Si aggrava la questione delle abitazioni

La questione delle abitazioni torna al centro delle mobilitazioni e del dibattito politico in Spagna, in Francia, in Italia… studenti e  lavoratori, famiglie proletarie, protestano per il diritto alla casa e contro canoni d’affitto  insostenibili, contro gli sfratti.

L’Istat conferma ciò che milioni di proletari vivono ogni giorno: la casa è diventata un salasso.

Con l’inflazione, che a settembre è salita al 4,2%, le spese per l’abitazione – affitti, bollette, servizi, ecc. – sono tra quelle che incidono di più nel carovita, con un aumento di oltre il 100% dal 2000 al 2025.

Sempre di più sono i lavoratori che non riescono nemmeno a riscaldare l’abitazione.

L’impatto del caro-affitti e delle bollette sta erodendo il potere d’acquisto dei salari, trasformando la casa da sinonimo di sicurezza e stabilità sociale a fattore di impoverimento.

Il capitale trova redditizio investire nel mattone: i prezzi degli immobili continuano a crescere; gli affitti brevi e turistici sottraggono alloggi a chi vive in affitto ed espellono i ceti popolari dai centri storici; le rendite fondiarie e immobiliari decurtano sempre più il salario, che in Italia è in calo da decenni.

E il suo governo vara un “piano casa” per favorire i fondi d’investimento privati, fra cui quelli di Abu Dhabi.

Per gli studenti ci sono solo stanze in affitto a prezzi insostenibili, contratti irregolari, posti letto pubblici del tutto insufficienti e troppo costosi. Il diritto allo studio viene così negato.

I lavoratori immigrati spesso vivono in tuguri fatiscenti e malsani, pagati a caro prezzo.

Gli sfratti per morosità incolpevole sono la grande maggioranza. Lo Stato interviene con la forza per garantire il titolo di proprietà contro il bisogno abitativo.

Siamo di fronte a un’emergenza sociale legata ai bassi salari e alle condizioni di vita delle famiglie, che i governi borghesi affrontano, nel migliore dei casi, con provvedimenti tampone che riproducono e  amplificano continuamente il problema.

Un’emergenza che è il risultato della speculazione dei fondi immobiliari, della rendita parassitaria e di decenni di assenza di politiche abitative popolari.

Non un problema “tecnico”, ma una conseguenza inevitabile del capitalismo, in cui un diritto fondamentale come l’abitazione dipende dalla proprietà privata e dal mercato.

Oggi il governo decide di stanziare  enormi fondi per le spese militari e sostiene la proprietà privata, azzera i fondi sociali lasciando campo libero alle speculazioni, anziché sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Sosteniamo le mobilitazioni in corso, come quelle degli studenti accampati, i picchetti anti-sfratto, le occupazioni della grande proprietà immobiliare.

Esigiamo la requisizione delle case sfitte delle grandi proprietà immobiliari; nessuno sfratto senza soluzioni abitative; affitti che non superino il 15% del salario; forte tassazione delle rendite; un piano di edilizia residenziale pubblica e sociale; residenze universitarie pubbliche; manutenzione, messa in sicurezza e recupero degli alloggi inutilizzati! Stop alla repressione delle proteste!

La mobilitazione per il diritto primario all’abitare deve proseguire, sviluppando la consapevolezza che nel capitalismo penuria di case popolari e carovita immobiliare sono la regola.

Come scriveva Engels, ”finché sussiste il modo di produzione capitalista, è una follia pretendere di risolvere isolatamente la questione dell’abitazione o qualsiasi altra questione sociale che concerne il destino degli operai. La soluzione sta nell’abolire il modo di produzione capitalista, e nel far sì che la classe lavoratrice si appropri di tutti i mezzi di sussistenza e di lavoro.” (La questione delle abitazioni, 1872).

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

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