Repressione e squadrismo in crescita
Da quando si è insediato il governo Meloni vi è stato un incremento della repressione e della violenza fascista.
Dalle cariche pesanti nelle piazze alla polizia nelle scuole, dalle accuse pesantissime per atti dimostrativi allo stillicidio di denunce, dai licenziamenti politici e dai fogli di via alle intimidazioni nei confronti di esponenti dei movimenti di lotta, dagli sgomberi delle occupazioni alle minacce esplicite verso attivisti politici e sociali, la stretta verso ogni forma di opposizione e di protesta sociale è evidente.
Queste “delizie” sono accompagnate da ordinanze e circolari per impedire e limitare le manifestazioni, l’attività politica.
Al quadro bisogna aggiungere le aggressioni fasciste come quella avvenuta ai danni di studenti a Firenze da parte di squadristi di Azione Studentesca, legata a FdI, il partito di governo di matrice neofascista.
Il ministro leghista Valditara ha coperto politicamente i picchiatori fascisti e minacciato gli insegnanti, spingendoli ad abbandonare il campo antifascista.
Ma quello di Firenze non è certo il solo episodio di violenza fascista.
Se ne contano numerosi, ai danni di immigrati, cittadini antifascisti, giornalisti indipendenti, così come vi sono stati atti vandalici nelle sedi sindacali e in occasione di presentazione di libri sulle foibe scritti da storici seri.
E’ evidente che i fascisti si sentono protetti e spalleggiati dal governo in carica.
Il sistema borghese è in un processo di decomposizione accelerata che si traduce in neoliberismo autoritario, in fascistizzazione dello stato e della vita sociale.
La sorveglianza, la repressione e lo squadrismo si accompagnano ai salari da fame, al continuo peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e disoccupati, alla povertà dilagante.
Aumenta dunque la pressione e la repressione sulle lotte proletarie e studentesche, contro chi si oppone nei luoghi di lavoro e nelle piazze alla politica reazionaria e guerrafondaia.
La borghesia si accanisce in modo particolare sui lavoratori e sui delegati sindacali che lottano per il salario, per il lavoro e per la sicurezza sui posti di lavoro, per la pace.
La repressione interna si sviluppa parallelamente alla politica di guerra sul piano esterno. Ne è l’inevitabile complemento.
Nessun paese imperialista e capitalista può infatti pensare di partecipare a una guerra per la spartizione delle sfere di influenza senza consolidare le sue retrovie, senza reprimere i proletari che lottano.
Quanto sta avvenendo mette in luce non solo l’aggressività, ma anche la debolezza politica del governo Meloni.
Il governo in carica è uno strumento della borghesia per mantenere l’ordinamento capitalista nella previsione dello sviluppo della lotta di classe nel nostro paese. Perciò agisce per impedirla, reprime e criminalizza i “nemici pubblici” e i migranti, restringe gli spazi di agibilità politica, le libertà democratiche frutto delle lotte. Sempre meno stato sociale, sempre più stato di polizia: ecco la sua ricetta!
Quale risposta? La solidarietà di classe verso chi subisce la repressione e le aggressioni è importante, perché “se toccano uno toccano tutti”. La pratica antifascista altrettanto. Ma ciò non basta. La lotta deve spingere all’unità di azione, al fronte unico, per sviluppare resistenza attiva ai piani reazionari, repressivi e guerrafondai della borghesia, per sconfiggerli.
Bisogna farla finita con il divisionismo e il settarismo delle lotte, bisogna raccogliere la vasta opposizione alla politica governativa che esiste nei posti di lavoro, nelle scuole, sul territorio, con appositi organismi di massa (come i comitati).
Per quanto riguarda i proletari rivoluzionari la crescente repressione può e deve trovare una sola risposta: l’organizzazione politica comunista!
Da Scintilla n. 132, marzo 2023
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