Niscemi: franano governo e borghesia

Esprimiamo piena solidarietà alla popolazione sfollata di Niscemi (CL), al momento circa 1600 persone, duramente colpita dalla perdita della propria abitazione e di molti effetti personali.

Per loro un misero stanziamento “iniziale” di 100 milioni, mentre ne occorrerebbero almeno 20 volte tanto per ricostruire case, strade, infrastrutture, etc., perché l’intera città andrebbe messa in sicurezza.

La popolazione conosceva il problema perché già nel 1997 un primo fronte franoso costrinse all’evacuazione 400 persone, per le quali furono stanziati miseri indennizzi di 600.000 lire al mese per 13 mesi per affitti, percepiti dopo 28 anni!

Poi peggio di nulla. Non solo manifestazioni di malgoverno con incredibili ritardi di decine di anni sugli interventi necessari, seppelliti tra burocrazia ed inettitudine. Ma anche, ad aggravare il problema, beninteso non solo di Niscemi, tolleranza dell’abusivismo edilizio su suoli a rischio per motivi di consenso elettorale.

Per dare la dimensione odierna dell’evento si stima una frana di 350 milioni di metri cubi, maggiore di quello che provocò il disastro del Vajont, lungo un costone di sabbia e argilla lungo 4,5 km che sta scivolando a valle, causando crolli e danni alle case.

Eventi di questo genere sono prevedibili. Gli esperti stimano che il 90% dei comuni siciliani sia a rischio frana, mentre a livello nazionale il 75% è a rischio idrogeologico.

Eppure uno stanziamento di 99 milioni del PNRR, apposito per Niscemi, non è stato utilizzato.

Tutto ciò inchioda alle loro responsabilità l’insieme della classe dirigente dell’isola, la Protezione civile e il  governo centrale.

Ora, alcuni di questi politicanti, tra cui il ministro Musumeci, ex presidente della Regione siciliana, fanno lo scaricabarile.

La frequenza di questi eventi in 10 anni si è decuplicata in seguito ai cambiamenti climatici, che comportano venti sempre più forti, mareggiate sempre più potenti, siccità, alluvioni, piogge intense che durano giorni e giorni.

Proprio il Mediterraneo è uno dei mari  maggiormente riscaldato, foriero di eventi come il ciclone Harry che ha sconvolto le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna, anche in questo caso con una stima di diversi miliardi di danni. Forse tale ciclone è stato la causa scatenante del disastro di Niscemi.

Di questi eventi gli esperti hanno individuato le cause e i metereologi li registrano da decenni. Eppure si è lasciato che il 29% delle coste calabresi e siciliane fosse cementificato; quanto poi (poco) si è fatto per fronteggiare le mareggiate si è dimostrato inefficace.

Il governo Meloni nel negare, assieme al suo padrino Trump, i cambiamenti climatici mente sapendo di mentire. La premier fece in Romagna due passi con gli stivali e ora un sorvolo in elicottero. La sua “vicinanza”si fa sempre più nervosa, tant’è che ai cronisti chiede bruscamente di farsi da parte e ai cittadini che hanno perso tutto di “non fare piazzate”.

Per il governo le frane e gli eventi meteo estremi sono solo fastidiosi problemi. I quattrini servono per il Ponte sullo stretto, il riarmo, i desiderata di Confindustria, la TAV, non per le popolazioni che “hanno poca voglia di darsi da fare!”. E infine la trovata che cava le castagne dal fuoco: “che si assicurino!” a beneficio di compagnie di assicurazione, fondi, banche.

Il problema dei disastri connessi ai cambiamenti climatici è tuttavia ben più vasto e chiama in causa i rapporti di produzione capitalistici e il dominio della borghesia che ha aggravato i contrasti esistenti fra nord e sud del paese. In una fase di aggravamento della crisi generale del capitalismo questa classe ha solo visioni di breve periodo, utilizzando per il massimo profitto immediato e la conservazione di inauditi privilegi ogni investimento pubblico e privato.

Anche per questo diciamo che serve il rovesciamento di questi rapporti per mezzo della rivoluzione e l’instaurazione del socialismo.

Sui disastri ambientali va costruito un ampio fronte di opposizione  raccogliendo, coordinando ed estendendo quanto già in piedi. Ad es., in Sicilia, l’opposizione di massa alla costruzione del Ponte.

Invitiamo perciò le forze coscienti, i proletari, le donne e gli uomini delle masse oppresse a mobilitarsi e organizzarsi.

Quella di Niscemi è un’emergenza nazionale, come lo fu molti anni fa il terremoto del Belice e dell’Irpinia. I fondi per affrontarle con misure adeguate ci sono: vanno dirottati dagli stanziamenti per il Ponte e per il riarmo! Esigiamoli!

3 febbraio 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato