Ondate di calore: niente sicurezza, niente produzione

Con le ondate di caldo causate dal capitalismo che ha deteriorato gli equilibri dell’ecosistema dovremo fare i conti a lungo.

Ma il caldo non è uguale per tutti: i borghesi hanno i mezzi per difendersi; i proletari invece rischiano, si ammalano e perdono la vita ogni giorno.

Si stima che le temperature estreme, sopra i 35 gradi, provochino circa 4000 infortuni l’anno più o meno gravi, con un elevato costo sociale e economico

Diverse regioni hanno promulgato ordinanze che proibiscono di lavorare all’esterno nelle ore più calde.

Misure che sono insufficienti perché non coinvolgono tutte le categorie dei lavoratori.

Escludono ad esempio i rider e non considerano minimamente a rischio gli operai delle fabbriche che sono costretti a lavorare in capannoni  chiusi e non ventilati, con macchinari che sprigionano calore mentre i dirigenti negli uffici stanno al fresco con l’aria condizionata.

Servono a ben poco anche le misure prese dal governo che come tutte le estati si rende conto del problema quando il caldo è già arrivato.

I fondi per la cassa integrazione da calore sono stati più che dimezzati rispetto allo scorso anno e non comprendono le settimane di giugno in cui si sono avuti i picchi di caldo.

I malori, gli infortuni e le morti provocate dal caldo sono il risultato della sete di profitto, dato che i padroni impongono di lavorare in condizioni insostenibili pur di non sospendere l’estrazione di plusvalore.

La nostra vita e la nostra salute non devono essere sacrificate al meccanismo di valorizzazione del capitale.

Nelle condizioni di caldo estremo è imperativo adottare misure preventive per evitare gravi infortuni e garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il lavoro deve essere fermato quando le temperature raggiungono i 35 gradi, anche se percepiti.

Esigiamo che gli orari siano rimodulati per evitare le ore più calde.

Esigiamo che le aziende prevedano più pause e mettano a disposizione acqua fresca e locali freschi dove effettuare le pause.

Esigiamo che le direttive date dalle regioni siano rispettate e che gli organi preposti ai controlli ne verifichino l’attuazione.

Chiamiamo i delegati sindacali e i delegati RSU affinché fermino la produzione ogni volta che la sicurezza dei lavoratori e degli operai è messa a rischio.

I padroni lo devono capire con le buone o con le cattive: senza sicurezza, col rischio di crepare, non si lavora!

Giugno 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

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