoratori.
Nell’opuscolo “I compiti della Terza Internazionale” (luglio 1919), Lenin sottolineò la necessità di:
- Spiegare sistematicamente la differenza tra riforma e rivoluzione, pur non rifiutando le riforme né il lavoro nei parlamenti borghesi.
- Combinare il lavoro legale e illegale.
- Lavorare per l’espulsione degli opportunisti dal movimento operaio.
- Sostenere la lotta rivoluzionaria per la liberazione coloniale.
- Smascherare coloro che usano frasi rivoluzionarie come copertura per azioni reazionarie.
Al secondo congresso della IC, nell’estate del 1920, Lenin presentò le “Tesi sui compiti fondamentali del II Congresso dell’Internazionale comunista”. In esse si affermava che la vittoria del socialismo richiede:
- il rovesciamento e la soppressione delle classi sfruttatrici, soprattutto la borghesia;
- la conquista delle masse lavoratrici dietro la guida dei Partiti comunisti, che devono diventare indissolubilmente legati all’intera vita della classe operaia;
- la neutralizzazione delle classi sociali vacillanti;
- la preparazione e la realizzazione della dittatura del proletariato.
Le Tesi si soffermano su ciò che i comunisti devono fare per realizzare queste condizioni e sottolineano che l’opportunismo è il nemico principale all’interno del movimento operaio.
In un rapporto tenuto al II Congresso su “La situazione internazionale e i compiti fondamentali della Internazionale comunista”. Lenin analizzò in modo esauriente la situazione economica e politica del dopoguerra.
Al II Congresso Lenin redasse il progetto di “Tesi sulle condizioni di ammissione all’Internazionale Comunista”. E nel suo discorso su questo argomento trattò in particolare la differenza tra la dittatura del proletariato e la concezione riformista della conquista del potere.
Lenin redasse anche le “Tesi sulla questione agraria”, che trattano i compiti della costruzione dell’alleanza con i contadini sotto la direzione del proletariato, e il “Rapporto della commissione sulla questione nazionale e coloniale”.
In un discorso “Sulla funzione del Partito comunista”, Lenin rispose ai delegati britannici Tanner e McLaine, dimostrando che la minoranza rivoluzionaria consapevole della classe operaia deve formare un partito per guidare le masse, e affrontando anche il problema dell’affiliazione del Partito Comunista Britannico al Partito Laburista.
In un articolo scritto nello stesso periodo sui “Falsi discorsi sulla libertà” spiegò la necessità di una rottura aperta con l’opportunismo.
In un discorso in difesa della tattica dell’IC, tenuto al III Congresso nell’estate del 1921, Lenin sottolineò che il partito deve conquistare la direzione delle masse, cioè della maggioranza della classe operaia. Se non si riesce a convincere questa maggioranza a seguire la guida del partito, la vittoria del socialismo è impossibile.
Lo stesso tema ricorre in una “Lettera ai comunisti tedeschi”.
Lenin inviò al IV Congresso dell’IC un messaggio in cui dichiarava che il più grande orgoglio della Russia dei Soviet consisteva nell’aiutare gli operai di tutto il mondo nella lotta per abbattere il capitalismo.
Gli sviluppi leninisti dell’internazionalismo proletario
Lenin ha apportato profonde innovazioni al contenuto e alla prassi dell’internazionalismo proletario, in base ad alcune esigenze fondamentali:
a) lottare senza tregua contro i governi borghesi e lo sciovinismo da “grande potenza”, tipico degli opportunisti delle nazioni dominanti, e il particolarismo “nazionale” tipico dei “socialisti” delle nazioni oppresse;
b) avvicinare, unire il proletariato dei paesi imperialisti al proletariato e alle masse oppresse dei paesi dipendenti e coloniali, allo scopo di abbattere il comune nemico, l’imperialismo;
c) subordinare gli interessi della lotta proletaria in un paese agli interessi di questa lotta nel mondo intero, poiché “l’interesse della rivoluzione operaia internazionale sta al di sopra dell’integrità territoriale, della sicurezza, della tranquillità di questo o quello, e più esattamente del proprio Stato nazionale” (La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, Pravda n. 219, 11.10.1918, in Opere complete, vol. 28).
