Pomigliano: si torna a scioperare in massa

Nello scorso numero del giornale denunciavamo la situazione nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, dove migliaia di operai sono sottoposti allo stillicidio della cassa integrazione, a ritmi lavorativi da record olimpionici, flessibilità selvaggia con spostamenti di reparti comunicati all’ultimo minuto, trasferte coatte, sabati lavorativi e “messe in libertà” a discrezione del padrone, migliaia di infortuni e malattie professionali con un numero crescente di RCL (operai con ridotte capacità lavorative), “premi” salariali che restituiscono una millesima parte del plusvalore estorto sulle linee produttive.

Scioperi veri in fabbrica: era ora!

E proprio a Pomigliano sono ripartiti dal 10 maggio scorso gli scioperi di massa (adesioni all’80%) su entrambi i turni, prolungati rispetto le ore proclamate e proseguiti per più giorni, con i cortei interni malgrado divieti e provocazioni aziendali…non i finti scioperi dei sindacati collaborazionisti e filo-aziendali.

Scioperi e proteste contro la sistematica intensificazione dei carichi e dei ritmi di lavoro per elevare il grado di sfruttamento degli operai, con il corrispondente aumento della quantità  di lavoro non pagato estorto agli stessi operai; contro le vergognose condizioni di igiene e sicurezza in cui vengono lasciati gli operai nei reparti e negli ambienti di fabbrica, contro la creazione di nuove aree di lavoro in capannoni fatiscenti; contro l’insopportabile regime da caserma e i continui ricatti imposti dalla gerarchia di fabbrica e dai falsi rappresentanti sindacali.

Le conseguenze di quattro giorni di scioperi si sono fatte sentire, eccome: la produzione di migliaia di autovetture fra Panda e Tonale è stata fermata con gravi perdite per il capitale; di fronte alla minaccia dell’astensione del lavoro, l’azienda  ha dovuto anche fare marcia indietro sulle comandate al lavoro straordinario di sabato.

Con la prima settimana di scioperi a maggio gli operai di Pomigliano hanno incrinato la diga che l’azienda ha costruito a partire dal “Piano Marchionne”, fatto passare nel giugno 2010 con un referendum truffaldino, e dall’accordo separato con Fim-Cisl e Uilm: uno schema padronale poi esteso a tutte le aziende del gruppo Fiat.

Proprio grazie a quel vergognoso contratto, da allora si sono imposte condizioni di lavoro sempre più estenuanti, si sono colpiti gli operai combattivi che lo contestavano, sono stati messi all’angolo i sindacati conflittuali, mantenuta la deportazione a Nola di 316 operai, bloccati gli scioperi che colpivano duramente la produzione per il profitto.

Ma questa diga eretta sulle spalle degli operai non poteva durare all’infinito.

La pressione creata dal malcontento, dalla rabbia, dall’insostenibilità della condizione lavorativa, dallo schifo dei sindacalisti gialli pronti a genuflettersi davanti ogni richiesta padronale, ha creato una falla che ora va allargata ed estesa ad altri stabilimenti.

Dignità e riscossa operaia

Il grido di “Dignità-dignità” con cui gli operai hanno abbandonato le loro postazioni di lavoro incrociando le braccia e coinvolgendo i loro compagni di lavoro nello sciopero, non deve essere sottovalutato.

Il capitale non solo sfrutta gli operai a sangue, ma calpesta la loro dignità umana, li mortifica, li aliena, li espropria, li mette in concorrenza uno con l’altro, li tratta come schiavi.

Questo grido è un segnale di rivolta e di riscossa contro un sistema basato sulla schiavitù salariale e i suoi galoppini sindacali; perciò deve essere valorizzato e ripreso, accompagnato da altri slogan che mettano in luce la necessità di abolire il regime capitalistico, di realizzare il potere del proletariato in fabbrica e nella società.

L’eco dello sciopero operaio di Pomigliano è arrivato ben presto negli altri stabilimenti, dove pure nelle settimane scorse vi sono state azioni di protesta e scioperi: a Melfi, dove si contestano gli esuberi, si rivendica il ripristino della pausa di 10 minuti, occupazione e più salario; a Cassino, a Termoli, a Rivalta e più in generale in tutto il settore automobilistico che è alle prese con una pesante ristrutturazione che determina licenziamenti e peggioramento delle condizioni lavorative.

Obiettivi immediati e strategici

Una lotta che in Stellantis deve avere come obiettivi concreti l’abolizione del contratto aziendale separato, la reintroduzione del Contratto collettivo nazionale di categoria, il ritiro delle nuove cadenze, la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro che hanno portato gli operai ad essere spremuti come limoni, forti aumenti salariali, il miglioramento delle condizioni lavorative e la tutela della sicurezza e della salute sul posto di lavoro, la fine delle discriminazioni verso gli RCL, il ripristino in fabbrica dei diritti e delle tutele operaie.

E’ la stessa struttura della rappresentanza sindacale in fabbrica che viene messa in crisi irreversibile dagli scioperi degli operai di Pomigliano.

La battaglia operaia avviata a Pomigliano va dunque proseguita, ampliata a livello nazionale e radicalizzata.

Non illudiamoci sul ruolo che potrà giocare la Fiom-Cgil, che cercherà di sottrarsi dalla spinta operaia dal basso e dalla intransigenza padronale dall’alto cercando di recuperare scampoli di concertazione. Infatti ha già sospeso gli scioperi e va a Parigi a chiedere di incontrare Tavares, mentre i sindacalisti gialli chiedono all’azienda “verifiche” ….

Affidarsi alla burocrazia sindacale, che ha per finalità non la difesa intransigente degli interessi operai ma la loro conciliazione con quelli padronali, assieme alla difesa dei propri privilegi di gruppo, è un errore imperdonabile.

Sperare in aiuti che vengano da “fuori” (da chi, non essendoci alcun partito che rappresenta gli interessi della classe operaia?) è una micidiale illusione. Solo classe operaia salva sé stessa!

Spetta dunque agli operai e delegati stessi unirsi e organizzarsi per imporre i propri interessi con la lotta, continuando a colpire il padrone nella estrazione di plusvalore in fabbrica, a suon di scioperi che bloccano la produzione, specie nei punti strategici.

E’ sempre più necessario dar vita ad un coordinamento di delegati combattivi del gruppo, perché i problemi che si vivono a Pomigliano sono gli stessi di tutti gli stabilimenti Stellantis.

Il ruolo decisivo sarà giocato dagli operai avanzati, specie i più giovani che si formano nel fuoco della lotta e vanno oltre i limiti del sindacalismo, realizzando l’unione del movimento comunista con il movimento operaio, stringendosi con i comunisti in un solo reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato: il Partito comunista!

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