Referendum del 22-23 marzo: un’importante vittoria politica che mette in crisi il governo Meloni e apre nuove prospettive di lotta

Il significato politico del voto

Nel referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 la maggioranza dei cittadini che si sono recati alle urne, facendo registrare un 59% di affluenza, ha sonoramente bocciato la controriforma dell’ordinamento giurisdizionale voluto dalle forze di destra (“legge Nordio”).

Con il 53,7% di NO le donne e gli uomini della classe operaia e delle masse oppresse, hanno ottenuto un’importante vittoria politica e inferto una pesante sconfitta al governo Meloni e ai gruppi del grande capitale che lo sostengono.

I milioni di euro spesi dalle destre in propaganda, l’uso dei media statali e pubblici, gli artifici demagogici, le menzogne ​​più vergognose, il discorso aggressivo e offensivo, il clientelismo e la vergognosa riduzione temporanea delle accise (a scapito della sanità pubblica), le previsioni volutamente sballate dei sondaggisti di regime, le numerose irregolarità registrate ai seggi, non hanno impedito la sconfitta delle forze della reazione e del privilegio.

Il referendum si è trasformato in una consultazione popolare sul governo. Le grandi masse hanno espresso un netto rifiuto delle politiche generali di chi governa il paese, della politica di austerità, autoritaria e guerrafondaia.

Nei circa 15 milioni di NO sono confluiti tutti i motivi di malcontento, di protesta e di opposizione alle politiche del governo Meloni, si sono riflesse molte ragioni del grande movimento di lotta che si è espresso nello scorso autunno.

I lavoratori e le lavoratrici, la gioventù proletaria e popolare, hanno punito il governo Meloni nelle urne, dicendo: NO, alla svolta autoritaria! NO all’austerità e al riarmo! NO alla guerra di Trump e Netanyahu! NO alle leggi “sicurezza”! NO allo smantellamento della sanità e dell’istruzione pubbliche! NO al carovita e alle riduzioni salariali! NO all’innalzamento dell’età pensionabile! NO alla criminalizzazione delle proteste sociali! NO ai pieni poteri a un governo antipopolare!

La netta vittoria del NO evidenzia il carattere minoritario di un governo espressione smaccata del capitale, mettendo in luce il suo distacco dalle masse e dalla situazione reale del paese. Significativa la vittoria del NO fra i giovani (al 61%), tra le donne,  nelle regioni meridionali, nelle zone industriali, nelle grandi città e nei loro circondari, dove più si soffrono le conseguenze dello sfruttamento e di politiche criminali.

I risultati del voto dimostrano che il governo non controlla nemmeno la sua modesta base elettorale. Le destre hanno perso 2,5 milioni di voti rispetto le elezioni del 2022. Non hanno legami organici e profondi con le classi sfruttate e gli strati oppressi. Tra la loro prepotenza organizzata di governo e la capacità di resistenza delle masse vi è un’enorme sproporzione.

Nuove prospettive di lotta

I risultati del referendum aprono un nuovo scenario politico nel paese. La vittoria contribuirà a sviluppare migliori rapporti di forza, a determinare un positivo cambiamento di animo fra i lavoratori salariati, ad aprire crepe e indebolire il governo, ponendo il movimento delle masse in una situazione più vantaggiosa.

Nuovi settori della classe e delle masse popolari si sentiranno incoraggiati ad affrontare il governo dei padroni e si creeranno le condizioni per spazzarlo via con la lotta nelle fabbriche e nelle piazze.

Il trionfo del NO al referendum è stato soprattutto il risultato dell’azione di numerose associazioni e organizzazioni di base, organizzazioni e movimenti progressisti, sindacalisti combattivi, di donne e uomini del popolo, di artisti e intellettuali democratici che hanno animato la campagna referendaria.

Questa vasta opposizione va unita e mobilitata con una politica di fronte unito antifascista e antimperialista, che veda la classe operaia alla sua testa come forza decisiva. Un’ampia e stabile coalizione popolare di tutti i settori delle classi lavoratrici, con un programma che ne rappresenti gli interessi, volto a sconfiggere la politica reazionaria e guerrafondaia della borghesia, capace di lottare per il pane, la pace e la libertà, di mettere fine al potere dei capitalisti e dei parassiti, per costruire una nuova società, per la democrazia dei lavoratori.

Spetta ai comunisti dare impulso a questa linea politica, che dovrà vedere nei prossimi 25 Aprile e il 1° Maggio significativi momenti di lotta e di unità.

Le manovre del governo e la risposta da mettere in campo

La vittoria del NO ha segnato una battuta d’arresto dei progetti reazionari che le destre perseguono, ma non dobbiamo farci illusioni. Nonostante questa sconfitta il governo continuerà a portare avanti la sua politica antioperaia, neoliberista, antidemocratica e guerrafondaia.

L’estrema destra al potere ha sentito il colpo. E’ stata sfiduciata dalle masse ed è politicamente più debole. Meloni si è sbarazzata di alcuni esponenti impresentabili, per salvare se stessa e il governo in cui si aprono crepe, ma ha ancora l’appoggio dei grandi monopoli e dei padroni, degli USA di Trump e dei sionisti, del Vaticano e dell’UE.

I partiti che sostengono il governo cercheranno di superare la crisi per continuare l’offensiva politica ed economica: mirano a una legge-truffa elettorale, spingeranno verso il presidenzialismo, approveranno nuove manovre antipopolari per tagliare quello che rimane di sanità, scuola e pensioni pubbliche, detassando i padroni e finanziando il riarmo e le avventure belliciste al carro della NATO.

La situazione politica è però cambiata con la valanga di NO e sarà più difficile alle forze più retrive e guerrafondaie mettere in atto i loro piani, perché dovranno affrontare un’opposizione operaia e popolare che si trova in migliori condizioni di prima. I contrasti di classe si accentueranno.

Non dobbiamo abbassare la guardia! Nessun attesismo! Il colpo di grazia al governo Meloni va dato proseguendo e unendo i torrenti di lotta, senza attendere le elezioni come vorrebbe l’opposizione parlamentare riformista, populista e liberale. Il governo va battuto nelle fabbriche e nelle piazze, con la lotta di classe!

Il problema fondamentale della situazione italiana non sono le primarie, è la discesa in campo del proletariato, in primo luogo quello industriale, unito nella difesa dei propri interessi politici ed economici. A quest’obiettivo dobbiamo lavorare incessantemente.

Il lavoro e i compiti dei comunisti organizzati

Nelle scorse settimane abbiamo svolto un ruolo di orientamento e chiarificazione, intervenendo nella campagna referendaria con la nostra propaganda.

In quanto comunisti (marxisti-leninisti) non diamo eccessiva importanza ai responsi delle urne, pur partecipandovi quando vi sono le condizioni, come in questo caso. Nessun significato e nessuna previsione aritmetica abbiamo dato alla parola d’ordine “votare NO”, che ha avuto come obiettivo quello di realizzare una mobilitazione delle forze del movimento operaio e popolare per spingerlo a una posizione di opposizione frontale e irriducibile al governo Meloni, approfittando del referendum per stringere legami con settori politicamente attivi ed elementi avanzati del proletariato.

A fronte di questa posizione, la campagna referendaria ha messo in luce l’infantilismo di organismi e circoli che si autodefiniscono comunisti, ma che non sanno andare oltre una volgare caricatura del marxismo e del leninismo. Realtà che non combattono le misure che precedono l’instaurazione di un regime autoritario su tutti i terreni, che ignorano la portata e le conseguenze dei problemi politici attuali, limitandosi a un’astratta e dottrinale predicazione pseudo-rivoluzionaria.

In questo caso, l’astensionismo politico è stato l’altra faccia della medaglia del NO borghese e piccolo borghese basato su contenuti illusori (“la legge è uguale per tutti”, “la magistratura difende i cittadini”…) e svianti (i tecnicismi sulla separazione delle carriere dei magistrati), dell’inerzia della burocrazia sindacale socialdemocratica.

I capi liberal-riformisti e populisti anche durante la campagna referendaria non hanno cessato di appoggiare politiche filo confindustriali, filo sioniste, filo NATO e filo UE. La lotta contro questi rappresentanti della borghesia e le loro posizioni è parte integrante della lotta contro la fascistizzazione dello Stato e della società, che va sviluppata intensificando l’intervento fra i lavoratori sfruttati che sono più direttamente minacciati dall’offensiva capitalista.

I nostri compiti collegano strettamente la lotta per la rivoluzione socialista a quella per le giuste rivendicazioni politiche ed economiche che sorgono dalla viva realtà, contro la reazione imperialista, gli inganni, la demagogia e la violenza borghese, utilizzando tutte le aspirazioni democratiche negate dal capitalismo monopolistico per preparare la vittoria del proletariato sulla borghesia.

Nel nostro paese la prospettiva non è quella di una seconda rivoluzione democratico borghese, ma quella della rivoluzione proletaria.  I problemi fondamentali della nostra società, posti dalla stridente contraddizione fra rapporti di produzione e forze produttive, non possono essere risolti in nessun altro modo che mediante la conquista del potere da parte della classe operaia, alla testa dei suoi alleati.

Le rivendicazioni di carattere democratico, la lotta contro la fascistizzazione del potere borghese, per le libertà e l’organizzazione indipendente dei lavoratori che sono soppresse dai governi borghesi, la lotta per l’occupazione e l’aumento del salario, la salute e la sicurezza dei lavoratori, etc., sono aspetti non separabili della lotta di classe del proletariato.

Su di esse occorre basarci per spiegare alle masse sfruttate e oppresse l’impossibilità di cambiare in modo sostanziale e definitivo la propria condizione nel regime capitalistico; per sviluppare la coscienza di classe indicando la necessità e la possibilità della rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista, mettendo al centro di questa lotta il proletariato, la classe più interessata a rovesciare questo sistema barbaro.

Una battaglia che non può avere successo senza il Partito politico indipendente e rivoluzionario della classe proletaria, strumento indispensabile per orientare e dirigere la lotta verso la rivoluzione proletaria, il socialismo e il comunismo. A tal fine rilanciamo l’appello ai comunisti e agli operai avanzati a cooperare, unirsi e organizzarsi.

25 marzo 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

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