L’europeizzazione della deterrenza nucleare francese: un pericolo!
Pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso su “La Forge” n. 681, organo centrale del PCOF. Alcune parole di prefazione sono necessarie.
Gli Stati europei, particolarmente la Germania e la Francia, sono disposti a fare tutto ciò che è in loro potere per perseguire una politica imperialista di potenza nell’interesse delle loro classi dominanti. Esempi ne sono gli ostacoli ai colloqui di pace nella guerra in Ucraina, le numerose guerre imperialiste minori nel continente africano, il sostegno alle guerre in Palestina e in Iran.
Il riarmo europeo è andato di pari passo con l’espansione della UE e della NATO a spese della Russia, sfruttando senza scrupoli l’indebolimento di quest’ultima.
La guerra ucraina è stata anche l’espressione della reazione della Russia imperialista dinanzi a questa ridistribuzione delle zone d’influenza in Europa, al fine di bloccarla e di allargare nuovamente la propria zona d’influenza.
Dinanzi a questa minaccia, la UE non può più contare sul pieno sostegno degli USA. La Germania e altri Stati della UE devono pertanto assumere un ruolo più indipendente nella lotta per una nuova spartizione del mondo.
Si alimenta presso l’opinione pubblica il sentimento di una minaccia militare diretta, come strumento di guerra psicologica per generare ansia e legittimare il riarmo.
La socialdemocrazia appoggia questo corso parlando di una “difesa comune europea”.
Alla formulazione, da parte della Francia, della nuova dottrina sulla deterrenza avanzata non rimane indifferente la Germania.
Per dotarsi di armi nucleari proprie, la Germania dovrebbe violare trattati vincolanti secondo il diritto internazionale. Attraverso l’armamento nucleare europeo tuttavia avrebbe la possibilità di accedervi. L’Unione europea è lo strumento per aggirare i trattati e cercare di bilanciare i diversi interessi delle forze imperialiste.
Esiste già un “gruppo direttivo nucleare di alto livello, di cui fa parte anche la Germania” come hanno annunciato in una dichiarazione congiunta Macron e Merz, spiegando che il gruppo si concentrerà in particolare sull’integrazione delle “capacità convenzionali, di difesa missilistica e nucleari francesi”.
Allo stesso tempo, si cerca, con mezzi economici, di creare grandi monopoli europei nel settore degli armamenti. A tal fine si richiede che diversi gruppi industriali originari dei vari paesi della UE stringano forme di collaborazione per poter ottenere un finanziamento. Ciò favorirebbe la concentrazione e il raggiungimento di uno stadio di monopolizzazione superiore.
Ma l’ineguaglianza di sviluppo rimane una forza determinante nell’imperialismo, Si producono modificazioni irregolari del potenziale di guerra degli Stati. Su questa base i contrasti tra i singoli monopoli e tra le potenze imperialiste più forti della UE non potranno che acuirsi. Ciò farà aumentare il rischio di guerra.
La lotta di massa per la difesa della pace, denunciando la natura imperialista, reazionaria e ingiusta delle guerre in corso, la creazione di un ampio fronte unito antifascista e antimperialista a livello nazionale e internazionale, sono oggi gli strumenti efficaci che devono essere utilizzati dalla classe operaia e dai popoli oppressi per indebolire e isolare la borghesia, facendo maturare le condizioni politiche della rottura rivoluzionaria.
La messa in scena era stata pensata per trasmettere un’impressione di potenza: Macron su un podio, a dominare l’enorme sottomarino nucleare, vettore di missili nucleari, in un immenso hangar della base navale dell’Ile-Longue.
A gennaio, nel suo discorso di auguri alle forze armate, aveva detto: «Per rimanere liberi, bisogna essere temuti. Per essere temuti, bisogna essere potenti».
Nella mentalità dei leader politici e militari dell’imperialismo francese, la deterrenza nucleare è sempre stata la chiave di volta del potere, destinata a incutere timore ad ogni potenziale Stato nemico.
