Nazional-sciovinismo e collaborazionismo
In precedenti numeri del giornale abbiamo evidenziato come il veleno del nazionalismo aggressivo borghese, viene diffuso a piene mani dall’estrema destra per intossicare la coscienza dei lavoratori sfruttati.
La subdola demagogia di Fratelli d’Italia (FdI) e della premier Meloni è caratterizzata dal nazionalismo sfrenato, dallo sciovinismo.
Prendiamo ad esempio l’intervento della Meloni al congresso della Cgil, vergognosamente richiesto dai vertici collaborazionisti di questo sindacato, che hanno spalancato le porte alla portabandiera del governo più reazionario dal 1945 ad oggi, una vera e propria fautrice di guerra, con gravissime conseguenze nel movimento operaio e sindacale.
Occorre ricordare che FdI non dispone di organizzazioni di massa, perciò ha il più grande interesse a influenzare e controllare quelle esistenti, a contagiare non solo la piccola borghesia indebolita dall’attacco dei grandi monopoli, ma anche a far retrocedere gli operai con il virus sciovinista, per crearsi una base di massa reazionaria.
La cantilena della Meloni, che sul piano politico ha puntato sulla controriforma fiscale (ovvero prendere soldi ai lavoratori per darli ai padroni), a livello ideologico si è caratterizzato per il nazionalismo borghese.
Non a caso ha esordito affermando “Oggi è il 17 marzo, è la festa dell’Unità nazionale e il giorno in cui si celebra la nascita statutaria della nostra Nazione”.
E ha concluso il discorso tornando sul “giorno dell’Unità d’Italia, nel giorno della Costituzione, dell’inno, della bandiera”, in tradizionale stile patriottardo.
La sua presenza al congresso Cgil è servita dunque a “celebrare l’Unità nazionale”.
Lo stesso sindacato in quest’ottica non è più un’organizzazione di lavoratori, ma “la più antica organizzazione del lavoro della nostra Nazione.”
Di conseguenza, ha sostenuto che bisogna lavorare tutti “secondo le nostre differenti condizioni, con lo stesso obiettivo che è il bene della nostra Nazione. “
Anche il presidenzialismo serve “per stabilità, una delle più potenti misure di sviluppo che possiamo immaginare per questa Nazione.”
Questa esaltazione del nazionalismo, accompagnata dal neoliberismo d’assalto, è risuonata ancora più stomachevole all’indomani delle stragi di migranti di cui il governo in carica porta pesantissime responsabilità, coltivando l’odio verso i lavoratori stranieri e avendo reso più difficili i soccorsi in mare. Eppure il riformista parolaio Landini non ha battuto ciglio, aprendo le porte alla divisione, all’inganno e alla corruzione della classe operaia.
Il nazionalismo borghese, in tutte le sue varianti, è una delle principali ed essenziali componenti ideologiche dell’estrema destra e del fascismo.
Ponendo in primo piano gli elementi tipici del nazionalismo, come “l’onore nazionale”, “il recupero della grandezza nazionale”, etc., l’estrema destra mette la comunità nazionale al di sopra di quella di classe e cerca di far passare l’idea del “destino comune” degli italiani. Una demagogia approntata soprattutto per la piccola borghesia.
L’accento sul concetto di nazione serve a negare l’esistenza della lotta fra le classi sociali, che i comunisti riconoscono “sino al riconoscimento della dittatura del proletariato” (Lenin).
In altre parole, l’estrema destra presenta come una sola cosa gli interessi antagonisti del capitale e gli interessi dei lavoratori sfruttati. Punta così all’integrazione dei proletari e delle masse popolari nel sistema capitalista-imperialista.
Ma ciò spiega anche perché riformisti e vertici sindacali accettano di essere il veicolo dell’influenza reazionaria sulle masse lavoratrici: essi sostengono la stessa idea politica corporativa di fondo. Lo dimostra il fatto che molte volte hanno chiesto agli operai sacrifici in nome dell’”unità nazionale”. E ancora di più lo faranno prossimamente, data l’impossibilità di realizzare la vecchia politica riformista.
***
Il nazional-sciovinismo è la maschera degli interessi dei monopoli italiani, del complesso militar-industriale (con cui FdI ha rapporti organici), in particolare degli elementi più reazionari, imperialisti e bellicisti del capitale finanziario che si ammantano di frasi demagogiche per mantenersi nella cerchia dei maggiori paesi imperialisti, per portare avanti la lotta per i mercati di sbocco, le sfere di influenza, etc.
La base di classe dell’estrema destra e del moderno fascismo è la stessa del fascismo pre-bellico: il capitale monopolistici, l’imperialismo, che oggi tende a trasformare in senso reazionario tutti le istituzioni politiche della borghesia, sbarazzandosi degli elementi democratici che sono di impedimento alla sopravvivenza di un sistema in decomposizione.
Oggi come ieri la sporca demagogia dell’estrema destra e dei fascisti ricorre per i suoi scopi al più indegno sfruttamento dei sentimenti nazionali e patriottici delle masse disilluse e malcontente, utilizza persino i bambini con le bandierine (come al centenario dell’aeronautica militare) per fini bellicisti e revanscisti.
In periodo di guerra interimperialista e di accentuata rivalità fra potenze e monopoli imperialisti, il nazional-sciovinismo è particolarmente pericoloso.
I propagandisti del nazionalismo bellicoso sono i nemici più scoperti della pace, giustificano la necessità della militarizzazione dello stato, dell’aumento delle spese militari, delle guerre di rapina con l’argomento della “difesa della patria”, diffondendo la paura e convincendo l’opinione pubblica con metodi irrazionali, mentre con le loro azioni belliciste espongono realmente il nostro popolo a crescenti pericoli.
Sono proprio gli esponenti dell’estrema destra e gli opportunisti a causare la rovina del paese con la loro linea di asservimento alla superpotenza USA, alla NATO e alla UE.
Questa politica è favorita dai capi della socialdemocrazia e del riformismo che servono la borghesia con la loro politica di collaborazione di classe, tradiscono gli interessi degli operai e nascondono agli occhi delle masse la reale natura del fascismo.
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Occorre lottare quotidianamente e concretamente contro ogni tipo di nazionalismo borghese, contro lo sciovinismo e il social-sciovinismo, legando questa battaglia ideologica a quella contro la guerra e gli istigatori di guerra, per la soddisfazione delle esigenze immediate e urgenti della classe operaia.
Nostro compito è contrapporre al nauseabondo nazionalismo borghese l’internazionalismo proletario, che vive nella lotta degli sfruttati e degli oppressi di tutti i paesi contro i comuni nemici: gli sfruttatori e gli oppressori borghesi.
Gli elementi avanzati e coscienti del proletariato devono essere gli alfieri dell’unità della classe operaia nella lotta contro ogni forma di oppressione e odio nazionale, di pregiudizi di razza e religiosi.
Di fronte al dilagare dello sciovinismo, è un imperativo per tutti i sinceri comunisti lavorare per lo sviluppo del fronte unico proletario, e sulla sua base, di un fronte di carattere popolare, antifascista e antimperialista, che raccolga sotto la direzione della classe operaia, i lavoratori impoveriti della città e della campagna.
Da Scintilla n. 133 – aprile 2023
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