Ripresa di classe e sviluppo della politica di fronte unico proletario
Da più parti riceviamo e rintracciamo notizie più frequenti e numerose di lotte operaie di tipo difensivo su fabbriche anche piccole di poche decine di dipendenti, contro i licenziamenti e per l’attivazione degli ammortizzatori sociali, per l’applicazione ed il rispetto del contratto di lavoro o per il suo cambiamento quando ne vige uno di altra categoria. Inoltre lotte contro ritmi forsennati, turni insostenibili, condizioni di lavoro border line, senza rispetto alcuno per la salute, l’igiene, la sicurezza dei lavoratori.
Un segnale importante è la partecipazione di massa agli scioperi, quando vengono proclamati, che svuota stabilimenti e magazzini o ferma mezzi di trasporto.
Un altro dato è il carattere prevalentemente organizzato delle lotte. Non che non ci siano fermate e scioperi spontanei contro ritmi, turni, condizioni di lavoro infami, ma in genere vediamo che gli scioperi, i presidi ed altro accadono quando vi è chi li organizza: siano essi sindacati confederali che di “base”.
Tale carattere pone in rilievo l’aspetto organizzativo che carica di responsabilità chi in qualche modo un contatto con le masse lo mantiene.
Nelle realtà di vecchia o recente sindacalizzazione c’è una spinta alla lotta anche quando le politiche delle confederazioni, specialmente quelle i cui vertici sono impegnati nella collaborazione di classe e operano per mettere un freno o per agire affinché non ci siano sviluppi, allargamenti, collegamenti con altre realtà in lotta, vanno in senso contrario alla mobilitazione.
I segnali di questa ripresa sono evidenti anche nel caso della partecipazione a manifestazioni pubbliche, come quelle che CGIL e UIL hanno indetto in maniera “semiclandestina” contro il disegno di legge 1660, dato che i vertici di queste confederazioni non hanno alcuna intenzione di convocare manifestazioni apposite a carattere di massa.
La graduale ripresa delle lotte, in cui si accumulano elementi che porteranno ad un salto di qualità della risposta di classe, indica la pressante necessità di condurre le lotte e le mobilitazioni secondo la politica di fronte unico, che è politica unitaria di classe, tesa a battere il settarismo di sigla e a mettere al centro l’interesse generale della classe.
Questo significa che l’obiettivo da perseguire non è quello di procedere divisi o separati, e tanto meno di lasciare consistenti masse operaie in balia della burocrazia sindacale, specialmente quella collaborazionista.
Laddove si può contare su un segmento del movimento organizzato dei lavoratori (che può assumere diverse forme: organismo sindacale, corrente, coordinamento, convergenza con altre forze, etc.) occorre agire non per separarlo dall’insieme, ma affinché possa incidere sul resto della classe operaia alzando le bandiere più conseguenti, classiste e rivoluzionarie.
Sarà in ogni caso un preciso compito dei comunisti e degli operai avanzati quello di lavorare per forgiare la più ampia unità della classe operaia.
In nessun caso si deve cadere in una visione o una concezione esclusivista, settaria ed isolazionista, che pretenda di separare dall’insieme della classe un suo segmento combattivo, agendo esclusivamente per proprio conto con la giustificazione di voler evitare la contaminazione degli opportunisti e dei riformisti.
Si tratta invece di conquistare, organizzare e dirigere una forza avente propria capacità di azione ma, contemporaneamente, in grado di assumere compiti e responsabilità verso l’insieme della classe operaia e delle altre forze sociali che affrontano il capitalismo.
Il ruolo che può e deve giocare questa forza dipenderà molto dalle particolarità di una giusta politica sostenuta dai comunisti organizzati, che si materializzi in una pratica conseguente con detta politica e con gli interessi dell’insieme della classe operaia.
La politica di fronte unico è contemporaneamente volta a restituire protagonismo alla base con la costruzione di organismi unitari, di fabbrica e di territorio, coordinamenti e altro, aperti a tutti i soggetti della classe, senza distinzione di convinzioni etiche, religiose o politiche, di sigla di appartenenza, disponibili ad attivarsi per far vincere le vertenze e procedere ed allargare il movimento di lotta, portandolo nelle realtà arretrate o ferme, per una ripresa generale delle lotte.
Questa ripresa è un momento importante per la rimessa in piedi e lo sviluppo del movimento operaio, senza il quale viene a mancare un elemento chiave per la fusione con movimento comunista.
Al polo opposto serve ovviamente la ricostituzione del partito comunista basato sul marxismo-leninismo, favorita dalla formazione di una forte organizzazione “intermedia”.
Se organizzare e dirigere la lotta per le giuste rivendicazioni delle masse operaie è un compito ineludibile dei sindacalisti classisti, appoggiarsi sulle loro esperienze ed elevare la loro coscienza, politicizzarle ed inserirle nel dibattito sulla necessità della rivoluzione, del ruolo che devono svolgere per ridare alla classe il suo partito è obbligatorio per i marxisti-leninisti. Al lavoro, compagni/e!
Da Scintilla n. 148, ottobre 2024
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