La deterrenza nucleare “ampliata”, annunciata in pompa magna, prevede un’offerta di partecipazione degli Stati europei «alle esercitazioni della deterrenza francese» e la possibilità di schierare aerei francesi equipaggiati con missili nucleari nelle basi degli Stati interessati (1).
Questa partecipazione alle manovre e questo dispiegamento temporaneo di testate e dei loro vettori, che amplia la «portata» della deterrenza nucleare francese, interessano già 8 Stati (2).
Ma non si tratta di installare in modo permanente testate nucleari e relativi vettori nelle loro basi, come fanno le forze statunitensi in Germania, Italia, Belgio e Paesi Bassi (3).
Non si tratta di sostituire l’«ombrello nucleare» degli Stati Uniti e della NATO con un ombrello europeo, basato su una forza nucleare francese europeizzata: l’uno e l’altro rimarrebbero complementari.
L’offerta di partecipazione di Macron presenta un altro risvolto: riguarda il rafforzamento della cooperazione europea delle forze convenzionali nei settori cosiddetti «al di sotto della soglia nucleare». Ciò comprende tutti i sistemi di sorveglianza aerei e spaziali (radar e satelliti), i sistemi di difesa antimissile e anti-drone e le capacità di attacco in profondità (i missili hanno una gittata molto lunga), che vengono mobilitati prima del ricorso all’arma nucleare.
Infatti, la dottrina francese sul ricorso all’arma nucleare ha una funzione deterrente; viene attivata solo in caso di una minaccia vitale accertata, come il lancio di un missile nucleare ad alta potenza diretto contro i suoi «interessi vitali».
Questa dottrina è diversa da quella degli Stati Uniti e quindi della NATO, che prevede una «risposta graduale» (non è questione di tutto o niente, ma una gamma di risposte, che combinano armi convenzionali ad alta potenza, testate nucleari tattiche, fino a bombe e missili di grande potenza nucleare).
Ciò significa che questo progetto ha sollevato diversi problemi di interpretazione tra gli Stati che vi partecipano a livelli diversi.
Detto questo, Macron ha fatto importanti annunci concreti riguardo al potenziamento dell’arsenale nucleare.
Da un lato, ha annunciato l’entrata in servizio del primo sottomarino nucleare lanciamissili di nuova generazione entro il 2036. Ha inoltre annunciato la produzione di nuove testate nucleari. Il ministro della Difesa, C. Vautrin, ha tradotto queste decisioni in cifre: il prossimo aggiornamento della legge di programmazione militare (2024-2030), pari a 413 miliardi, aumenterà di 36 miliardi.
Macron giustifica l’accelerazione e il potenziamento delle capacità militari nucleari francesi con l’avvento di una nuova era nucleare, caratterizzata da nuovi vettori (i missili ipersonici) e dalla fine di tutti gli accordi di limitazione degli armamenti nucleari che erano stati conclusi tra gli Stati Uniti e l’URSS.
L’ambizione di europeizzare la deterrenza nucleare francese non mette in discussione il fatto che sia il capo dello Stato francese l’unico a decidere del suo impiego e che non vi sia alcuna condivisione della produzione dell’arma nucleare.
D’altra parte, coinvolge in questa politica il governo tedesco, che si mostra molto compiacente. Con una precisazione: «La cooperazione franco-tedesca completerà, senza sostituirle, la deterrenza nucleare della NATO e la partecipazione nucleare alla quale la Germania contribuisce e continuerà a contribuire».
NOTE:
1.I sottomarini lanciamissili nucleari, dal canto loro, hanno il compito di rimanere «invisibili» e di navigare in tutti i mari e gli oceani del pianeta, equipaggiati con i loro missili M54.4, con una gittata superiore agli 8000 km
2. Germania, Belgio, Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Svezia.
3. Attualmente, nelle basi di questi paesi sono presenti 80 bombe nucleari statunitensi B-61.12, insieme agli aerei in grado di sganciarle, come l’F-35. Gli Stati Uniti hanno il controllo totale su queste mega bombe, che possono essere sganciate a 35 km dal loro obiettivo.
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