Risposta aperta a una lettera aperta
Alcuni giorni fa abbiamo ricevuto dalla segreteria del Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP) una “lettera aperta” (pubblicata in https://movimentorinascitacomunista.com) con la richiesta di prenderne visione.
In tale documento, il PCUP propone l’apertura di un “Tavolo permanente dei comunisti” su alcuni temi e obiettivi.
Non è nostro costume rimanere in silenzio o celare i nostri punti di vista, quando siamo interpellati. Rispondiamo quindi altrettanto apertamente alla “lettera aperta” del PCUP.
I comunisti non di rado si trovano ad affrontare il problema della collaborazione o della creazione di fronti comuni con altri partiti o organizzazioni politiche, sindacali, sociali, per questioni d’interesse comune.
Naturalmente, non possono essere in linea di principio contrari a ciò quando lo esigono gli interessi della causa della classe operaia, ma non considerano mai la collaborazione e i fronti come obiettivi fini a stessi, bensì come mezzi per avanzare nel processo rivoluzionario.
In questo senso è fondamentale:
– mantenere una posizione giusta, di principio e indipendente, basata sui principi del marxismo–leninismo e dell’internazionalismo proletario, priva di opportunismo e di settarismo;
– valutare la natura di classe e la posizione ideologica e politica delle forze che promuovono o partecipano alla collaborazione;
– considerare attentamente se attraverso la collaborazione vi sono le condizioni per affermare gli interessi generali del proletariato e il suo futuro, della rivoluzione socialista, senza mai metterli in ombra o sacrificarli in nome delle alleanze;
– sviluppare una lotta ideologica attiva per contribuire a riorganizzare e sviluppare il movimento operaio e comunista internazionale, affrontando i nodi di fondo della crisi che questo movimento ancora subisce, mettendo in luce le divergenze di principio che oggi impediscono la sua unità del movimento comunista.
Alla luce di ciò, la “lettera aperta, ci offre l’occasione per esporre alcune nostre considerazioni e conclusioni.
1. Il PCUP esordisce nella sua “Lettera aperta” affermando che è avvenuto un “cambiamento dei rapporti di forza mondiali, nell’ultima fase storica, a sfavore delle potenze imperialiste e a favore dei Paesi, degli Stati e dei popoli che tendono a liberarsi dal dominio imperialista”. Con ciò dimostra di non concepire l’imperialismo secondo l’analisi di Lenin, ma di identificare l’imperialismo solo con la politica aggressiva degli USA e di altri stati occidentali.
L’imperialismo non si riduce a uno o ad alcuni dei suoi rappresentanti, per quanto potenti possano essere. E nemmeno può essere ridotto a una “politica” estera di rapina, preferita dal capitale finanziario.
L’imperialismo è l’ultima fase del capitalismo, caratterizzata dal dominio del capitale monopolistico finanziario, che crea un sistema di spartizione del mondo “in proporzione al capitale” e “in proporzione alla forza”.
Le diverse potenze imperialiste (Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone, Germania, Regno Unito, Italia, Francia) sono elementi essenziali di questo sistema che è attraversato da acute contraddizioni che si vanno aggravando, causando lo scoppio di guerre imperialiste e reazionarie.
Per questo motivo non possiamo accettare l’idea secondo cui, per contrastare l’imperialismo statunitense, attualmente il più pericoloso, aggressivo e guerrafondaio, occorra appoggiarsi, o addirittura sostenere, l’imperialismo cinese che si sta sviluppando e aspira all’egemonia mondiale, oppure l’imperialismo russo che difende con le unghie e con i denti le proprie aree d’influenza. Russia e Cina non sono “forze antimperialiste” ma parte integrante del sistema capitalista-imperialista.
Non possiamo denunciare e combattere solo l’imperialismo statunitense, considerandolo l’unico nemico dei popoli, ignorando le altre potenze imperialiste che sono elementi essenziali della lotta per una nuova ripartizione del mondo. Non possiamo appoggiarci su un brigante per combatterne un altro, invece di sostenere le lotte dei lavoratori e dei popoli che resistono all’imperialismo.
2. In nessun punto della “Lettera aperta” si fa cenno all’internazionalismo proletario. Ciò non ci stupisce, in quanto il PCUP non difende i suoi principi, ma li distorce sforzandosi di impiegarli per accodarsi ai BRICS e alle potenze imperialiste che li dirigono, quali la Cina e la Russia imperialiste.
