Sale la tensione nel Golfo Persico
Sotto la copertura dei “colloqui indiretti” in Oman, gli USA stanno preparando un altro atto di brigantaggio internazionale, in combutta col sionismo israeliano, per determinare un “cambio di regime” in Iran favorevole ai loro interessi.
Sanzioni economiche devastanti, pressioni diplomatiche e militari, operazioni coperte, cyber attacchi, assassinii mirati, “proxy wars” e bombardamenti alle infrastrutture nucleari, la manipolazione delle proteste operaie e popolari che avvengono in Iran, sono stati finora i mezzi usati per indebolire e far collassare il regime iraniano.
Teheran si dice pronta ad un accordo, ma la diplomazia imperialista di Washington alza continuamente la posta e invia portaerei nel Golfo Persico, minacciando un’aggressione militare che può incendiare l’intera regione, con gravi ripercussioni internazionali.
Questo avviene perché l’Iran oltre ad essere ricco di fonti di materie prime (idrocarburi e minerali) che i monopoli USA vogliono accaparrarsi, è un crocevia strategico delle rotte petrolifere e commerciali in Medio Oriente e verso la Cina.
Gli Stati Uniti vogliono assicurarsi il proprio posizionamento strategico nello Stretto di Hormuz e nel Golfo, così come nel Pacifico, in Sudamerica e nell’Artico, in vista di scontri più vasti.
L’inserimento, da parte della UE, dei pasdaran iraniani nella black list dei terroristi, ha un chiaro significato politico: accodarsi alla politica guerrafondaia di Trump.
Se la guerra verrà scatenata saranno gli operai e le masse oppresse dell’Iran a pagare il prezzo più alto.
Nessuno può illudersi che la libertà e la democrazia arriveranno sotto le ali dei bombardieri USA che vogliono impedire qualsiasi sviluppo rivoluzionario, presentando una monarchia corrotta e servile come alternativa al regime repressivo e antioperaio dei mullah.
La liberazione del popolo iraniano dall’oppressione avverrà solo grazie alla lotta della classe operaia e dei lavoratori iraniani stessi.
Qualsiasi cambiamento politico in Iran è una faccenda che deve essere decisa dal popolo iraniano.
Nessuna potenza imperialista e sionista ha il diritto di intervenire e scatenare aggressioni per determinare il futuro dei popoli!
Solidarietà con gli operai iraniani in sciopero!
Da “Scintilla” n. 157, febbraio 2026
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