Risale l’inflazione: un’altra mazzata per il proletariato e le masse popolari. Che fare?

Mentre l’UE e il governo reazionario di Meloni chinano la testa davanti ai diktat di Trump, mentre lo stesso governo approva il piano NATO di riarmo da 450 miliardi di euro, sulle famiglie dei proletari e degli settori meno abbienti cala di nuovo la mannaia dell’inflazione.

A luglio l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha raggiunto il 5,1% per i prodotti non lavorati. Le tariffe dei servizi e dei trasporti sono aumentate fino al 3,4%.

Gli aumenti graveranno sulle famiglie per una cifra annua che si aggira sui 535,50 euro, di cui 190,40 solo per le spese alimentari.

Una situazione che diverrà ancora più pesante con i dazi che causano inflazione.

I lavoratori e la povera gente, fra cui sei milioni che sono alla fame, saranno costretti a sacrifici e rinunce soprattutto nel settore alimentare, dove già da tempo si registrano cali di acquisti di carne e pesce.

Cresce anche la tendenza ad acquistare in sconto prodotti di scarsa qualità e vicini alla scadenza. Sempre di più sono coloro che devono rinunciare a curarsi.

Il fossato fra la borghesia da un lato, e il proletariato e le masse popolari dall’altro, si approfondisce.

L’inflazione colpisce i lavoratori perché abbassa il salario reale e aggrava il loro sfruttamento. Dal 2021 a oggi i salari hanno perso il 7,5%. La forza-lavoro si è deprezzata e i contratti nazionali di lavoro conclusi hanno recuperato solo una parte di quanto perso.

Anche le spese dello Stato, soprattutto quelle militari, ricadono più pesantemente sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari per mezzo dell’inflazione.

La questione che si pone è l’aumento generalizzato dei salari.

Nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nelle associazioni di massa, nelle manifestazioni di piazza, dobbiamo esigere forti aumenti dei salari; il ripristino del meccanismo della “scala mobile”; l’abolizione dell’Iva sui generi di prima necessità; una tassazione fortemente progressive su profitti ed extraprofitti, rendite, interessi, alti redditi; un’imposta straordinaria che colpisca i patrimoni della minoranza più ricca della società.

I proletari, le masse popolari, non sono responsabili della recessione e dell’inflazione e non devono pagarle. Devono pagare i padroni, i ricchi, i parassiti!  Via il governo della miseria e del riarmo!

Prepariamo e organizziamo la più energica lotta generale e simultanea per ottenere salari più alti, opponendoci al capitale e superando gli steccati creati dalla burocrazia sindacale. Approfittiamo di ogni occasione per scatenare la lotta per difendere i nostri interessi economici e politici.

Nella lotta fra capitale e lavoro sono i rapporti di forza a decidere. Dobbiamo perciò unirci e lottare contro lo sfruttamento e i salari da fame, i licenziamenti e la disoccupazione, contro il sistema dei padroni, per un Governo degli operai e degli altri lavoratori sfruttati che assicuri condizioni di vita e di lavoro dignitose e apra la via della società senza sfruttamento!

2 agosto 2025 (45° anniversario della strage fascista e imperialista di Bologna)

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

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