Putin e il simbolismo sovietico
In un articolo dal titolo “Sulla situazione in Ucraina”, apparso sulla rivista indiana Revolutionary Democracy di settembre 2022, il compagno Bikram Mohan, dopo aver denunciato il carattere imperialista e aggressivo della c.d. “operazione militare speciale” volta a salvaguardare gli interessi del capitalismo russo in Ucraina, si sofferma su un aspetto specifico della propaganda putinista: l’uso di simboli pro-sovietici.
La questione merita di essere approfondita, sia per le cause e le conseguenze che essa comporta, sia perché diversi “compagni di strada” sono irretiti e confusi da questa propaganda.
Il compagno Bikram osserva giustamente che dopo 30 anni di riforme devastatrici, vasti strati delle masse popolari russe mostrano comprensione e ammirazione nei confronti del passato sovietico. Di particolare importanza nell’ethos russo moderno e nell’orgoglio nazionale è la vittoria sulla Germania nazista e sul fascismo europeo ottenuta con la Grande Guerra Patriottica che fu diretta dal Partito bolscevico, sotto la guida di Stalin.
La grandezza e la potenza dello stato che si reggeva sull’alleanza operai-contadini, sotto l’egemonia della classe operaia, è un fatto storico inoppugnabile, con cui qualsiasi governo borghese in Russia deve fare i conti. Anche Putin, nonostante sia un nazionalista e un anti-comunista viscerale, è costretto specie in periodo di guerra ad adottare, in modo aperto o subliminale, una propaganda che si basa sulle vittorie del passato. Perciò il ricordo della vittoria sovietica sul nazi-fascismo è divenuto un elemento centrale e ricorrente del putinismo attuale.
L’elemento propagandistico pro-sovietico e gli appelli al sentimento comune anti-fascista delle masse oppresse russe sono usati per portare avanti una guerra di carattere imperialista, il cui carattere deve essere nascosto dietro gli slogan sulla “demilitarizzazione“ e “denazificazione” dell’Ucraina.
Senza dubbio lo sciovinismo di estrema destra e l’ideologia neofascista sono prevalenti nell’esercito ucraino, ma il regime di Putin non è in una posizione politica, ideologica e morale tale da poter denazificare, sia perché i suoi intenti sono oppressivi e volti a negare l’autodeterminazione della nazione ucraina, sia perché Putin stesso ha stretti legami con personaggi e organizzazioni neofasciste, come Dugin e il gruppo Wagner, così come con altre organizzazioni di estrema destra.
Lo scambio fra i criminali del battaglione nazista Azov e l’oligarca Medvedchuk è la riprova delle menzogne di Mosca. Putin è un consapevole anti-comunista e la sua ideologia è intrinsecamente anti-sovietica e anti-leninista, come abbiamo dimostrato in diversi articoli pubblicati su Scintilla.
Tuttavia, il suo atteggiamento “liberale” verso simbolismo sovietico e la storia sovietica ha diffuso speculazioni totalmente infondate circa una sua presunta svolta ideologica. In realtà, Putin sta utilizzando opportunisticamente il gradimento di ampi settori del popolo russo verso il passato sovietico per i propri scopi politici e per la propaganda di guerra.
Più il regime putinista si troverà in difficoltà, più si impantanerà in Ucraina e più spesso e con maggiore intensità farà emergere il simbolismo sovietico per compattare e deviare le masse che sopportano il peso della guerra.
Non è dunque un caso che negli ultimi mesi la bandiera rossa simbolo della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista, con la falce il martello e la stella, stia apparendo sempre più spesso. Ad esempio, essa viene esposta nelle parate militari ufficiali e sventola su alcuni carri armati russi in Ucraina. I media russi danno persino risalto al fatto che la bandiera rossa della vittoria sventola nelle città dove sono state espulse le forze armate ucraine. Anche i cosmonauti russi hanno fatto sventolare il glorioso vessillo, in una operazione di forte impatto simbolico e mediatico.
