L’escalation della guerra e i nostri compiti

La situazione internazionale vede l’aggravamento e l’estensione dei principali focolai di guerra, come quelli che bruciano nell’Est europeo (Ucraina, Russia) e nel Medio Oriente. Essi sono una chiara espressione dell’aggravarsi delle contraddizioni tra i paesi imperialisti e capitalisti. In particolare tra il blocco USA-Nato e i suoi alleati da un lato, e Russia e Cina che vanno consolidando i loro rapporti, dall’altro lato.

Non sono gli unici conflitti armati che si verificano nel mondo. Ce ne sono attualmente circa cinquanta, che hanno le caratteristiche di guerre localizzate. In tutti questi conflitti sono in gioco gli interessi dei monopoli  e degli stati imperialisti che sono in lotta fra loro per una nuova spartizione del mondo.

La spartizione o ridelimitazione delle aree di controllo e di influenza, dei mercati, delle rotte commerciali ed energetiche, etc., è causata dal mutare dei rapporti di forza reciproci fra le potenze imperialiste e capitaliste e avviene mediante guerre di rapina e di estensione, reazionarie e ingiuste.

La guerra in Ucraina e in Russia

Dopo il vertice NATO dello scorso luglio, un vero e proprio summit di aggravamento della tensione, del riarmo e dei preparativi di guerra per una nuova spartizione del mondo fra briganti imperialisti, è iniziata una nuova fase della guerra in Ucraina.

Si è infatti trattato non solo dell’aumento delle spese militari dei paesi NATO, ma di schieramento missili a lungo raggio in Ucraina, di fornitura di equipaggiamento, munizioni, aerei F-16 per colpire il rivale imperialista russo, di istruzioni di combattimento, di coinvolgimento dei “contractors”, etc.

Siamo di fronte all’intensificazione e allargamento della guerra, con armi NATO impiegate direttamente sul territorio russo (il che implica ritorsioni militari a più alto livello), con i bombardamenti su larga scala delle città e gli attacchi agli impianti nucleari come quello di Kursk, con l’ammassamento delle truppe al confine fra Bielorussia e Ucraina.

Zelensky, che ha appena il 23% di consenso in Ucraina ed è in piena crisi politica, ha lanciato settimane fa l’operazione nella regione di Kursk, non tanto per aumentare la pressione sulla Russia e cercare di pesare sui negoziati, quanto per esacerbare il conflitto e attrarre ancor più nel vortice della guerra i paesi che lo sostengono.

Dietro lo slogan “nessuna ritirata, nessun compromesso” gli USA e il loro vassallo ucraino dimostrano di non avere alcuna intenzione di porre fine alla guerra attraverso i negoziati, ma versano sistematicamente benzina sul fuoco.

Da parte sua la Russia imperialista ha iniziato ad adottare una serie di misure per affrontare l’escalation del conflitto, come ad es. la formazione di tre nuovi gruppi dell’esercito.  Anche la Cina riarma rapidamente. Ciò indica che i futuri scontri sul campo di battaglia diventeranno più intensi e complessi, mentre gli equilibri e i patti sul controllo delle armi nucleari stanno franando.

Il genocidio in Palestina e la guerra in Medio Oriente

In Palestina il genocidio continua con la distruzione e l’occupazione di Gaza (40 mila morti e 90 mila feriti, la popolazione palestinese vive ormai nell’11% della Striscia), con gli assassini “mirati” che provocano centinaia di vittime “collaterali”, con i massacri nei campi profughi, gli abusi e le torture nelle carceri israeliane. Spinta dalla destra religiosa sionista, Israele estende  le operazioni militari in Cisgiordania con l’obiettivo di ampliare le zone di occupazione, coltiva il progetto di annessione del Libano meridionale, realizza attacchi in Iran, bombardamenti in Libano, nel Golan siriano, nello Yemen. Questo avviene con la copertura dell’imperialismo USA che ha schierato due portaerei nel golfo di Oman e numerose altre unità navali nelle acque della regione, gruppi di assalto, e ha almeno19 basi militari nell’area per controllare le risorse petrolifere e le rotte.

La guerra si sta allargando in Medio Oriente, il processo dipenderà dalle mosse dei diversi attori locali e globali.

In questo scenario l’esercito sionista comincia però ad essere in difficoltà: è la guerra più lunga mai combattuta da Israele, le perdite continuano, la Resistenza palestinese è indebolita ma non eliminata, non cede sugli ostaggi, riconcilia le sue forze.

