Lo stato sionista estende i suoi criminali attacchi ai popoli del Medio Oriente
A distanza di un anno dall’avvio dell’aggressione sionista a Gaza, la situazione in Medio Oriente si va rapidamente evolvendo verso una guerra regionale su vasta scala.
L’escalation nelle ultime settimane ha visto i bombardamenti a Gaza e Beirut, l’invasione sionista del territorio del Libano, le azioni terroristiche con l’uso di teledrin e walkie talkie esplosivi, l’assassinio di capi di Hamas e di Hezbollah, fra cui Haniyeh e Nasrallah, del generale iraniano Nilforoushan, ordinati dal regime sionista israeliano, che ha massacrato centinaia di civili innocenti, causando anche un imponente numero di sfollati.
Oltre a quello di Gaza e del Libano, un altro fronte di guerra che Israele ha aperto è nello Yemen, a 1800 chilometri di distanza, contro il gruppo sciita Huti. L’attacco israeliano ha causato diversi morti, come rappresaglia per i missili che questo gruppo ha lanciato contro l’aeroporto Ben Gurion.
L’azione dimostrativa iraniana è stata l’occasione per accrescere ulteriormente la tensione nell’area. Giorni prima, Netanyahu si era rivolto al popolo iraniano, offrendogli una presunta liberazione dal governo iraniano, in una chiara espressione pubblica di provocazione e di volontà di intensificare il conflitto.
La spirale di una guerra regionale multifocale, in cui si scontrano direttamente due potenze militari, è ora una minaccia incombente, che comporterà gravi ripercussioni a livello economico e sulle condizioni di vita delle masse popolari (il prezzo del petrolio è già in rapida ascesa…).
Questa spirale è stata avviata da un lungo anno di massacri compiuti da uno stato pirata che ha sempre attaccato e bombardato paesi vicini e meno vicini per svolgere la sua funzione di cane da guardia dell’imperialismo USA in Medio Oriente, capace di azzannare in tutta l’area.
Obiettivo dichiarato di Israele è cambiare a suo favore i rapporti di forza nella regione e allargare i suoi confini, approfittando della relativa debolezza di Hamas e Hezbollah.
Gli Stati Uniti, garanti economici e politici-militari del regime sionista, stanno combattendo per il rafforzamento di Israele come fulcro strategico in Medio Oriente, indipendentemente da quante vite di palestinesi e di appartenenti ad altri popoli ciò costi.
Per mantenere la loro supremazia mondiale gli Stati Uniti hanno diversi fronti aperti nel mondo, attizzano conflitti in Europa, nel Medio e nel lontano Oriente, mentre dentro casa restringono ogni spazio democratico.
La dinamica della politica di guerra del blocco imperialista USA/NATO/UE indica una maggiore aggressività verso est, in direzione dei maggiori rivali: le potenze imperialiste cinese e russa che hanno nell’Iran un crocevia strategico.
In questa grande regione del mondo potrebbero accendersi altri focolai di guerra, che si collegherebbero a quelli accesi in Ucraina e in Medio Oriente formando un grande cerchio di fuoco.
In questo scenario, i sionisti, con l’appoggio attivo degli Stati Uniti e dei loro alleati, fra cui l’Italia, hanno deciso di intensificare la loro offensiva a tutto campo e con strumenti militari senza precedenti, da Gaza alla Cisgiordania, dal Libano all’Iran.
L’ONU non è andata oltre le rituali “preoccupazioni” e “condanne” per l’escalation della crisi regionale. Le sue forze di “pace” non muovono un dito contro Israele.
La riunione del Consiglio di Sicurezza non ha avuto alcun effetto. Nonostante questo organismo abbia capacità d’azione, gli Stati Uniti hanno il diritto di veto e lo usano a favore del loro alleato israeliano.
Per mesi, l’imperialismo statunitense e lo stato sionista hanno bloccato le proposte di cessate il fuoco, mentre migliaia di persone continuano ad essere uccise e ferite, oltre un milione e mezzo di sfollati sotto costanti bombardamenti.
Israele ha rifiutato di soddisfare le richieste delle Nazioni Unite di consentire aiuti umanitari ai palestinesi assediati a Gaza e ha continuato a commettere crimini di guerra.
Ciò ha messo in luce l’incapacità di questo organismo di fermare la politica guerrafondaia e genocida di Israele.
Il suo indebolimento è un altro segno delle crescenti contraddizioni tra le potenze imperialiste.
Nonostante ciò, Israele si trova sempre più isolata a livello internazionale dopo mesi di genocidio e pulizia etnica dei palestinesi a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme, e dopo i furiosi attacchi in Libano.
Ciò porta il suo governo di estrema destra ad agire in modo ancora più aggressivo, preparando nuove operazioni militari su larga scala, provocando l’Iran e altri stati della regione.
Ma è anche da osservare che la politica guerrafondaia, espansionista e genocida di Netanyahu sta provocando una reazione fra gli stessi israeliani che reagiscono con molteplici massive azioni di protesta, mentre molti abbandonano quel paese e diverse realtà economiche smettono di investire in esso.
Inoltre si sta rinfocolando l’odio delle popolazioni mediorientali anche verso i propri governi reazionari che combattono la reazione sionista solo a parole.
Nonostante la massiccia propaganda filosionista, anche tra le masse proletarie mondiali, specie quelle giovanili, l’avversione allo stato razzista e sionista e a chi apertamente lo sostiene è destinata a crescere.
Nel frattempo, il popolo palestinese continua a resistere contro Israele e ha il sostegno dei popoli di tutto il mondo. Il sionismo israeliano non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo di porre fine alla resistenza e forzare l’abbandono totale della popolazione dell’area di Gaza. La lotta del popolo palestinese per la liberazione della propria terra, la costruzione di uno Stato indipendente, democratico e laico con Gerusalemme come capitale, il ritorno dei rifugiati e la liberazione dei prigionieri politici è giusta e va sostenuta!
Così come va ampliata nel nostro paese la lotta contro la minaccia di guerra in Medio Oriente, alzando la bandiera della solidarietà internazionale della classe operaia e dei popoli nella lotta contro l’imperialismo e il sionismo.
Essere internazionalisti significa lottare in primo luogo contro il “nostro” imperialismo, che trova oggi nel governo Meloni il suo comitato di affari, complice del sanguinario sionismo israeliano.
Il divieto politico di manifestare a Roma il 5 ottobre, con lo stato di assedio imposto sulla storica piazza simbolo della Resistenza, le strade chiuse da cancellate, le fermate metro chiuse, migliaia di identificati e decine di fermi, i pullmann bloccati e i manifestanti rispediti indietro con i fogli di via preventivi le cariche, gli idranti e i gas asfissianti, è la dimostrazione più lampante del carattere repressivo, antipopolare e guerrafondaio del governo diretto da Meloni che per rimanere al potere chiama la Schlein alla “unione sacra”.
Ma l’operazione di intimidazione e paura orchestrata da Palazzo Chigi è stata infranta da migliaia di dimostranti che hanno sfidato l’inaccettabile divieto imposto, mentre moltissimi cittadini hanno potuto osservare una gestione dell’ordine pubblico tanto reazionaria quanto ottusa.
L’autunno di lotta è iniziato e proseguirà nelle fabbriche e nelle città.
Non un passo indietro, via il governo Meloni!
Da Scintilla n. 148, ottobre 2024
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