Solidarietà con le lavoratici e i lavoratori Safilo in lotta!
IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA!
Da anni Safilo lamenta di avere troppi dipendenti e sovracapacità produttiva minacciando licenziamenti. Con la lotta finora i lavoratori sono riusciti a limitare la riduzione dei dipendenti. Ora l’azienda minaccia la chiusura dello stabilimento di Longarone, dove si producono montature metalliche, ponendo a rischio licenziamento ben 472 posti di lavoro.
La realtà racconta di un’azienda che fino dalla nascita ha beneficiato dei fondi per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont e, sullo sfruttamento operaio, ha fatto profitti a palate. Nel 2022, stante le dichiarazioni aziendali, il fatturato è aumentato dell’ 11%. Quale crisi allora? Perché un’azienda che incrementa il fatturato vuole chiudere lo stabilimento?
Le voci sulla disdetta degli accordi attuata dai brand Gucci e Dior sembrano poste ad arte per mascherare la realtà. A Safilo i profitti non bastano e bisogna incrementarli, concentrando la produzione in altri stabilimenti o delocalizzando dove i salari sono più bassi. Ai padroni l’appetito vien mangiando!
Non sarebbe il primo caso di “licenziamenti di Borsa”, praticati dalle multinazionali per far salire i guadagni di manager strapagati e i dividendi degli azionisti. Questo è il risultato di un sistema marcio dalle fondamenta in cui i capitalisti si arricchiscono sempre più e per gli operai che producono tutta la ricchezza c’è solo miseria e disoccupazione.
Mentre esprimiamo piena solidarietà con le lotte delle operaie e degli operai per la difesa del posto di lavoro, che ha già portato ad assemblee e iniziative di sciopero, evidenziamo che i tavoli ministeriali mai hanno giocato un ruolo decisivo a difesa dell’occupazione. Spesso sono stati lo strumento per stancare e dividere i lavoratori.
L’unico mezzo per migliorare la propria situazione sta nell’unità e nella lotta dei lavoratori, dello stesso gruppo e al di fuori di esso, dal collegamento con le altre realtà di crisi dove i lavoratori sono costretti alle stesse battaglie contro i padroni, coinvolgendo il territorio.
L’esperienza mostra che la dispersione e l’isolamento delle vertenze (vedi nello stesso Veneto i casi Embraco, Speedline, etc.) è fattore di debolezza che contribuisce a conclusioni sfavorevoli con cassa integrazione a perdere per anni e vane promesse di ricollocazione, anche a molti di km di distanza.
La vicenda Safilo si inquadra in una realtà nazionale dove da anni il padronato – che da sempre domina le politiche industriali con governi compiacenti – è all’attacco, mentre la classe operaia è sulla difensiva, con perdita costante di salario, diritti, occupazione.
Solo con l’unione degli operai che hanno gli stessi interessi fondamentali è possibile fronteggiare la classe dei capitalisti e tornare ad avanzare. Se chiude una fabbrica, passeranno a chiudere anche le altre. E’ perciò necessario costruire organismi di lotta e coordinamenti con le realtà sotto attacco, per arrivare a un fronte unico di lotta della classe operaia che dia prospettiva, fiducia e sostegno alle vertenze delle singole vertenze e faccia sentire i lavoratori non isolati, ma uniti e protagonisti della propria emancipazione.
Unità e lotta operaia!
No a licenziamenti, bassi salari, mancanza di certezze e diritti!
Esigiamo lavoro, pane e pace!
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