Saltimbanchi reazionari e fascisti
La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante un comizio a sostegno del candidato del centrodestra a presidente della Regione Campania, si sono esibiti in un osceno balletto ritmato dal coro “Chi non salta comunista è”.
Questi politicanti con cariche di governo, che non hanno mai fatto professione di antifascismo, hanno in tal modo inneggiato pubblicamente all’anticomunismo assieme ai loro fanatici sostenitori.
I presupposti di questa sceneggiata rivolta alle massa impreparata (vi sono altre forme rivolte agli intellettuali), stanno nel lungo percorso di rimessa in circolazione del fascismo, parallelo all’affossamento dell’antifascismo: dai ”ragazzi di Salò” di Violante alla retorica della pacificazione, dalle sentenze della magistratura sui saluti romani alle risoluzioni dell’UE, etc.
Un prolungato sdoganamento che ha visto negli anni come principali attori politici Forza Italia e il PD.
Il nesso fra anticomunismo e fascismo è diretto e organico. Accanto alla demagogia sociale e alle differenti armi ideologiche e politiche del fascismo (militarismo, sciovinismo, razzismo, autoritarismo, corporativismo, dottrine geopolitiche, etc.), l’anticomunismo da sempre spicca come una delle principali, essenziali ed ineliminabili componenti ideologiche dell’estrema destra e dei gruppi fascisti, che si fanno sempre più aggressivi.
La propaganda anticomunista è tipica della moderna ideologia imperialistica e trova nel fascismo la sua espressione più concentrata.
Intossica l’atmosfera politica speculando su paure e ignoranza, argomenta nuove forme di reazione politica secondo gli interessi dei gruppi più reazionari e guerrafondai dell’oligarchia finanziaria, specie quelli statunitensi.
Il programma dei fascisti di governo (e di “opposizione”) è quello del grande capitale: sopprimere gradualmente le libertà democratiche borghesi, il diritto di sciopero, di manifestazione, di associazione, di organizzazione della classe operaia, per applicare nuove forme di sfruttamento dei lavoratori e rafforzare il controllo sulle masse.
L’anticomunismo serve da argomento per la teoria e la pratica della fascistizzazione, è uno strumento di per la conquista e il mantenimento del potere da parte dell’estrema destra che si alimenta con il clima di minaccia di guerra e di tensione.
A ciò si accompagnano altri mezzi ideologici e politici di moda come il “sovranismo” dei vassalli filo-USA e l’equiparazione di antisionismo e antisemitismo (contenuta nei disegni di legge di Gasparri e Del Rio) per attaccare la solidarietà col popolo palestinese.
L’unità di azione antifascista e antimperialista del movimento operaio e comunista, di tutte le forze realmente democratiche e progressiste, guidate dalla classe operaia, consentirà di lottare con successo contro il pericolo fascista, la reazione imperialistica e le minacce di guerra, avvicinando gli obiettivi finali che ci proponiamo: la distruzione del sistema che genera questi fenomeni mostruosi.
Da Scintilla n. 156, dicembre 2025
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