NO alla controriforma della giustizia borghese! NO alla svolta autoritaria e repressiva del governo!
Con una forzatura di stampo autoritario il governo Meloni ha indetto la data del referendum sulla legge Nordio, una controriforma della giustizia borghese, per il 22 e 23 marzo 2026.
La data del referendum è stata indetta dal governo senza aspettare l’esito della raccolta delle firme in corso al fine di avvantaggiarsi nella campagna per il SI manipolando e condizionando l’opinione pubblica. Può infatti contare sul controllo dei principali media, sull’appoggio economico e tecnico dei capitalisti dei social network, delle agenzie pubblicitarie, delle banche e degli industriali che aspirano ad un “cambiamento della giustizia” favorevole ai loro interessi. A nulla è valso il ricorso al TAR presentato dai giuristi promotori della raccolta di oltre 500 mila firme per il referendum.
Il referendum ha un evidente carattere politico, come la controriforma Nordio è un fatto squisitamente politico. Non si voterà solo sulla separazione delle carriere (un obiettivo della loggia P2 di Gelli), come racconta la propaganda governativa. Il punto chiave è la sostanziale ridefinizione degli equilibri fra potere giudiziario e potere esecutivo, indebolendo il primo e rafforzando il secondo, liberandolo da controlli esterni e aumentando il controllo politico sui magistrati.
La controriforma della magistratura é un aspetto di quel processo di fascistizzazione dello Stato portato avanti dal governo Meloni, che vede il varo di un nuovo pacchetto “sicurezza” e avrà come prossimo passaggio fondamentale quello del presidenzialismo, per unificare il blocco della reazione.
Questo disegno reazionario volto ad accentuare il potere arbitrario della cricca di Palazzo Chigi si inserisce in un contesto di aggressività imperialista, in un periodo gravido di conflitti, di militarismo e minacce di guerra, che già si combatte in numerosi paesi, minacciando di protrarsi a lungo e di estendersi.
Per i comunisti la ragione della propaganda per il NO non sta nella difesa liberal-borghese della indipendenza e della autonomia della magistratura. Non si incentra sulle carriere dei magistrati o sulla divisione del Csm, questioni lontane anni luce dalle condizioni di vita e di lavoro delle grandi masse.
Nemmeno ci illudiamo su una giustizia “uguale per tutti”. La magistratura è un apparato dello Stato borghese la cui funzione fondamentale è dominare e opprimere le classi subalterne. I giudici legalizzano e consolidano questa oppressione della maggioranza da parte di una minoranza, a cui va posto fine con la rivoluzione proletaria.
Allo stesso tempo, non possiamo ignorare i problemi politici e la lotta politica attuale, la posta concreta che è in gioco nel referendum.
I nostri compiti collegano strettamente la lotta per la rivoluzione socialista a quella per le giuste rivendicazioni democratiche, contro la reazione imperialista, utilizzando tutte le aspirazioni democratiche negate dal capitalismo contemporaneo per preparare la vittoria del proletariato sulla borghesia.
Oggi la violenza borghese, la demagogia, l’inganno e la repressione sostituiscono le libertà democratiche, i diritti, la partecipazione popolare agli affari politici, suscitando l’indignazione e la resistenza in larghi strati delle classi lavoratrici.
La reazione galoppante dei gruppi del capitale finanziario, delle forze della conservazione e del privilegio, che tramite un governo di estrema destra smantellano gradualmente la Costituzione democratica borghese del 1948 e portano avanti la politica di guerra, acuisce l’antagonismo fra le tendenze antidemocratiche dell’imperialismo e le grandi masse sfruttate e impoverite che desiderano le libertà politiche e la giustizia sociale.
Masse che si educano attraverso la lotta per la democrazia alla rivoluzione socialista che abolirà la proprietà privata dei mezzi di produzione e garantirà il pieno sviluppo della democrazia, la partecipazione diretta dei lavoratori a tutti gli affari politici, economici, giudiziari, etc.
Con queste premesse, il NO alla controriforma della giustizia che esprimiamo è il rifiuto dell’intera politica interna ed estera del governo reazionario e guerrafondaio di Meloni, un rifiuto che si inscrive nella lotta per la rottura del sistema capitalista-imperialista.
È un NO all’autoritarismo, alla prepotenza, alla repressione e al fascismo.
Un NO ai salari da fame, alla precarietà, agli omicidi sul lavoro, al peggioramento delle condizioni di lavoro, ai tagli alla sanità e all’istruzione pubblica, alle pensioni.
Un NO alla politica di guerra, alla complicità con Israele, al riarmo e alle leggi “sicurezza”,
Un NO al ponte di Messina e alla Tav, ai devastatori dell’ambiente protetti da chi governa il paese, alla corruzione diretta dal grande capitale in tutti i settori della vita economica e sociale.
E’ un NO per il pane, la pace e la libertà!
È dunque un chiaro messaggio di protesta sociale non solo della controriforma della giustizia e dei suoi meccanismi truffaldini, ma dell’instaurazione di un regine reazionario, del proposito fascista di eliminare i diritti dei lavoratori, come il diritto di sciopero.
Una valanga di NO al referendum del 22 e 23 marzo, senza smettere un solo minuto di lottare, nei luoghi di lavoro e nelle strade, con gli scioperi e le dimostrazioni, avrà l’effetto di un terremoto politico con epicentro a Palazzo Chigi.
Contribuirà a sviluppare nuovi rapporti di forza, a determinare un positivo cambiamento di animo nelle masse popolari, a indebolire il governo e a porre il movimento delle masse in una situazione migliore.
Nuovi settori della classe si sentiranno incoraggiati ad affrontare il governo dei padroni e si creeranno condizioni più favorevoli per spazzarlo via con la lotta nelle fabbriche e nelle piazze.
Per cui votiamo e facciamo votare NO il 22 e 23 marzo, mentre continuiamo a mobilitarci, a unirci e organizzarci per gli interessi e le libertà della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati, per la rivoluzione e il socialismo.
29 gennaio 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
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