Con ciò Putin vuole far passare l’idea che la guerra in Ucraina è una guerra antifascista, contro un regime fascista sostenuto e armato da USA e UE, e non una guerra inter-imperialista in cui l’imperialismo russo sta cercando di difendere a spada tratta la propria sfera di influenza e il proprio mercato, perpetuando lo status di dipendenza dell’Ucraina, paese conteso da più di un decennio fra USA e UE da un lato e Federazione Russa dall’altro lato. Putin deve apparire come il salvatore della Russia contro l’aggressione del fascismo europeo.
Ad un certo livello, si sta posizionando per essere considerato positivamente, tanto quanto Stalin è considerato oggi Russia. Perciò è della più grande importanza sottolineare che l’ideologia e gli obiettivi politici e strategici di Putin non hanno niente a che fare col passato glorioso dell’Unione sovietica di Lenin e Stalin.
Ma c’è un altro aspetto rilevante che il compagno Bikram mette in luce. Il regime di Putin si è alleato con gli eredi del PCUS revisionista, che oggi sono rappresentati principalmente dal Partito comunista della Federazione russa (PCFR). Il PCRF costruisce la sua retorica a favore dell’ingiusta guerra di spartizione in Ucraina basandosi sul necessità di sradicare il fascismo e l’aggressione occidentale. Inoltre, il PCFR insiste sul fatto che il non portare sino in fondo l’operazione militare in Ucraina avrebbe serie conseguenze per la Russia.
Non è un caso. Il revisionismo è sempre dalla parte del capitale e contro gli interessi della classe operaia, indipendentemente dall’epoca storica o dagli stadi sociali di sviluppo. Oggi il PCRF è dalla parte del capitale russo, così come il moderno revisionismo era contro la classe operaia ed il socialismo nell’Unione sovietica e negli altri paesi del blocco orientale. Il PCFR, come altri partiti revisionisti, non riconosce l’imperialismo russo perché è un suo alleato permanente.
Il sostegno allo sforzo di guerra di Putin è il sostegno al carattere distruttivo e aggressivo dell’imperialismo: ciò non ha niente a che fare con la lotta per riedificare l’Unione Sovietica di Lenin e Stalin. I revisionisti di oggi si sono alleati col regime di Putin e appoggiano una guerra imperialista nella quale vengono uccisi russi ed ucraini a decine di migliaia, creando danni irreparabili ad altre migliaia e milioni di persone. Una sofferenza indicibile che è imposta nel nome degli interessi politici, economici e strategici degli opposti imperialismi.
La bandiera sovietica della vittoria non c’entra nulla con questa sporca guerra. Non ci devono essere ambiguità nella lotta contro la guerra inter-imperialista. Il fare appello ai sentimenti pro-sovietici e antifascisti delle masse russe è un atto politico e propagandistico falso e disonesto e come tale deve essere denunciato e smascherato.
Putin e i revisionisti si stanno appropriando indebitamente dei simboli e della gloriosa storia dell’Unione Sovietica socialista, sfruttano le giuste aspirazioni di vasti strati sociali russi che aspirano all’emancipazione sociale, alla pace e alla fratellanza dei popoli, che l’Unione sovietica di Lenin e Stalin aveva conquistato. L’aggressione contro l’Ucraina non è negli interessi del popolo ucraino e tanto meno della classe operaia di Russia.
Spetta dunque ai comunisti (marxisti-leninisti) di ogni paese svelare la vera natura di classe della infida propaganda putinista e revisionista, spiegare alla classe operaia e alle masse popolari che dietro questo simbolismo ci sono i rapporti capitalistici di produzione e una guerra di spartizione imperialista, combattere apertamente le posizioni social-scioviniste.
Il bisogno del regime di Putin di ricorrere ai simboli sovietici e all’antifascismo per giustificare la guerra rappresenta una contraddizione che mette in luce la debolezza del putinismo. Ma in esso si esprime anche un importante cambiamento di atteggiamento nei sentimenti delle masse oppresse russe nei confronti delle vittorie dell’Unione Sovietica socialista, mentre il modello neo-liberista adottato da Putin è in grave crisi, aggravato dalle sanzioni occidentali.
La guerra in Ucraina accelererà solamente la bancarotta del regime putiniano e del capitalismo in Russia. Allo stesso tempo avvicinerà la rivoluzione che libererà di nuovo la Russia dal capitalismo e dall’imperialismo, ricostruendo il socialismo proletario.
Da Scintilla n. 127 – ottobre 2022
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