Massicci licenziamenti nel settore tecnologico: sacrificare i lavoratori per aumentare i prezzi delle azioni
Partito del Lavoro Americano, Stati Uniti
Victor Vaughn
La nota che Elon Musk[1] ha inviato via e-mail per annunciare che Tesla avrebbe licenziato il 10% della sua forza lavoro complessiva nel mese di aprile era di una sincerità sorprendente: “Non c’è nulla che io odi di più, ma deve essere fatto”, ha dichiarato l’erede degli smeraldi (un tema ricorrente sui media è il possesso da parte della famiglia Musk di una miniera di smeraldi nello Zambia, N.d.T.), affermando che i licenziamenti erano necessari per consentire al costruttore di veicoli elettrici di essere “agile, innovativo e desideroso” di affrontare il prossimo “ciclo di fase di crescita”.
Nelle prime settimane del 2024, quasi 25.000 lavoratori del settore tecnologico sono stati licenziati, nonostante il miglioramento di tutte le variabili economiche fondamentali. Secondo quanto riferito dalla NPR (National Public Radio, rete radiofonica pubblica statunitense, N.d.T.), l’anno scorso è stato un vero e proprio bagno di sangue per l’industria tecnologica: nelle torri scintillanti della Silicon Valley, un tempo lodate, dove si celebra l’innovazione e la rottura dello status quo, si nasconde una realtà più oscura fatta di licenziamenti di massa e di mancanza di sicurezza del lavoro. Amazon ha registrato il maggior numero di licenziamenti nel 2023, con 27.410 lavoratori che hanno perso i loro mezzi di sostentamento, seguita da Meta con 21.000, Google con 12.115 e Microsoft con 11.158.
Nel 2023, l’anno peggiore per il settore tecnologico dal crollo delle dot-com (aziende erogatrici di servizi via web, N.d.T.) nei primi anni 2000, 1.186 aziende tecnologiche e startup hanno licenziato più di 260.000 lavoratori tecnologici. Il volume dei licenziamenti è aumentato rispetto al 2022, quando 1.061 aziende tecnologiche e startup hanno licenziato quasi 165.000 lavoratori. Il totale stesso è stato superiore a quello del 2020 e del 2021 messi insieme.
Finora, 326 aziende tecnologiche hanno licenziato più di 98.000 lavoratori nel 2024. Nel caso di Tesla, la mossa di Musk è arrivata dopo che, secondo quanto riferito, ai dirigenti era stato chiesto di fornire elenchi di nomi in tutta l’azienda ai vertici societari.
Ovunque si guardi, i giganti del settore stanno licenziando: il rivenditore online eBay ha licenziato il 9% della sua forza lavoro a tempo pieno tramite una chiamata su Zoom. Il sito di notizie Vice.com, di proprietà di Vice Media, ha cessato la pubblicazione di contenuti, toccando “diverse centinaia di posizioni”. BuzzFeed (sito web d’informazione statunitense, N.d.T.) ha annunciato un piano di riduzione del personale del 16%, a meno di un anno dalla chiusura della sua divisione notizie. Google/Alphabet ha sostituito parte del suo team di vendita di pubblicità con l’intelligenza artificiale e ha licenziato centinaia di persone impiegate nelle divisioni Fitbit, Pixel e assistenti digitali. Microsoft ha completato l’acquisto di Activision Blizzard per ben 69 miliardi di dollari ad ottobre e subito dopo ha annunciato 1.900 licenziamenti. A gennaio, Amazon ha ordinato il licenziamento di 18.000 persone via e-mail nel più grande taglio di posti di lavoro della sua storia.
Tutto questo nonostante i profitti record e il fatto che la spesa in Tecnologia dell’informazione (IT) dovrebbe aumentare dell’8% per superare i 5,1 miliardi di dollari entro il 2024. Le aziende tecnologiche hanno iniziato a licenziare dal 2022.
