Lo sfacelo del sistema socio-sanitario in Umbria
Corrispondenza da Terni
L’Umbria non è una regione povera. Il PIL pro capite è superiore a quello delle regioni del Meridione. È però una regione che vede un costante indebolimento dell’apparato produttivo, un forte calo demografico e un invecchiamento della popolazione. Sono circa 68 mila gli anziani non autosufficienti, l’8% della popolazione, e ciò determina specifici bisogni sanitari e assistenziali.
Dal punto di vista sanitario uno dei fenomeni più drammatici sono le liste di attesa con 56 mila richieste di cura inevase e 2 mila interventi chirurgici non effettuati.
Il tempo medio per una RM o una TAC addominale è di 525 giorni, per una mammografia è di circa un anno, per una ecodoppler di più due anni, per una visita cardiologica bisogna aspettare 1195 giorni, per una gastroscopia 1365 giorni. In altre parole: puoi anche morire prima.
La rete ospedaliera manca di investimenti. Gli ospedali di Narni/Amelia e di Terni non sono ancora stati costruiti, restano progetti sulla carta mentre i cittadini sono costretti a curarsi fuori regione, facendo registrare un record per la mobilità passiva.
La carenza di personale medico e sanitario è elevata: si è verificato il tracollo dei medici di medicina generale causando il sovraccarico di assistiti e scarsa omogeneità nella copertura del territorio; mancano centinaia di infermieri soprattutto nei PS e nelle strutture territoriali. Nessun accordo sindacale per le assunzioni è stato rispettato.
Mentre il residuo personale sanitario fugge verso altre regioni, o verso il privato, sempre di più sono i lavoratori, i pensionati, le donne che rinunciano alle cure. L’Umbria è la terza regione per numero di persone che non possono più permettersi le cure a pagamento.
Lo sfacelo del sistema sanitario in Umbria è un aspetto di quello nazionale, causato da decenni di politiche di taglio della spesa sanitaria e sociale, di aziendalizzazione e aumento della spesa per la sanità privata, seguite da tutti i governi.
A ciò si sono aggiunte negli ultimi cinque anni le scelte politiche della destra al governo nella Regione che ha affossato il piano sanitario regionale e lasciato irrisolte tutte le carenze esistenti, aumentando i posti letto ai privati e appaltando loro servizi, scaricando tutti i problemi sui malati più poveri e bisognosi.
La situazione dell’Umbria dimostra che la borghesia non ha nessuna volontà di garantire un adeguato sistema socio-sanitario pubblico. Anziché rispondere ai bisogni primari della popolazione segue le logiche di mercato e mira ad ottenere lauti profitti in campo sanitario.
Il disastro del decantato SSN italiano mette in luce che solo con il socialismo i lavoratori e le loro famiglie potranno avere un servizio sanitario pubblico in grado di assicurare la loro salute, gratuito, omogeneo e di qualità, imperniato sulla prevenzione, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, dai territori. Questo è il sistema sociale e sanitario che gli operai e gli altri lavoratori sfruttati devono conquistare, non certo per l’illusoria via parlamentare. Alla lotta, all’unità di classe!
Da Scintilla n. 145 – maggio 2024
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