Per un 2026 di lotta, unità, organizzazione!

Iniziando il 2026 auspichiamo lo sviluppo della solidarietà di classe, della resistenza al capitale e alle sue politiche affamatrici e di guerra, l’organizzazione necessaria al successo nella lotta al sistema capitalista-imperialista.

Che il Nuovo Anno porti a tutte le compagne e i compagni entusiasmo, ottimismo, convinzione della giustezza della causa degli sfruttati e degli oppressi.

Che veda importanti passi avanti nella battaglia per ridare al proletariato il suo partito indipendente e rivoluzionario. 

Spetta ai sinceri comunisti, agli elementi avanzati della classe operaia, ai giovani rivoluzionari compierli, basandosi sui principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.

Unirsi, organizzarsi, lottare per la rivoluzione e il socialismo!

1° gennaio 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

Di seguito un articolo tratto dall’ultima edizione di “Scintilla”, giornale comunista.

 Per l’unità di azione del movimento operaio e sindacale

L’autunno ha visto nel nostro paese un’acutizzazione dei contrasti di classe e un ampliamento del fronte di lotta, visibile nelle manifestazioni con milioni in piazza (22 settembre, 3 e 4 ottobre).

Caratteristiche più significative di questo ciclo di lotte sono stati: il ruolo di alcuni settori di proletariato, come i portuali, la spinta unitaria dei lavoratori dal basso e la massiccia partecipazione dei giovani.

Il ruolo dinamico svolto dalla resistenza palestinese, l’attivismo dei sindacati di base e di migliaia di realtà schierate contro l’occupazione e il genocidio, la politicizzazione e la radicalizzazione degli scioperi al grido di “blocchiamo tutto”, il travalicamento degli steccati legalitari e della moderazione sindacale con forme di lotta decise, hanno favorito una crescita dello slancio delle masse e del loro spostamento su nuove e più avanzate posizioni.

Le ragioni profonde di questa ripresa della mobilitazione possono essere trovate nella risposta all’offensiva capitalista e imperialista che urta contro una maggiore capacità di resistenza operaia e popolare, al peggioramento delle condizioni  di vita e lavoro che determina una crescente insoddisfazione operaia, nell’impoverimento, nelle aggressioni imperialiste e sioniste, nella repressione e nella conseguente azione di solidarietà internazionale.

Tutto ciò induce settori di classe e delle masse a rimettersi in movimento praticando metodi di lotta più attivi.

Mentre matura la ripresa del movimento operaio e sindacale, procede la crisi dei sindacati riformisti e delle direzioni collaborazioniste, che vanno sempre più a destra.

Questa crisi si è espressa in particolare nella Cgil, dopo i referendum persi, in due forme: con le azioni di recupero verso una base orientata alla lotta e sempre più sfiduciata e critica verso i vertici sindacali (v. lo sciopero generale del 3 ottobre) e nella politica divisionista e isolazionista (v. lo sciopero generale del 12 dicembre).

Tuttavia, i nemici dell’unità di classe non sono solo i collaborazionisti e gli opportunisti di destra, ma spesso anche i dirigenti dei sindacati di base e dell’“ala sinistra” della socialdemocrazia che nonostante la sua fraseologia pseudo-rivoluzionaria svolge un ruolo oggettivo di sostegno sociale della dittatura borghese.

Il limitato effetto di blocco dello sciopero del 28 novembre, e la modesta partecipazione, specie operaia, alle manifestazioni indette per il 28 e il 29 novembre hanno mostrato come l’atteggiamento autoreferenziale dei promotori (in primis la USB) e della CGIL, unito all’errata comprensione della “tregua” in Palestina, stia disperdendo il patrimonio di lotta, di adesioni e di combattività, determinatosi nei mesi scorsi.

Il divisionismo sindacale e il socialdemocraticismo politico indeboliscono l’azione e l’organizzazione della classe, ne frenano lo slancio, frustrano e disperdono le sue rivendicazioni e aiutano il capitalismo e i suoi governi a realizzare la loro offensiva contro il livello di vita del proletariato.

Oggi nessuna realtà sindacale è in grado di realizzare rapporti di forza all’altezza della situazione. L’unità di forze disponibili alla lotta rappresenta dunque una condizione imprescindibile per avanzare.

Perciò va condotta una polemica implacabile contro gli elementi scissionisti di destra, che vedono come estremisti i lavoratori aderenti ai sindacati di base, e quelli di “sinistra”, che concepiscono come reazionaria tutta la massa degli aderenti ai sindacati confederali. Entrambi disprezzano l’unità del movimento operaio e sindacale.