Se si guarda il mondo dalla finestra delle borghesie dei BRICS rivali degli USA (sempre pronte a raggiungere compromessi con Washington sulle spalle del proletariato e dei popoli), se ci si schiera nel loro campo sostenendo un ruolo “progressivo” di questo gruppo di paesi capitalisti e imperialisti in via di accrescimento, se si spargono micidiali illusioni sulla realizzazione di un “mondo pacifico e multipolare”, si finisce inevitabilmente per mettere sullo stesso piano gli interessi della borghesia dei paesi che vogliono sottrarsi al dominio degli USA con gli interessi della classe operaia e delle masse lavoratrici (dei loro paesi e a livello internazionale); si deforma inevitabilmente la posizione leninista che consiste di approfittare delle contraddizioni fra i gruppi finanziari e le diverse potenze imperialiste, che inevitabilmente generano guerre, a beneficio del movimento di emancipazione del proletariato, si tradisce l’internazionalismo proletario e i suoi compiti.
Il compito dei comunisti è quello di combattere il sistema del capitale finanziario mondiale e non schierarsi con una potenza imperialista contro un’altra. E il primo dovere di ogni sincero internazionalista è di lottare prima di tutto contro il “proprio” imperialismo, inserendo questa lotta in quella della classe operaia, dei lavoratori e dei popoli del mondo per una nuova e superiore società, il socialismo proletario, che nulla ha a che vedere con il “socialismo di mercato” che non porta all’edificazione di un nuovo e superiore ordine sociale, non mira alla società senza classi ma serve a puntellare il dominio borghese.
3. Il “campismo” del PCUP trova un’evidente conferma nella sua partecipazione al c.d. “Sovintern” che si riunisce a Mosca. Si tratta di una congerie di piccoli partiti conservatori che dietro la maschera dei simboli comunisti svolgono una funzione di appoggio della borghesia russa diretta dall’anticomunista Putin (che ha mandato un messaggio di congratulazioni all’iniziativa), che si conciliano con partiti e organizzazioni legati alla borghesia russa e cinese, con le forze nazionaliste e scioviniste, nonché con Trump (come l’American Communist Party).
Si tratta di una grottesca caricatura dell’Internazionale comunista, costruita sulla base della retorica nostalgia sovietica, che va smascherata senza pietà da parte di tutti coloro che sostengono gli interessi e gli obiettivi storici del proletariato internazionale, sostenendo la fedeltà ai principi dell’internazionalismo proletario, la sua applicazione coerente in tutti i partiti e le organizzazioni del movimento operaio e comunista, il consolidamento dell’unità, della solidarietà e della collaborazione delle organizzazioni e dei partiti marxisti-leninisti.
4. Il PCUP afferma che la crisi di un ”ordine generale” (che si chiama capitalismo, per chi se lo fosse dimenticato) “potrebbe aprire anche grandi spazi di cambiamento verso nuovi e positivi “ordini” sociali e politici”. Non è certo un caso che nella “Lettera aperta”, che pure si appella all’unità dei comunisti, non figura la prospettiva della rivoluzione e del socialismo. Il PCUP non comprende il carattere della rivoluzione in Italia, che è un paese imperialista, come rivoluzione proletaria, per il passaggio diretto al socialismo.
Di conseguenza, sostiene che bisogna “superare l’attuale ordinamento dell’UE e dell’Euro, recuperando una concreta sovranità popolare in ambito politico, monetario ed economico, la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza e l’attuazione delle sue parti più progressiste”.
In altre parole, il PCUP predica un’ulteriore fase di transizione democratica borghese (tale è il carattere della Costituzione vigente), senza rompere con il sistema capitalistico e il suo regime politico, senza realizzare la dittatura del proletariato per passare direttamente al socialismo, ma alleandosi con settori di borghesia per difendere il capitalismo e lo Stato borghese, proponendo soluzioni tampone, come le nazionalizzazioni borghesi.
Dentro questa strategia che prosegue quella revisionista di tipo togliattiano, osserviamo che il PCUP non riesce nemmeno a distinguere fra un “tavolo” di confronto e un “fronte ampio” dal contenuto indefinito e dalle mire elettoralistiche, che nulla ha a che vedere con un fronte popolare antifascista e antimperialista, con la classe operaia alla sua testa.
5. Il PCUP afferma che le basi materiali della divisione dei comunisti vanno addebitate “alla stessa, intera, storia comunista italiana”. Questo è un modo meschino per confondere le acque, mettendo sullo stesso piano il comunismo e il revisionismo, le Tesi di Lione e l’VIII Congresso del PCI, la strategia rivoluzionaria e la “via italiana al socialismo”.
