Quale alternativa?

Negli ultimi mesi sono tornate di moda formule e proposte politiche  quali l’“alternativa politica” e la “vera alternativa”, l’”alternativa concreta”, il “governo che attui la Costituzione”, il “fronte costituzionale”, il “fronte ampio, quello “plurale”, e via dicendo.

Diverse forze e soggetti, dalla maggioranza di Rifondazione ai Carc, dai vari fronti, “partiti” e forum comunisti, fino a intellettuali come Montanari, si sono esercitati a lanciare queste formule e proposte, che sono accomunate da un nauseante quanto illusorio elettoralismo.

In una versione o nell’altra, tutte queste formule e proposte di “alternativa” non hanno nulla a che vedere né con il governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati (punto di passaggio alla dittatura del proletariato, basato sulle organizzazioni proletarie), né con un governo di fronte popolare antifascista e antimperialista, la cui formazione è possibile e necessaria in condizioni di grave crisi politica e paralisi della borghesia.

La questione del governo e del potere viene impostata da queste forze in un modo che rappresenta una chiara deviazione opportunista di destra rispetto all’impostazione che il leninismo e la Terza Internazionale comunista hanno dato a tale questione, battendo vecchie strade togliattiane (un governo democratico “per la piena realizzazione della Costituzione repubblicana” fu l’obiettivo politico lanciato all’VIII congresso del PCI che sancì la svolta revisionista).

Il punto fondamentale da comprendere è la natura e il carattere di classe di queste formule e proposte. In esse è del tutto assente l’analisi marxista che individua le classi sociali non secondo le loro «condizioni di vita», ma secondo il posto che esse occupano nella produzione. Infatti, nessuna di esse si basa sul ruolo e la funzione rivoluzionaria della classe operaia; nessuna di esse pone come prospettiva l’uscita rivoluzionaria dalla crisi generale  capitalistica; nessuna di esse individua nella borghesia la classe nemica da colpire e da espropriare, per la trasformazione socialista del paese.

Ogni alleanza ha sempre una forza egemone, una direzione, che può essere espressione di questa o quella classe sociale.

Un’alleanza popolare senza la classe operaia alla sua base (fronte unico proletario) e alla sua testa come forza motrice, ovvero diretta dalla piccola borghesia o dalla borghesia democratica, è una proposta politica che lascia la guida del processo politico nelle mani dei riformisti o dei lberali, ponendo alla loro coda il proletariato.

Quando parliamo di egemonia (direzione) della classe operaia nelle alleanze di carattere popolare, ci riferiamo non solo al ruolo che dovrebbe svolgere il partito comunista, in quanto suo reparto di avanguardia organizzato e cosciente, al suo interno.

Direzione di classe significa lottare per realizzare organismi di questa alleanza popolare, non partitici, che siano nella mani di numerosi elementi combattivi di estrazione proletaria.

Un vera alleanza o fronte popolare, in cui i comunisti mantengano la più completa libertà di agitazione, di propaganda e azione politica, deve non solo includere nel suo seno i rappresentanti della classe operaia con le loro vitali rivendicazioni politiche ed economiche, ma vederli alla sua testa, nel vivo della lotta.

Questo aspetto fondamentale è del tutto ignorato, o marginalizzato, nelle formule e nelle proposte politiche che vengono lanciate, che al più si riferiscono a generici “movimenti di lotta per i diritti”.

Che una parte della piccola borghesia lavoratrice possa dare il suo appoggio a un fronte popolare (mentre un’altra parte della piccola borghesia dovrà essere paralizzata e neutralizzata), è non solo possibile, ma necessario per l’avanzamento del processo rivoluzionario. Ma questo processo non può e non deve essere diretto dai democratici inconseguenti, bensì dal proletariato.

Le formule di “alternativa” o “frontiste” che oggi vengono lanciate da revisionisti e opportunisti non s’inscrivono dentro una strategia che miri alla rottura rivoluzionaria della macchina statale borghese, ma nella vecchia e fallimentare “via parlamentare e pacifica”.

Costoro in definitiva sostengono che il problema dello Stato e del governo possa essere risolto nell’interesse delle masse lavoratrici in una forma che non sia quella della dittatura del proletariato, l’unica che può assicurare il passaggio alla nuova società.

Tale profondi limiti comportano che queste formule e proposte si esauriscano nella costruzione di fronti, coalizioni o alleanze egemonizzate da esponenti riformisti che puntano alla sconfitta del governo Meloni nelle urne per supportare un governo di tipo socialdemocratico che gestisca la crisi dell’imperialismo italiano.

Si tratta di un obiettivo che mira a recuperare elettoralmente i “delusi” della sinistra borghese, nonché settori di astensionismo, per ottenere qualche scranno parlamentare, spargendo illusioni sul mito della Costituzione borghese “inattuata” e sulla possibilità di governare il sistema capitalista-imperialista a favore delle masse sfruttate e oppresse.

I comunisti (m-l) non sono astensionisti per principio e sanno che è necessario approfittare, nelle forme adeguate  alla situazione concreta (boicottaggio attivo, partecipazione, presentazione, etc.), delle elezioni del parlamento borghese per educare gli elementi arretrati della classe e agire in un ambiente più favorevole, senza mai spargere illusioni e perdere di vista il grande fine.

Sono altresì estremamente interessati all’individuazione delle «forme di passaggio  e avvicinamento alla rivoluzione proletaria», cioè all’abbattimento della borghesia, secondo le preziose indicazioni di Lenin.

Nulla può sostituire l’esperienza politica compiuta da masse di milioni di lavoratori sfruttati, le quali devono comprendere cosa devono fare, qual è la via d’uscita dalla crisi generale del capitalismo, qual è il partito che merita la loro fiducia.

Proprio per questo motivo pongono attenzione alle proposte e alle formule politiche che vengono lanciate sull’”alternativa”, criticandole apertamente quando è necessario farlo, poiché slegate e contrapposte alla sola alternativa possibile e necessaria per trasformare radicalmente la società: il trasferimento rivoluzionario del potere da una classe a un’altra, dalla borghesia al proletariato.

Per avere un orientamento corretto sulla questione principale di ogni rivoluzione, quella del potere politico, per avanzare nella lotta per il partito comunista, è indispensabile la riappropriazione, da parte di tutti i proletari rivoluzionari, degli elementi fondamentali della teoria marxista-leninista, quale guida per la lotta di classe del proletariato, così come una battaglia condotta senza tregua contro tutte le forme di revisionismo (in Italia ve ne sono molte) e di opportunismo.

Da Scintilla n. 160, maggio-giugno 2026

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