La borghesia e i suoi apologeti continuano a sostenere che i licenziamenti di massa nel settore tecnologico e dei media sono semplicemente anomali in un mercato del lavoro altrimenti solido, citando il basso tasso di disoccupazione dalla fine del 2021. Secondo tale tesi, questi licenziamenti sono una naturale correzione dell’eccesso di assunzioni durante la pandemia e dell’inflazione storicamente elevata, e questi licenziamenti di alto profilo sarebbero esagerati dai media e maschererebbero in realtà una situazione occupazionale molto solida. Lo stesso Elon Musk ha ricalcato la linea del partito borghese per i licenziamenti di Tesla, dando la colpa alla “duplicazione dei ruoli e delle funzioni lavorative in alcune aree”.
L’amministratore delegato di Meta Platforms, Mark Zuckerberg[2], ha riecheggiato queste opinioni, spiegando il motivo per cui aziende come Google e Microsoft stanno licenziando personale nonostante i loro elevati profitti:
“Zuckerberg ha teorizzato che i licenziamenti nel settore tecnologico persistono a causa del riconoscimento dei vantaggi di organizzazioni più snelle. In un’intervista rilasciata al Morning Brew Daily, l’amministratore delegato di Meta ha notato i continui aggiustamenti nel panorama post-pandemia e ha discusso della concorrenza con Apple (NASDAQ: AAPL) (denominazione del titolo Apple nell’indice dei principali titoli tecnologici della borsa statunitense, N.d.T.) e di altri argomenti.
Durante la pandemia, l’e-commerce ha prosperato, aumentando i guadagni della pubblicità online. Tuttavia, con il ritorno ai negozi e gli aggiustamenti economici, la crescita delle vendite è rallentata, portando alla normalizzazione delle tariffe pubblicitarie. Secondo Zuckerberg, molte aziende hanno assunto in eccesso ed hanno apportato tagli significativi attribuiti alla pandemia di COVID-19 piuttosto che al boom dell’intelligenza artificiale.”
La borghesia statunitense è stata straordinariamente coerente nell’addurre queste ragioni: con qualche variazione, tutti hanno dato la colpa all’eccesso di assunzioni, all’alta inflazione o all’efficienza.
Amazon ha annunciato tagli al segmento altamente redditizio di cloud computing AWS, nonché a “Twitch, Audible, Buy with Prime, Prime Video e MGM Studios”. Sono stati annunciati anche dei tagli di posti di lavoro alla Blue Origin di Jeff Bezos.[3] L’amministratore delegato di Alphabet/Google, Sundar Pichai[4], aveva già fatto notare che i licenziamenti erano all’orizzonte e di recente ha annunciato altri licenziamenti e il trasferimento all’estero di posti di lavoro in India, Irlanda e Messico. Naturalmente, non c’è solo un motivo finanziario: Google ha anche annunciato il licenziamento di 28 dipendenti per aver partecipato a un sit-in di protesta per il genocidio in corso da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese di Gaza.
Secondo la NPR, tuttavia, le prospettive economiche non si accordano del tutto con la tesi dei dirigenti del settore tecnologico: “Ora, nel 2024, la forza-lavoro delle aziende tecnologiche è in gran parte tornato ai livelli pre-pandemici, l’inflazione è la metà di quella dello stesso periodo dell’anno scorso e la fiducia dei consumatori sta ritornando”. Quindi, la spiegazione che si tratti di efficienza o di riduzione dei costi in un periodo di rallentamento dell’economia non è supportata dai dati. Quale sporco segreto si nasconde dietro questi licenziamenti, se non si tratta della perdita di denaro?