In realtà il PCUP non ha compiuto un bilancio della storia del movimento comunista internazionale e della sconfitta transitoria del socialismo, trovando le cause di ciò nell’affermarsi della linea controrivoluzionaria, che prese la forma del revisionismo moderno e fu imposta a seguito del XX Congresso del PCUS, interrompendo così l’edificazione socialista, aprendo la strada alla restaurazione del capitalismo, rimpiazzando con la conciliazione la lotta contro l’imperialismo, la borghesia e ogni specie di correnti opportuniste e revisioniste.
Il PCUP nella sua visione ristretta, non fa neppure un accenno al fatto che le divisioni del campo socialista e del movimento comunista internazionale (quindi anche in Italia) sono state storicamente il risultato della svolta revisionista verificatasi in Unione Sovietica e in altri paesi, oltre che un risultato della penetrazione dell’ideologia borghese nel movimento operaio e comunista.
Di conseguenza il PCUP non è in grado di trarre conclusioni corrette sul perché delle divisioni del movimento comunista, sulla restaurazione del capitalismo in URSS e sul perché il movimento operaio e comunista sia entrato in un periodo di sconfitte e di declino, né di formulare una strategia di rilancio della lotta per l’abbattimento del capitalismo e l’edificazione del socialismo, prima tappa del comunismo.
La “Lettera aperta” parte da posizioni e giunge a conclusioni estranee al marxismo-leninismo e all’internazionalismo proletario, con le quali non ci possiamo conciliare, perchè ciò farebbe compiere non un passo avanti, ma tre indietro.
In quanto comunisti non rinunciamo al confronto e alla conquista dei compagni onesti che ancora militano nelle formazioni revisioniste. Ma a questi compagni chiediamo: conoscete a fondo le posizioni ideologiche e la composizione di classe dei gruppi in cui siete attivi? Siete veramente convinti che si possa raggiungere l’unità dei comunisti attraverso minestroni eclettici? Non ritenete che sia ora di rompere con il conciliatorismo e l’attesismo?
Non si tratta di “ruggini” personali e “questioni di “piccolo cabotaggio”, come afferma il PCUP. Per dare una “risposta positiva e concreta all’esigenza dell’unità dei comunisti” occorre affrontare e risolvere fondamentali questioni, tra cui quelle che abbiamo sollevato in questa nostra risposta, che hanno implicazioni programmatiche, strategiche e tattiche. Altrimenti i tavoli, i forum e i fronti inevitabilmente si trasformano o in cinghie di trasmissione del revisionismo o in club di discussioni sterili, aggravando con ciò la crisi del movimento comunista.
La mancanza di una polemica pubblica, franca e aperta, fra concezioni discordi, la tendenza a mantenere nascoste e a cancellare le divergenze che toccano questioni di importanza risolutiva, è proprio una delle deficienze dell’odierno movimento comunista.
L’unità dei comunisti è una necessità, una questione vitale per dare impulso e guidare la lotta del proletariato. Essa non si sviluppa ponendo sullo stesso piano determinate tendenze e determinati organismi che non sono per nulla uguali avendo caratteristiche differenti, contenuti politici e ideologici contrastanti. Va realizzata nella chiarezza, nella lotta, dando impulso alla costruzione ideologica, politica dei quadri del futuro partito, alla luce del rapporto con la classe proletaria.
La rottura aperta, netta e definitiva del cordone ombelicale che ancora lega molti compagni con il moderno revisionismo in tutte le sue forme (spesso questa rottura è solo apparente) è un requisito essenziale per porre le basi di un partito di tipo leninista. Non bisogna “accorciare le distanze” con il revisionismo come vorrebbe il PCUP, ma fare l’esatto contrario!
Ricostruire il partito significa aver liberato il campo, in un’adeguata misura, dalle posizioni revisioniste e opportuniste, all’interno di un processo di lotta e depurazione ideologia e politica, basato sui principi fondamentali che ogni marxista-leninista consapevole della sua responsabilità rivoluzionaria verso la classe operaia italiana e verso l’intero proletariato internazionale non può non condividere, assumendosi le proprie responsabilità.
Si compagne e compagni, il proletariato ha bisogno più che mai dell’unità dei sinceri comunisti, ha bisogno di un partito politico indipendente dalla borghesia, non dell’unità tra i comunisti e quanti nella teoria e nella pratica si frappongono come ostacoli sulla via della rivoluzione proletaria e del socialismo, come del resto si sono frapposti fino ad ora.
Con i nostri saluti comunisti!
7 maggio 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
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