Sentenza definitiva strage di Viareggio: non c’è nulla da festeggiare
Ci sono voluti 17 anni per dare un minimo di giustizia alle 32 vittime, alle loro famiglie e oltre cento persone che rimasero ferite della strage di Viareggio, quando un treno merci che trasportava GPL deragliò nei pressi della stazione e il gas fuoriuscito da un carro cisterna esplose, causando un’enorme tragedia in un quartiere popolare.
Per Mauro Moretti, ex AD delle Ferrovie e principale accusato, si aprono ora le porte del carcere. Dovrà scontare 5 anni. Confermate altre dieci condanne ad altrettanti dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato.
Un epilogo giudiziario su cui ha influito la denuncia e la prolungata mobilitazione dei familiari delle vittime, dei ferrovieri, della popolazione di Viareggio.
La strage non fu frutto del caso, ma per precise responsabilità di dirigenti e tecnici che sono stati condannati.
Ma c’è anche la responsabilità di un sistema che mette al primo posto il profitto sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori stessi; un sistema che continua ad andare avanti con politiche neoliberiste, appalti e subappalti a cascata, dove la regola è risparmiare su tutto per ingrassare padroni e parassiti, relegando la sicurezza e la salute dei cittadini e lavoratori a un fastidioso orpello.
Da lunghi anni in Italia (ricordiamo l’esplosione avvenuta nel dicembre 2024 del deposito ENI a Campi Bisenzio con 5 vittime e numerosi feriti, che poteva essere una tragedia di proporzioni addirittura superiori) si passa da una strage all’altra, siano essi cittadini o lavoratori o entrambi. Quattro lavoratori ogni giorno escono di casa per non farvi più rientro, stritolati dai meccanismi dell’accumulazione capitalistica.
Ma niente di sostanziale cambia, la perversa corsa al profitto e all’arricchimento di pochi a scapito della stragrande maggioranza non si ferma.
Anzi con nuovi provvedimenti si abbassano ulteriormente le tutele sia dei lavoratori, sia sulla salute e la sicurezza dei cittadini, come succede da anni e per mano di governi padronali, siano essi di centrodestra o di centrosinistra.
La conclusione giudiziaria non deve illudere i proletari: la giustizia borghese anche quando “vince” in realtà perde. 17 anni per giungere ad una conclusione sono un’infinità. Gli indagati hanno potuto godere della miglior difesa in funzione del loro status. Nel corso degli anni, da un processo a un altro, diversi gravi reati contestati sono caduti. Le condanne inflitte sono lievi rispetto l’enormità della strage e i colpevoli sono stati tenuti lontani dalla galere per troppo tempo.
Cosa sarebbe successo se le responsabilità di una strage fosse ricaduta su semplici lavoratori invece che su strapagati manager? La risposta è semplice.
Perciò affermiamo che non c’è veramente nulla da festeggiare, ma solo da continuare a lottare e organizzarsi per un mondo diverso e migliore, in cui i mezzi di produzione e i principali mezzi di trasporto siano socializzati e i tribunali condannino severamente i nemici del popolo.
25 giugno 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
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