La realtà è che questi licenziamenti sono il risultato di una combinazione tra “l’effetto gregge” e un metodo usato dalla classe capitalista per aumentare il prezzo delle azioni. In altre parole, un’azienda licenzia i propri dipendenti per tagliare i costi, il che provoca un aumento delle quotazioni azionarie, dal momento che i ricchi finanziatori si aspettano profitti, inducendo a sua volta altre aziende a seguire l’esempio, incoraggiando altre aziende tecnologiche a tagliare i costi e a licenziare. Gli studiosi definiscono l’elevato numero di licenziamenti come un “contagio sociale”, in quanto un numero sempre maggiore di aziende tecnologiche copia senza criterio le azioni delle altre.
Questo contagio sociale serve in parte a far salire i prezzi delle azioni, a dare un’illusione di redditività, a essere “più snelli ed efficienti” e a creare più profitti con meno forza lavoratrice, ma serve anche a qualcos’altro. Per coloro che sono “sopravvissuti” a questa tornata di licenziamenti, diventa un monito costante il fatto che il loro reddito, ovvero la loro possibilità di sopravvivere, non è mai completamente sicuro. In generale, i lavoratori rimasti sopportano il lavoro aggiuntivo che ora viene loro richiesto, nella speranza di non rimanere essi stessi senza lavoro.
Il licenziamento uccide letteralmente le persone, poiché gli studi hanno dimostrato che l’angoscia provocata ha un effetto devastante sulla salute fisica e mentale, aumentando sostanzialmente la mortalità e la morbilità. Ad esempio, i licenziamenti possono moltiplicare per due o più volte il rischio di suicidio. La spinta a rendere le aziende sempre più redditizie e i lavoratori sempre più produttivi ha un costo molto reale: quasi 120.000 morti all’anno. Questo piccolo sporco segreto è il motivo per cui, come ha twittato Sarah Anderson, direttrice del Progetto Economia Globale dell’Institute for Policy Studies, “Wall Street ama i licenziamenti”.
NOTE
[1]Elon Reeve Musk: imprenditore e capitalista industriale statunitense di origine sudafricana, nato nel 1971 a Pretoria. È il fondatore, l’amministratore delegato, il direttore tecnico e il progettista capo di SpaceX; uno dei primi investitori, amministratore delegato e product architect di Tesla, Inc.; il fondatore di The Boring Company; il co-fondatore di Neuralink; il co-fondatore e il primo co-presidente di OpenAI. La sua vita e la sua attività incarnano le contraddizioni insite nel capitalismo monopolistico statunitense. Le sue aziende sono state coinvolte in pratiche di lavoro illegali e, di recente, ha acquistato e licenziato il 75% della forza lavoro dell’azienda di social media Twitter.
[2]Mark Elliot Zuckerberg: imprenditore capitalista e filantropo statunitense, nato nel 1984 a White Plains, New York. È noto per aver co-fondato Facebook, Inc. e per averne ricoperto il ruolo di presidente, amministratore delegato e azionista di maggioranza. La sua piattaforma esercita un’influenza significativa in tutto il mondo, modellando la comunicazione, la diffusione delle informazioni e il dibattito politico.
[3]Bezos Jeffrey Preston: Imprenditore, proprietario di media e investitore statunitense nato nel 1964 ad Albuquerque (Nuovo Messico, USA). È fondatore, CEO e presidente di Amazon. Il suo contributo al sistema capitalistico è significativo, avendo costruito una delle più grandi aziende del mondo, incidendo sulle pratiche di sfruttamento del lavoro ed essendo uno dei principali incoraggiatori dell’“apocalisse della vendita al dettaglio” che sta colpendo i negozi fisici.
[4]Pichai Sundar: Dirigente d’azienda capitalista indiano-statunitense, nato nel 1972 a Madurai, Tamil Nadu, India. È l’amministratore delegato di Alphabet Inc. e della sua filiale Google. È una figura significativa della classe capitalista, per il suo sistema di accesso senza precedenti alle informazioni e per l’uso della sua tecnologia in tutto il mondo.
Pubblicato su “Unità e Lotta” n. 49 (novembre 2024), organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)
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