Deve essere sviluppata una lotta per l’unità di tutti i lavoratori che si battono per gli stessi interessi di classe, in grado di superare le divisioni imposte dalle varie sigle che agiscono con logiche concorrenziali ed egemoniche. L’adesione a questa o quella sigla va sempre subordinata all’interesse generale della classe. È il desiderio di unità e di lotta contro il comune nemico, il capitalismo sfruttatore e i suoi governi, che deve affermarsi!

Naturalmente, l’unità non va conseguita “a ogni costo” (cioè capitolando di fronte alle burocrazie sindacali), ma sul terreno della lotta di classe contro lo sfruttamento e la reazione, contro la politica di austerità e di sovvenzione ai monopoli bellici, praticando la democrazia proletaria nelle assemblee e nei sindacati, unendo sulle piattaforme di lotta gli operai organizzati e non.

La linea da seguire non è quella del “blocco” indifferenziato con i capi e le burocrazie sindacali riformiste, opportuniste e settarie, ma quella del fronte unico alla base, come principale mezzo di mobilitazione di classe contro il capitale.

Il clima di guerra e il crescente pericolo fascista pongono questa tattica come improrogabile e di vitale importanza per il proletariato.

Gli operai sono spinti verso questa tattica da tutto lo svolgimento degli avvenimenti, dalla fine delle illusioni riformiste, dalla crisi del riformismo e della socialdemocrazia, dalla limitatezza pratica e nell’orizzonte angusto dei dirigenti dei sindacati di base.

Il punto di partenza e il contenuto essenziale del fronte unico proletario consiste nella difesa degli interessi economici e politico immediati della classe operaia, contro la reazione e la repressione.

Le forme di questa tattica dipendono dalle condizioni della lotta di classe.

Oggi applicare largamente la tattica di fronte unico alla base nel concreto significa:

  • realizzare scioperi e mobilitazioni unitarie, come mezzo più adeguato per respingere le offensive dei padroni e del governo, lanciando appelli in tal senso;
  • denunciare e condannare la pratica degli scioperi e delle manifestazioni separate che dividono e indeboliscono la lotta, intensificare la lotta contro gli scissionisti, i settari e la parte più reazionaria dei sindacati;
  • difendere il diritto di sciopero, che è attaccato frontalmente dal governo, scioperando in massa nei luoghi di lavoro spingendo tutti i sindacati a un’azione comune;
  • estendere la solidarietà di classe fra le lotte e verso tutti i proletari colpiti dalla repressione, dai licenziamenti politici, dalle espulsioni dai sindacati;
  • ampliare il coordinamento e stringere accordi di lotta, a breve o lunga scadenza, fra organizzazioni di base dei lavoratori contro i nemici della classe operaia;
  • stabilire piattaforme di lotta unitarie e liste comuni nelle elezioni sindacali, dare impulso alla democrazia reale e alla partecipazione;
  • costruire organismi proletari dal basso, di classe, elettivi (comitati di lotta) per la più ampia mobilitazione di massa, partecipando assieme alle manifestazioni e agli scioperi;
  • lavorare in seno a tutti i sindacati aventi base di massa, conquistando posizioni elettive, seguendo la tattica del fronte unico dal basso per sottrarre le masse operaie all’influenza dei riformisti e degli opportunisti di ogni tipo, sviluppare l’opposizione di classe conquistare gli operai socialdemocratici;
  • battersi per la creazione di una larga coalizione popolare antifascista e antimperialista, sostenendo le rivendicazioni di quegli strati di lavoratori che non sono in contrasto con gli interessi generali del proletariato.

Ciò naturalmente non ha nulla a che vedere con il “campo largo” o con alleanze elettoralistiche.

Affinché questa linea possa affermarsi è necessaria l’attività dell’elemento cosciente e organizzato.

In quanto sostenitori degli interessi dell’intero movimento operaio e del suo futuro, difensori intransigenti della sua indipendenza politica e ideologica, sappiamo che per realizzare un largo fronte unico alla base e rafforzare la lotta contro gli ostacoli per lo sviluppo dell’unità di azione delle masse operaie la chiave sta nella partecipazione diretta dei comunisti e degli operai avanzati e combattivi, così come nell’esistenza di una forte frazione sindacale rossa.

Perciò chiamiamo i migliori elementi del proletariato a discutere e praticare la linea di massa da noi proposta, a stringere contatti e unirsi nel lavoro di ricostruzione del partito, la parte più avanzata e cosciente della classe, lo strumento indispensabile per portare alla ripresa e alla vittoria il processo rivoluzionario nel nostro paese e a livello internazionale.

Senza partito siamo niente, col partito saremo tutto!

Da Scintilla n. 156, dicembre 2025

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