Opponiamoci in massa allo scippo del Tfr!

Il governo Meloni sta valutando di riproporre l’indirizzamento dei soldi del Tfr, il nostro salario differito, verso i fondi pensione. Un nuovo semestre di silenzio assenso, per defraudare i lavoratori del proprio Tfr.

Il meccanismo, come da fulgida idea del ministro Durigon (ex sindacalista dell’Ugl), dovrebbe inoltre prevedere un prelievo forzoso del 25% della liquidazione dei neo-assunti. Una vera e propria rapina di stato!

La giustificazione è sempre quella: l’insostenibilità del sistema pensionistico e le future pensioni da fame. Nessuna soluzione alternativa, nessun piano per favorire l’occupazione giovanile, nessuna proposta per tagliare i mille privilegi delle classi possidenti a favore del proletariato. Anzi aumenti contrattuali miserevoli, che non coprono neanche l’inflazione reale e riforme che riducono sempre più gli importi delle pensioni.

Per fortuna in tutti questi anni in cui sono entrati in vigore i fondi pensione, la maggioranza dei lavoratori dipendenti non si è fatta abbindolare.

Infatti, gli aderenti sono circa 3,9 milioni su circa 18 milioni di dipendenti. Nel pubblico impiego, viste le scarse adesioni si è dovuto attuare la fusione di più fondi per tenerli in vita.

In realtà il Tfr ha rispettato, sia pure in parte, la sua funzione: nei periodi di alta inflazione ha avuto +10% di rivalutazione nel 2022 contro le perdite medie tra il 10 e 11% della previdenza integrativa. In periodi di bassa inflazione ha mantenuto la linea e ha offerto rendimenti fra i più alti con deflazione e tassi negativi.

Se al momento i fondi integrativi sembrano aver raggiunto un periodo di stabilità, nel senso che non si sono verificati eclatanti casi di fallimento, non si può dire lo stesso nel passato, basta ricordare il crack del fondo del teatro Carlo Felice di Genova o quello di 40 milioni di euro della Cassa Ibi.

Questo è il capitalismo, e non si tratta di deformazioni causate dal cosiddetto liberismo, ma è la sua reale essenza predatoria della forza lavoro occupata e pensionata.

E dobbiamo aggiungere che anche sul fronte del Tfr i capi dei sindacati confederali sono di fatto complici, cogestendoli insieme ai datori di lavoro, e trasformandosi sovente in piazzisti degli stessi.

Invece di lottare per una vera riforma del sistema pensionistico, hanno sempre messo in campo un blando dissenso ai piani governativi (non ci scordiamo le tre ore di sciopero contro la legge Fornero) limitandosi a manifestazioni più di stampo folkloristico che di vera lotta.

Invitiamo tutti i lavoratori a esprimere chiaramente il loro dissenso contro l’ennesima fregatura, non aderendo e prestando la massima attenzione alla trappola del silenzio assenso!

Questo sistema non è riformabile. È il proletariato che ha nelle sue mani gli strumenti per migliorare le proprie condizioni di vita: riorganizzarsi come classe e ricostruire il Partito comunista per farla finita con il capitalismo!

Da Scintilla n. 148, ottobre 2024

 

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