Livorno: i portuali contro il traffico di armi

Dopo un anno e mezzo dall’inizio della guerra di sterminio dei palestinesi, costata la vita a più di 50 mila persone inermi, fra cui 15 mila bambini, con case e ospedali distrutti e aiuti umanitari bloccati da parte del governo del criminale di guerra Netanyahu con la complicità dei governi europei, compreso quello italiano, associazioni, partiti di “opposizione”, comuni e regioni hanno iniziano a promuovere alcune iniziative per dire stop al massacro.

Ciò non sarebbe mai avvenuto se non ci fosse stata un’ondata di sdegno e proteste da parte dei lavoratori, della gioventù e da ampi settori della popolazione italiana. Abbiamo assistito ad un numero sempre più crescente di mobilitazioni, organizzate e spontanee, dalle manifestazioni nelle piazze, alle bandiere palestinesi sventolate al Giro d’Italia, al boicottaggio, etc.

I partiti riformisti e borghesi non potevano rimanere in silenzio per non perdere altri consensi. Ma il loro è un intervento ipocrita perché denunciano ciò che sta avvenendo a Gaza solo come un dramma umanitario e non come un genocidio che ha alla sua base questioni politiche fondamentali: l’autodeterminazione del popolo palestinese, il suo legittimo diritto alla Resistenza contro l’occupante sionista.

Un caso emblematico è quello che sta accadendo a Livorno.

Il comune ha aderito all’iniziativa “50.000 sudari per Gaza “ esponendo un lenzuolo bianco talmente piccolo e in una finestra laterale che a stento si notava. Ha anche aderito alla campagna di Emergency “R1pud1a la guerra” e ha preso posizione contro il riarmo, quando nel 2023 lo stesso sindaco ha concesso l’ampliamento di 4500 metri quadri allo stabilimento del monopolio di stato Leonardo che rifornisce Israele di aerei, elicotteri e servizi logistici, assicura assistenza tecnica, etc.; ha inoltre concesso l’uso delle banchine del porto cittadino per la movimentazione di armi che vanno o arrivano da zone di guerra.

A fronte di questa situazione, ci sono gruppi di lavoratori portuali che non solo hanno il coraggio di parlare chiaro ma anche di realizzare azioni concrete per fermare il traffico di armi e la mano assassina di Israele.

I portuali di Marsiglia si sono rifiutati di caricare 14 tonnellate di armi destinate a Israele e hanno salutato la nave che lasciava il loro porto vuota, sventolando le bandiere palestinesi. Lo stesso hanno fatto i portuali di Genova e quelli di Salerno.  Anche il Gruppo Autonomo Portuali Livorno (G.A.P Livorno), da sempre antifascista e a fianco delle popolazioni oppresse, si sta opponendo al traffico d’armi e materiale bellico nello scalo polivalente della città toscana.

Lo scorso mese ha tentato in tutti i modi di non fare uscire dal porto dei mezzi militari statunitensi provenienti, dai fronti mediorientale e africano, e diretti alla base USA di Camp Darby. Questi mezzi, in barba a tutte le norme di sicurezza, sono stati fatti uscire da un cancello senza averne il permesso necessario. La manifestazione al Varco Valessini per interrompere la catena della morte è stata un importante momento di lotta aperto al territorio.

I lavoratori portuali, rinnovando una storica tradizione di lotta, si stanno battendo in solidarietà con il popolo palestinese, mentre difendono il lavoro e la sicurezza sul lavoro. Stanno denunciando a gran voce che non è vero che le armi portano lavoro, le armi portano solo morte e perciò non vogliono essere complici di uno sterminio per logiche di guerra che fanno arricchire solo i capitalisti mentre si tagliano i fondi alle spese sociali. Per questo rivendicano l’obiezione di coscienza per i lavoratori portuali e della logistica.

Il 29 maggio, grazie al loro deciso impegno, sono state approvate delle modifiche ad una mozione del 2021 contro il transito e traffico di armi nel porto di Livorno e nel territorio comunale. Mozione che era però finora rimasta lettera morta.

I lavoratori portuali, stanno conducendo una lotta esemplare da far conoscere a livello nazionale e internazionale, che va appoggiata e seguita da tutti i proletari e da tutti coloro che amano la pace e la solidarietà tra i popoli.

Da Scintilla n. 153 – giugno 2025

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