Si allarga e si intensifica l’aggressione imperialista in Medio Oriente e nel Mar Rosso

I bombardamenti in corso sul popolo dello Yemen dimostrano la tendenza all’estensione e all’inasprimento dell’aggressione imperialista e sionista in corso in Medio Oriente.

Allo stesso tempo palesano il coacervo di contraddizioni dell’imperialismo e dei suoi gendarmi regionali e mostrano quanto siano ipocrite le “dichiarazioni pacifiste” che vengono sbandierate dai governi guerrafondai che trascinano i popoli nel conflitto in corso.

Vediamo i fatti. Prima del 7 ottobre (giorno del c.d. “diluvio Al Aqsa”), l’Arabia Saudita inaugurava una politica estera eclettica, migliorando le relazioni con la Cina imperialista i “multipolaristi” dei BRICS, fino ad essere stata invitata ad aderirvi; inoltre stabiliva relazioni più strette sia con lo stato sionista occupante, comportandosi da affossatore delle aspirazioni di libertà del popolo palestinese, sia con l’Iran, suo storico rivale.

Ma il rinvigorimento della resistenza del popolo palestinese, avvenuto anche per stroncare l’intesa proditoria dei petrolieri sauditi con Israele, ha spazzato via ogni velleità “normalizzatrice” e confermato l’attualità e la validità dell’analisi leninista dell’imperialismo.

Negli ultimi mesi le contraddizioni fra stati imperialisti e capitalisti nella regione mediorientale, così come la spinta militare delle potenze occidentali, al carro degli USA, per il controllo delle fonti energetiche e delle rotte commerciali dell’area, sono cresciute all’inverosimile, generando le premesse di più vasti conflitti armati.

Contemporaneamente sono aumentate le criminali macchinazioni dei sionisti e dei loro complici, come dimostrano la prosecuzione del genocidio a Gaza, l’attacco all’ufficio di Hamas in Libano e le bombe fatte esplodere in Iran.

In questo scenario, l’Arabia Saudita e le altre petromonarchie si sono dimostrate refrattarie e totalmente manchevoli per la difesa del popolo palestinese; hanno preferito continuare a svolgere il ruolo di potenze imperialiste e capitaliste regionali alleate a quelle occidentali.

La Siria si trova in una situazione difficile, poichè la Russia non è in grado di fornire il sostegno sperato da Damasco. Né l’adesione alla Lega Araba, né le visite reciproche con gli Stati del Golfo, né la partecipazione al vertice cinese sono state sufficienti a fornire a Damasco le risorse economiche e militari di cui ha disperatamente bisogno.

Dal canto suo, il regime islamico iraniano è alla ricerca di una via d’uscita dalle sanzioni statunitensi sempre più severe ed è alle prese con i problemi aggravatisi con l’inizio dei bombardamenti a Gaza, fra cui quelli della debolezza economica e monetaria, della corruzione e della vulnerabilità nella sicurezza, mentre si sviluppa il malcontento popolare.

Non c’è dubbio che dietro l’attacco USA-Gb allo Yemen e alle milizie filorianiane in Iraq e Siria, l’obiettivo grosso è proprio l’Iran, accusato di voler destabilizzare il commercio marittimo internazionale, di proteggere gli Houthi e la “Resistenza islamica”. Sullo sfondo c’è la contesa imperialista sempre più aspra fra USA e Cina.

In questo quadro si sono svolti in gennaio e febbraio i bombardamenti di Sana’a, come rappresaglia alle azioni armate di solidarietà con la lotta dei palestinesi compiute dalle milizie yemenite e forma di pressione sull’Iran.

Ricordiamo che lo Yemen, governato a nord-ovest dagli Houthi, che ne controllano la capitale, è immerso dal 2014 in una guerra civile che ha visto l’intervento militare dell’Arabia Saudita.

Tutto lascia pensare che si verificherà una nuova spaccatura tra Iran ed Arabia Saudita, che rischia di trasformarsi in conflitto aperto qualora quest’ultima dovesse sostenere un impegno maggiore nel conflitto yemenita, che metterebbe a repentaglio la precaria stabilità che il governo degli Houthi è riuscito a ritagliarsi.

Come se non bastasse, l’Unione Europea, che si trova in una situazione complicata dagli attacchi USA-Gb e dalle operazioni antisioniste degli Houthi, ha deliberato una missione nel Mar Rosso chiamata “Aspides”, con promotrici Germania, Francia ed Italia. Le navi da guerra, con comando tattico italiano, sono autorizzate ad aprire il fuoco per difendere gli interessi imperialisti in un’area cruciale per gli equilibri globali.

La UE dei monopoli, col suo centro tedesco in crisi che domanda le armi nucleari e con il socio di minoranza italiano che nutre velleità nel “Mediterraneo allargato”, riarma e ricorre all’interventismo militare rivendicando una “certa autonomia” per difendere i propri “spazi vitali”, mentre si tagliano continuamente le spese sociali.

I contrasti interimperialisti si stanno acutizzando al punto di rendere concreto il pericolo di un conflitto ancor più grave di quelli che proseguono in Ucraina, in Medio Oriente, in Africa.

La borghesia trascina sempre più il nostro paese in guerra, preparando ideologicamente le masse. Perciò è necessaria e urgente l’unità di lotta della classe operaia su giuste posizioni.

Nel secondo anniversario della guerra reazionaria combattuta in Ucraina fra il blocco USA/NATO e la Russia, facciamo risuonare la protesta antimilitarista e antimperialista, mobilitiamoci contro il governo guerrafondaio di Meloni, lottiamo per fermare lo sforzo bellico della borghesia.

Abbiamo inoltre visto che i sionisti e il boia Netanyahu rigettano ogni risoluzione e sentenza internazionale. Vanno quindi condannati nelle piazze dai lavoratori e dai popoli per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, senza nutrire alcuna illusione sugli organismi dominati dagli stati borghesi.

Giù le mani dallo Yemen! Via l’Italia, la NATO e l’UE dall’Ucraina, dal Medio Oriente e dal Mar Rosso! Via Meloni e tutti i guerrafondai dal potere! Fuori l’Italia dalla NATO, no alle basi USA! Stop al genocidio dei palestinesi perpetrato dallo stato sionista! Basta con la complicità dello stato italiano con Israele, rottura delle relazioni diplomatiche, militari e commerciali!

Da Scintilla n. 142, febbraio 2024

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