Lotta per il Partito: dalle parole ai fatti

Gruppi e singoli elementi operai avanzati si stanno di nuovo ponendo, in diverse forme e a differenti livelli di dibattito, la questione del partito politico indipendente e rivoluzionario della classe operaia. Ciò è una cosa buona, anzi ottima.

Il ragionamento di questi proletari muove dalla limitatezza del ruolo dell’organizzazione sindacale, dall’estraneità dei partiti della sinistra riformista e socialdemocratica agli interessi e aspirazioni storiche della classe operaia e dalla necessità che il processo di costruzione dell’organizzazione politica del proletariato non sia lasciata in mano alla piccola borghesia.

“Gli operai in prima persona devono essere gli artefici della costruzione e il gruppo dirigente del partito”, dice un operaio. Siamo pienamente d’accordo con questa affermazione e non possiamo che rallegrarci di queste tendenze e posizioni, faremo tutto il possibile per stimolarle, svilupparle e qualificarle ulteriormente.

Come comunisti conseguenti ed impegnati nella lotta per la costruzione del partito, abbiamo però il dovere di dire le cose francamente e per come esse sono.

Tali discussioni sono ormai in qualche modo affrontate da anni, ma ad oggi il problema del partito indipendente e rivoluzionario della classe operaia (che per noi è il partito comunista) non solo non è stato risolto, ma continua purtroppo di fatto ad essere limitato alle dichiarazioni d’intenti, diventate ormai di routine, senza passi avanti  concreti.

Perché non si riescono a realizzare tali passi? I motivi sono diversi e interagiscono fra loro rendendo ad oggi infruttuosa la lotta per un vero partito operaio rivoluzionario.

Alcuni compagni continuano ad avere un’idea ristretta e profondamente errata del partito. Spesso si sostituisce il termine partito al termine sindacato ma si continua nella realtà a concepirlo come un coordinamento sindacale, di classe e combattivo, ma che con la costruzione di un partito ha ben poco a che fare.

E’ inoltre lampante l’avversione al dibattito sulle grandi questioni ideologiche-strategiche. Per esempio: come si può costruire un partito proletario indipendente se ci si tiene lontani da qualsiasi confronto sulla natura, le caratteristiche, gli scopi, il programma e gli obiettivi storici di tale partito?

In altri casi si limita la questione del partito alla sua composizione operaia “pura”, negando qualsiasi confronto e lavoro comune con i comunisti, con l’esperienza maturata dal movimento comunista e operaio del XX secolo.

Vi sono poi altre tendenze, più arretrate: si può parlare di partito del proletariato se non si tagliano definitivamente i legami con i partiti e le forze e le politiche piccolo borghesi, con gli opportunisti di tutte le risme?

Come è possibile avanzare verso un autentico partito di classe se si rimane all’interno dell’ottica della difesa e dell’applicazione della Costituzione borghese che sancisce la tutela della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio e che dunque è la base giuridico-istituzionale di difesa dello sfruttamento capitalista che pure si vuole combattere?

Ed ancora: come si può sperare nella nascita di un partito operaio indipendente se non viene affrontato a viso aperto, fin dalle sue basi ideologiche,  il tema dell’abolizione della società capitalista e della rivoluzione  per la costruzione del socialismo nelle condizioni della dittatura del proletariato?

A questi limiti e difetti, dobbiamo purtroppo aggiungere l’atteggiamento – da condannare severamente – di chi pur  definendosi comunista continua a mantenersi estraneo e lontano dai processi di ricostruzione del partito, o ad apportare a tale dibattito solo posizioni astratte e inconcludenti.

Oltre alle nefaste conseguenze derivanti dall’influenza delle correnti revisioniste e socialdemocratiche, sedimentata purtroppo anche dentro settori operai d’avanguardia, che limitano le loro potenzialità e frenano il processo di ricostruzione del partito, vi è un altro fattore determinante che ha impedito fino ad oggi la ricostruzione del partito, basato sui saldi principi del marxismo-leninismo  e dell’internazionalismo proletario.

L’esperienza concreta di questi anni dimostra che molto spesso chi si spertica in proclami sulla necessità del partito, o si limita a parlare a vanvera, oppure ha già un proprio gruppo o partito politico di riferimento, e dunque non ha alcun interesse allo sviluppo del dibattito e del percorso di formazione di quadri e di organizzazione, ma cerca solo di sviluppare la propria parrocchia, a volte con manovrette puerili. Anche questi atteggiamenti sono una nefasta conseguenza del lungo predominio revisionista, delle sue pratiche fallimentari.

A quanti, comunisti sinceri e operai avanzati,  sentono veramente l’esigenza di un  partito di avanguardia del proletariato – il partito comunista – che superi la deficitaria situazione attuale, diciamo chiaramente: dopo anni e ed anni, non ci si può più fermare alla pie intenzioni, ai progetti fumosi, ai rinvii “sine die”, non si può vedere in ogni incontro, riunione, discussione, la semplice e stantia rimasticatura di buone intenzioni senza cavare un ragno dal buco.

O, al più, che si dia vita all’ennesimo coordinamento o altra forma di unione eclettica, che non è e non vuole essere un embrione di partito, e che come dimostrato in diverse occasioni può produrre solo risultati molto parziali e insufficienti anche in termini di iniziativa  e sviluppo politico, rimanendo nel limbo della disorganizzazione.

Occorre dunque uscire dalle sterili enunciazioni di principio, dalla palude delle buone intenzioni, per passare ai fatti, che sono quelli che contano.

Occorre insomma cominciare finalmente a compiere passi concreti in direzione del partito, uscendo dall’ottica e dalle politiche economiciste e riformiste.

Spetta in primo luogo agli elementi più avanzati della classe operaia compiere questi passi, unendosi con i comunisti in una sola forza politica rivoluzionaria e organizzata.

Come compagni di Piattaforma Comunista fin dall’inizio della nostra esperienza abbiamo posto la costruzione di un’organizzazione intermedia, preparatoria del partito quale obiettivo che deve essere conseguito dal movimento comunista e operaio del nostro paese.

In questo senso ci siamo sempre sforzati di dare il nostro apporto, per favorire il dibattito, chiarificare le questioni di fondo e  promuovere i primi passaggi lungo la via dell’organizzazione politica di classe e rivoluzionaria.

Non riteniamo di avere la verità in tasca, non pretendiamo che la strada da noi indicata sia per forza quella giusta.

Se ci sono altre proposte, al di là degli “slogan”, ebbene, che vengano portate allo scoperto e  su esse si apra un confronto serio, approfondito con tutti i compagni interessati e che si accompagni alla realizzazione di passi concreti.

Come marxisti-leninisti in lotta per la ricostruzione del partito, siamo disposti a confrontarci realmente con esse, con il massimo di intento propositivo.

Così come mettiamo a disposizione la nostra stampa per lo sviluppo e la circolazione del dibattito, per la propaganda delle necessarie iniziative, di fronte a tutta la classe operaia.

Da Scintilla, luglio 2022

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