Livorno: NO ai Cpr e agli hotspot per i migranti!

Il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo patto europeo su immigrazione e asilo. Dopo solo due giorni a Livorno è attraccata la nave ONG Solidaire.

Di fatto è stato il primo sbarco di migranti con la nuova normativa e non è sicuramente un caso che sia stato scelto il porto di Livorno.

Da mesi il governo, i rappresentanti locali dei partiti di maggioranza e il prefetto stanno spingendo per far sì che Livorno diventi una zona di frontiera in cui aprire un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr)  e un hotspot, con la scusa di affrontare un’emergenza e di aumentare la sicurezza dei cittadini.

Per il Cpr in Toscana è stata scelta l’ex polveriera di Aulla in Lunigiana. Scelta che ha fatto discutere più per il luogo scelto che per ciò che i Cpr sono in realtà.

Un luogo ritenuto insalubre dalle associazioni umanitarie, e ritenuto offensivo per un territorio che vuole attrarre turisti.

Per noi comunisti non è il luogo che deve essere al centro dell’attenzione ma è l’istituzione Cpr che va contro i nostri principi di uguaglianza e di solidarietà con i fratelli proletari di altri Paesi che lì vengono incarcerati. Sì, perché di carceri vere e proprie si tratta, ed essere poveri e migranti non è un reato.

Due parole a parte dobbiamo spenderle sugli hotspot. Negli hotspot i migranti vengono, appena sbarcati, identificati e selezionati in base al Paese di provenienza. Quindi prima di essere un luogo, una struttura o un centro di identificazione, è un sistema di controllo messo in piedi dalla classe dominante per selezionare chi è “meritevole” di essere ammesso sul suolo italiano, e chi non lo è e pertanto può essere trattenuto fino a tre mesi, senza aver compiuto nessun reato se non quello di non essere affogato nel Mediterraneo mentre cercava una vita migliore.

Con il nuovo patto europeo i migranti che arrivano nei nostri porti, devono rapidamente dimostrare di essere persone vulnerabili, secondo i criteri previsti.

In 20 minuti si decide con procedure standardizzate del destino di una persona, quando in questo tempo serrato non si riesce a sbrigare nessuna pratica burocratica.

Essere poveri, scappare dalla fame, dalla guerra, dalla violenza non è un reato.

Criminale è portare avanti una politica xenofoba e razzista, usare i migranti per alimentare la paura del diverso, per dividere il proletariato e incolpare chi sta peggio di noi di tutte le nefandezze portate avanti dal sistema borghese e dai suoi governi.

Si tratta di una politica ben calcolata a fini elettorali, che sfrutta l’insicurezza sociale per spostare l’attenzione dai problemi reali ai capri espiatori stranieri.

È difficile trovare un ambito della vita sociale in cui gli immigrati, per lo più chiamati richiedenti asilo o persone da rimpatriare, non siano visti come i responsabili di tutti i mali.

Quando si tratta poi della sicurezza interna, assieme alle destre compaiono anche i borghesi di “sinistra”.

Quello che accomuna  queste forze è il silenzio di tomba sul capitalismo, sull’imperialismo, sulle cause delle guerre e delle migrazioni di massa.

Da Scintilla n. 161, luglio 2026

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