NATO: un vertice per potenziare il riarmo e preparare guerre più distruttive
In una Ankara blindata, con decine di migliaia di poliziotti dispiegati e telecamere di sicurezza installate in tutta l’area del vertice, con i cittadini residenti nella capitale turca posti in quarantena nella “zona rossa”, si è svolto il vertice che ha ospitato i signori della guerra della NATO.
Una vetrina per l’autocrate Erdogan, che per l’occasione ha realizzato spese faraoniche e realizzato una prigione a cielo aperto, mentre la popolazione vive tra difficoltà di ogni genere, alta inflazione, salari da fame.
Assieme a questo ha scatenato la repressione, con centinaia di arresti per cercare di fermare le proteste operaie e popolari che si sono svolte in diverse città della Turchia.
Il 36° summit NATO è servito a sviluppare e implementare le decisioni adottate dal vertice NATO dell’Aia del giugno 2025, stabilendo nuove priorità e iniziative pluriennali.
In agenda: l’impegno ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035; gli investimenti per incrementare la produzione di armamenti e l’introduzione di nuove tecnologie; il sostegno al regime di Kiev con 140 miliardi di euro fino al 2027; la cooperazione NATO-UE; il rafforzamento del fianco est.
Il forte impulso all’economia di guerra, che garantisce enormi profitti ai colossi dell’industria bellica, avrà un impatto drammatico sulle spese sociali dei 32 paesi membri della NATO.
In Italia le spese militari sono passate in 2 anni dall’1,6% al 2,8% del PIL e saliranno al 3,35% nel 2028.
Il debito salirà e decine di miliardi saranno sottratti alla sanità pubblica, all’istruzione e alla cultura, ai servizi sociali, ai salari e alle pensioni dei lavoratori.
Gli accordi firmati da Meloni peseranno come macigni sulle spalle del proletariato e delle masse oppresse.
I membri europei della NATO si stanno adoperando per dimostrare a Trump, che minaccia di disimpegnarsi dal vecchio continente, di voler mantenere l’impegno di aumentare la spesa militare, realizzando importanti accordi per la produzione e l’acquisto congiunto di missili, caccia, carri armati, droni e anti-droni, ecc.
Questi paesi imperialisti e capitalisti stanno rafforzando la propria industria militare, sotto la spinta della Germania che aumenta rapidamente e massicciamente il proprio bilancio bellico, per estendere le proprie zone di influenza e prepararsi alla guerra imperialista finalizzata a una nuova ripartizione del mondo.
La loro attenzione è focalizzata sul rafforzamento dell’autonomia europea, riposizionandosi per salvaguardare i propri interessi all’interno dell’asse atlantico egemonizzato dagli USA.
Una linea dimostrata anche dai 5 mila voli di cacciabombardieri decollati dalle basi europee (più di 500 aerei da quelle italiane) a sostegno delle azioni belliche degli USA e di Israele contro l’Iran. Così come dal supporto fornito per la guerra elettronica.
Ma a Trump questa complicità non basta e in nome dell’”America First” continua ad attaccare gli alleati, esigendo da loro maggiori oneri e responsabilità militari in aree più ampie, maggiore coinvolgimento nelle aggressioni USA, subordinazione totale dentro una NATO diretta dal Pentagono che alimenta la militarizzazione dall’Europa al Medio Oriente, dal Caucaso all’Indo Pacifico.
Il “segno di unità” sbandierato da Rutte non è riuscito a celare le evidenti tensioni e divergenze interne all’alleanza bellicista.
In occasione del vertice, si è formato ad Ankara un movimento per opporsi alla NATO, a cui hanno aderito organizzazioni politiche associazioni che hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno affermato:
“Non vogliamo la NATO e i suoi rappresentanti sul nostro territorio, noti per il loro ruolo nella disgregazione della Jugoslavia, per gli attacchi alla Libia e all’Afghanistan, per le attività di controinsurrezione, le operazioni politiche e i colpi di Stato contro le forze progressiste in Turchia e nel mondo.
Non vogliamo sul nostro territorio la canaglia Trump, complice del genocidio in corso nei territori palestinesi, che ha assassinato ragazze innocenti in Iran, che ha rapito il presidente del Venezuela, che minaccia quotidianamente Cuba e che attacca a destra e a manca nel tentativo di proteggere il dominio statunitense.
Non vogliamo sul nostro territorio Tom Barack, l’inviato di Trump, amico dello sfruttatore Epstein, che ha insultato la popolazione della regione dicendo: ‘Vi meritate la monarchia, non la democrazia’.
Non permetteremo che vengano pianificate nuove guerre e occupazioni da aggiungere a quelle esistenti”.
La dichiarazione rivendica la chiusura di tutte le basi NATO, il ritiro immediato dall’alleanza e lo scioglimento della più grande organizzazione mondiale di guerra e aggressione, la fine della corsa agli armamenti, il rilascio immediato dei compagni arrestati.
Salutiamo questa dichiarazione e incitiamo all’azione comune contro le guerre e i massacri imperialisti, contro le spese militari che ricadono in maniera insostenibile sulla classe operaia e le masse lavoratici.
Siamo convinti che si può sviluppare un ampio movimento contro la sanguinaria NATO e contro la guerra su chiare basi antimperialiste, senza appoggiarsi su un imperialismo per combatterne un altro, ma sviluppando legami con tutti i movimenti internazionalisti, antimperialisti e rivoluzionari di tutto il mondo.
Fondamentale è il coinvolgimento del movimento operaio e sindacale, del movimento delle donne e della gioventù in un solo grande fronte contro la guerra e il militarismo, per la pace, la libertà e il progresso sociale.
Che le fiamme della resistenza antimperialista si sviluppino in ogni paese, per liberarsi dal giogo dello sfruttamento e dell’oppressione!
Da Scintilla n. 161, luglio 2026
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