Si sviluppa la lotta antimperialista e antifascista delle donne in America Latina
Corrispondenza di E. Amazonas, membro dell’UPI, Nucleo dell’Europa Centrale
Nel contesto della offensiva dell’estrema destra e dell’imperialismo statunitense, il 4° Incontro delle Donne dell’America Latina e dei Caraibi si è svolto dal 24 al 26 luglio 2026 presso l’Università di Buenos Aires (UBA), in Argentina. Organizzato da movimenti sociali popolari come il Movimento delle Donne Olga Benario, l’incontro ha riunito circa 1.300 donne provenienti da 13 Paesi della regione: Brasile, Venezuela, Ecuador, Uruguay, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Colombia, Messico, Argentina, Bolivia, Cile e Honduras.
Le partecipanti hanno aperto i lavori con lo slogan “Attenti, attenti, attenti, imperialisti! L’America Latina sarà tutta femminista!”, come riportato dal giornale A Verdade. Le rappresentanti, per lo più donne lavoratrici, si riuniscono ogni tre anni – nel 2015, 2018, 2023 e 2026, con una pausa durante la pandemia – per organizzare la lotta contro il fascismo e l’imperialismo, e per difendere la sovranità dei loro paesi.
Austerità e perdita di sovranità
Secondo un rapporto pubblicato da SINTUFEPE, il sindacato dei lavoratori UFPE, il 6 agosto, nonostante le specificità di ogni nazione, le diagnosi convergono. Il punto comune della congiuntura latinoamericana e caraibica è l’offensiva del capitale e dell’imperialismo come causa delle disuguaglianze. Questa offensiva si realizza attraverso decisioni politiche di austerità, la soppressione dei diritti dei lavoratori, la precarietà del lavoro e le privatizzazioni, configurando spesso una perdita di sovranità attraverso la cessione di risorse e infrastrutture strategiche a soggetti stranieri.
Questo scenario è prevalente nei governi di destra e di estrema destra che servono interessi imperialisti che sostengono queste pratiche autoritarie, la criminalizzazione dei movimenti sociali e l’indebolimento della sovranità nazionale. Le conseguenze ricadono sulla popolazione femminile, che soffre di povertà, del peso del doppio carico di lavoro, del lavoro di cura non retribuito per la casa e la famiglia, oltre ad alti tassi di aggressione, femminicidio e impunità. Se si considerano etnia e territorio, la disuguaglianza è ancora maggiore: le donne nere, indigene e contadine delle aree rurali e delle periferie urbane sono i gruppi di donne maggiormente colpiti dagli effetti di queste politiche governative.
Resistenza organizzata
Un’altra analogia tra i paesi partecipanti è la resistenza organizzata e la combattività derivante dalla mobilitazione popolare. In Brasile, spicca la presenza del Movimento delle Donne Olga Benário, fondato nel 2011 e attivo in diversi stati per la difesa dei diritti delle donne, contro la violenza di genere e per la promozione di programmi femministi marxisti. Il movimento era uno dei rappresentanti brasiliani all’incontro.
Sebbene la Costituzione brasiliana tuteli la funzione sociale e l’utilità della proprietà, esiste un’abbondanza di proprietà che non rispettano tale normativa. Il Movimento delle Donne Olga Benário, oltre ad atti di protesta e sostegno alle donne vittime di violenza, occupa immobili abbandonati – edifici pubblici o privati che non assolvono a una funzione sociale – per trasformarli in rifugi per le vittime.
Le attiviste rivendicano politiche pubbliche, denunciano il femminicidio e offrono sostegno diretto a madri e donne lavoratrici in situazioni di vulnerabilità.
Le strategie delle organizzazioni popolari di donne lavoratrici per sconfiggere il capitalismo e l’imperialismo e costruire il socialismo dimostrano che esiste un chiaro indirizzo politico e la volontà e di creare una società diversa e migliore, in cui le donne siano effettivamente protagoniste.
Da Scintilla n. 162, settembre 2026
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