La guerra non ha portato a risultati definitivi e decisivi per i sionisti, mentre vi sono forti dissidi politici interni. Il peso imposto sui riservisti è insostenibile a livello economico e sociale (la tregua di un mese e mezzo serve per dare respiro alle truppe e riorganizzare le forze).

La radicalizzazione a destra, fascista, nella società israeliana, mette in luce la confusione e la disperazione esistenti. I sionisti non hanno soluzioni politiche, ma solo militari che avvicinano lo scontro diretto con l’Iran. Di qui il rischio reale di una guerra regionale che coinvolgerebbe le grandi potenze. C’è una tendenza delle forze dell’imperialismo, reazionaria e violenta, per attrarre in un conflitto più esteso paesi come la Russia e la Cina. Lo scopo è indebolirli economicamente e politicamente.

Gli interessi strategici sottostanti questa guerra non lasciano vedere una rapida soluzione, ma gravi pericoli per i popoli della regione e del mondo intero. Manifestiamo il 5 ottobre a Roma a fianco del popolo palestinese!

In Italia…

L’attuale governo di estrema destra, che fa dello sciovinismo una delle sue bandiere preferite, è in realtà un docile strumento nella mani dell’imperialismo USA, che interviene direttamente nella vita politica ed economica italiana.

Ricordiamo che dal dopoguerra in poi il neofascismo, sia quello in doppiopetto del MSI da cui proviene Meloni, sia quello stragista, è sempre stato al servizio degli USA e della NATO.

Ormai non tratta più di invio di armi e fondi al regime fascista di Zelensky, non si tratta più della sfacciata complicità con il boia Netanyahu, acclamato al suo arrivo a Roma. Di mese in mese, di giorno in giorno, pesa sul nostro paese il pericolo concreto di essere trascinato e travolto in una guerra sterminatrice, per gli interessi di monopoli del complesso militar-industriale che più a lungo dura la guerra e più profitti miliardari realizzano.

L’appartenenza alla NATO, organizzazione di guerra e di terrore diretta dalla potenza imperialista più aggressiva e bellicista del pianeta che fa sempre di più del nostro paese la retrovia delle guerre per la nuova spartizione del mondo, costituisce in sé una grave minaccia alla pace, ai diritti e alle libertà dei lavoratori, all’indipendenza e alla sovranità del nostro paese. La NATO ostacola qualsiasi sviluppo rivoluzionario, impedisce qualsiasi politica di fraterna collaborazione con gli altri popoli.

In questa situazione di aggravamento della tensione internazionale e di preparazione militare da parte dei gruppi imperialisti, di accentuata repressione per colpire i militanti proletari che si battono contro la guerra e difendono il diritto al lavoro e a un salario dignitoso, è della massima importanza non solo smascherare denunciare la politica di guerra seguita dalla borghesia italiana e dal suo governo, ma anche e soprattutto mobilitarsi concretamente e unitariamente per ostacolare con tutti i mezzi i fautori di guerra.

La stragrande maggioranza del popolo del nostro paese è contrario alla guerra, alla politica colonialista e genocida, alla NATO. Nonostante le menzogne, i diversivi e gli sforzi del governo per nascondere la verità, da più parti si sollevano preoccupazioni e proteste indignate.

Promuovere un ampio fronte per la pace è oggi un compito fondamentale da assolvere. Solo un grande movimento degli operai, delle masse lavoratrici, dei giovani e delle donne del popolo può ricacciare lontano il pericolo di un nuovo massacro, sconfiggendo il governo e i provocatori di guerra.

In particolare oggi è necessario continuare a sostenere il movimento di lotta per il cessate il fuoco in Palestina, per porre fine al massacro in Ucraina, per impedire che il peso della guerra gravi sulle spalle dei lavoratori, contro la crescente repressione e militarizzazione della società, per il ritiro immediato delle truppe italiane all’estero, fra cui quelle inviate in Libano!

Sviluppiamo una vera e propria lotta per la pace che va portata avanti in stretto legame con gli scioperi e le manifestazioni per le esigenze immediate dei lavoratori, contro le misure reazionarie e fasciste che il governo vuole approvare (es. Ddl 1660).

Sosteniamo l’azione di lotta dei portuali che boicottano le navi di guerra coinvolte nel rifornimento di armi e carburante allo stato sionista israeliano. In ogni protesta operaia e sociale lanciamo le parole d’ordine: Fuori l’Italia dalla NATO, vie le basi di guerra USA e NATO dal nostro paese, coscienti che solo la rivoluzione socialista porterà la pace.

Da Scintilla n. 147, settembre 2024

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