d) concepire la rivoluzione vittoriosa e la costruzione del socialismo in un solo paese (o in alcuni paesi), come un mezzo “per sviluppare, appoggiare, svegliare, la rivoluzione in tutti i paesi” (La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, opuscolo dell’ottobre-novembre 1918, in Opere Complete, vol. 28), ciò anche a costo di grandi sacrifici nazionali pur di rovesciare il capitalismo internazionale.
Su queste basi, Lenin ha chiarito l’essenza dell’internazionalismo proletario nell’epoca dell’imperialismo e ha elaborato una sua formulazione matura, caratterizzata da una concezione del processo rivoluzionario mondiale che vede la partecipazione e l’attiva collaborazione delle grandi masse sfruttate e oppresse di tutti i paesi. Merito storico di Stalin è stato quello di aver difeso e attuato questo principio nelle condizioni storiche successive alla morte di Lenin, infliggendo duri colpi all’imperialismo mondiale.
Marxisti-leninisti, perciò internazionalisti
Alla luce di quanto sopra, è evidente che l’internazionalismo proletario non è un aspetto secondario o un “optional” della teoria e della tattica della rivoluzione socialista e della dittatura del proletariato, non è un semplice slogan della politica rivoluzionaria.
I marxisti-leninisti considerano l’internazionalismo proletario un principio fondamentale, una potente arma ideologica e politica, una pratica vivente che riflette le condizioni di esistenza, i comuni interessi e gli scopi del proletariato dei vari paesi, esprimendone, al di sopra delle differenze e delle specifiche caratteristiche nazionali, la sua funzione storico-universale.
Il comunismo nasce e si sviluppa come forza internazionale, riflettendo la natura e il carattere del proletariato. Il movimento reale del proletariato rivoluzionario è per sua natura internazionalista poiché è l’espressione di una classe che abolisce un modo di produzione, quello capitalistico, che è a sua volta una forza internazionale. Di conseguenza, la lotta contro questo barbaro sistema non può essere circoscritta a un solo o ad alcuni paesi, ma è una lotta internazionale.
Sotto questo punto di vista, la lotta della classe operaia di un dato paese contro la propria borghesia non è che un aspetto dello scontro internazionale tra borghesia e proletariato, e la conquista del potere in un paese da parte della classe operaia non è che un momento dello sviluppo della rivoluzione proletaria mondiale.
L’internazionalismo proletario è una delle più importanti armi della rivoluzione sociale e una condizione indispensabile della lotta per la completa e definitiva vittoria del proletariato sul capitalismo e la borghesia, che non può fare astrazione dalla situazione internazionale.
Siamo internazionalisti perché siamo comunisti (marxisti-leninisti). Non possiamo essere comunisti (marxisti-leninisti) senza essere organicamente e coerentemente internazionalisti.
Il tradimento revisionista e la lotta dei marxisti-leninisti
I revisionisti e i socialdemocratici hanno sempre cercato di attaccare, deformare, annacquare la concezione e la pratica dell’internazionalismo proletario.
Abbiamo accennato alla vergognosa abiura compiuta dagli opportunisti della II Internazionale. Nella seconda metà del ‘900, abbiamo visto altri tradimenti e disconoscimenti della causa dell’internazionalismo proletario.
Ricordiamo le posizioni dalla cricca titoista che sostituì l’internazionalismo proletario con il cosmopolitismo e il nazionalismo; la degenerazione revisionista kruscioviana-brezneviana che pose “la coesistenza pacifica” al posto dell’internazionalismo proletario come principio fondamentale della politica estera dei paesi socialisti e dei Partiti comunisti; la politica revisionista dell’abbandono dell’appoggio ai movimenti rivoluzionari e di liberazione dei popoli oppressi; le elemosine e le minacce al posto dell’aiuto fraterno e internazionalista; le mene sciovinistiche di grande potenza dei rinnegati sovietici e cinesi; la rinuncia dell’educazione dei comunisti e delle masse lavoratrici nello spirito dell’internazionalismo proletario e della solidarietà tra i popoli.
Il tradimento revisionista dell’internazionalismo proletario oggi si manifesta particolarmente con le tesi del multipolarismo diffuse particolarmente dagli imperialisti cinesi e russi.
Queste tesi costituiscono l’ulteriore sviluppo della “coesistenza pacifica” e della teoria dell’ “equilibrio” fra potenze imperialiste. Esse hanno completamente negato e sostituito i principi dell’internazionalismo proletario comprendendo la coesistenza fra sfruttati e sfruttatori, fra oppressi e oppressori, l’abbandono delle lotte rivoluzionarie, i rapporti con regimi fascisti e reazionari, l’incoraggiamento al libero mercato mondiale.
Alla base del multipolarismo c’è la sostituzione della lotta di classe con gli interessi degli stati imperialisti che lottano per sostituirsi alle potenze occidentali, la conciliazione del proletariato con la borghesia sfruttatrice, il tentativo di ingannare i popoli con formule accattivanti che nascondono gli interessi e le strategie dei loro oppressori e saccheggiatori.
Di conseguenza, il multipolarismo è completamente opposto alla concezione marxista-leninista del mondo e della società, all’internazionalismo proletario. Va dunque smascherato e combattuto apertamente come arma dell’imperialismo.
I revisionisti e i socialdemocratici, così come tutti gli opportunisti, si sono sempre dati da fare per togliere dalle mani del proletariato l’internazionalismo e sostituirlo con posizioni nazionaliste, borghesi e piccolo borghesi.
Le vicende del movimento comunista internazionale dimostrano che la pressione e l’influenza nefasta dell’imperialismo e dei suoi agenti opportunisti non si sono manifestate solo all’esterno, ma anche all’interno dei partiti comunisti.
Questa attitudine rovinosa si è espressa con manovre e posizioni ideo-politiche esplicite, di volgare rifiuto dell’internazionalismo proletario e di passaggio al nazionalismo controrivoluzionario, di resa all’imperialismo e alla reazione.
Conclusioni
I comunisti (marxisti-leninisti) devono difendere l’internazionalismo proletario, realizzando in ogni fase un’analisi per scoprire come, con lo sviluppo delle contraddizioni fondamentali della nostra epoca, appaiono e si riproducono germi e correnti dannosi nel seno stesso del proletariato rivoluzionario.
Grazie all’esperienza teorico-pratica accumulata dal proletariato nel corso della lotta per il potere e nei paesi socialisti, allo studio delle contraddizioni che muovono le forze nel mondo e alla prospettiva di classe che seguiamo, siamo in grado di comprendere come, dove e con quali forme si manifesta l’attività ideologica imperialista e revisionista, di smascherare e combattere decisamente le posizioni che negano l’internazionalismo proletario nella teoria e nella pratica.
Nelle attuali condizioni di ripresa della lotta di classe in numerosi paesi, è assolutamente indispensabile che i comunisti innalzino dovunque la bandiera dell’internazionalismo proletario, lavorando per l’unità del movimento comunista e operaio internazionale, elevando il suo livello, battendosi risolutamente contro le deviazioni revisioniste e le tesi imperialiste, così come contro una concezione puramente formale dell’internazionalismo.
La fedeltà ai principi dell’internazionalismo proletario, la sua applicazione coerente in tutti i partiti e le organizzazioni del movimento operaio e comunista, il consolidamento dell’unità, della solidarietà e della collaborazione delle forze marxiste-leniniste, sono più che mai necessari e costituiscono un compito fondamentale per la preparazione della rivoluzione e la vittoria del socialismo su scala mondiale.
Da Scintilla n. 141, gennaio 2024
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