Speedline: verso la vendita o la chiusura?

Fatti i dovuti distinguo (il principale: non esiste in questa azienda del veneziano un Collettivo di fabbrica) la vicenda Speedline sembra andare amaramente nel solco di quella della GKN di Campi Bisenzio (FI).

Stesso settore in crisi: automotive, nello specifico con produzione di cerchi per ruote di vetture di alta gamma. Fondata da un pilota di rally negli anni ’70, negli anni ’80 e ’90 Speedline si è espansa fino a comprendere un migliaio di dipendenti, approdando nel 2007 alla Ronal, multinazionale del settore, secondo produttore di cerchioni, a capitale svizzero e management tedesco. Ronal acquisisce brevetti e clona la produzione nello stabilimento tedesco di Landau in der Pfalz impoverendo via via lo stabilimento di Santa Maria di Sala (VE).

Nel 2010 si ha un primo tentativo di chiusura con C.i.g. Una prima mobilitazione operaia fece rientrare quel tentativo.

Nel 2019 furono dichiarati 140 esuberi che finirono in C.i.g. Nel frattempo i dipendenti sono scesi a circa 600, cifra che in qualche modo è ancora quella attuale, di cui 400 dipendenti diretti.

Nel 2021 un secondo tentativo di chiusura fu di nuovo scongiurato dalla mobilitazione operaia con sciopero generale e un combattivo e partecipato corteo per le calli di Venezia.

Vista la difficoltà a licenziare direttamente l’azienda muta strategia cercando un cambio di proprietà.

Dal maggio 2022 ad oggi si sono tenuti diversi incontri al Mimit, con l’annuncio prima dell’interesse di più compratori che si riducono ora ad uno solo verso il quale ci sarebbero ‘trattative avanzate’, come risulta nell’ultimo incontro del 22 maggio 2023. Le OO.SS. hanno finora tenuto sulla richiesta che il passaggio non comportasse esuberi e dichiarato che prima di avallarlo avrebbero tenuto una consultazione dei lavoratori.

Ora la fase si fa delicata. L’esperienza dice che la richiesta di riassunzione di tutti gli operai difficilmente sarà accettata, visto che il compratore avrebbe a che fare con uno stabilimento che Ronal vuole mandare “in discesa produttiva”.

Senza contare che il padrone può usare la tattica dilatoria delle dimissioni incentivate e del blocco del turn-over, o presentarsi con promesse di soldi pubblici che non arriveranno mai.

Anche le OO.SS. hanno espresso dubbi sulla solidità e il reale interesse del nuovo compratore che, tra l’altro, è un fondo e non un capitalista industriale. Dall’assemblea che si è svolta il 13 giugno è emersa tutta la complessità della situazione e i gravi rischi che corrono i lavoratori.

Attorno alla vicenda Speedline si è costruita una solidarietà attiva, ma solo in un territorio ristretto.

I vertici sindacali, ormai è evidente, non divulgano queste vertenze e non vogliono che si costruiscano mobilitazioni e solidarietà ‘larghe’ perché temono la ripresa della lotta operaia per la quale esistono tutti i presupposti sociali.

È invece evidente che l’unità operaia, anche quando si gioca ancora in difensiva, come in questo e in altri casi, anche nella stessa regione, vedi la vertenza Safilo, rafforzerebbe il fronte difensivo rendendo più difficili i licenziamenti e facendo si che le lotte possano essere più dure con un costo sociale e politico elevato per l’avverso fronte padronale e governativo.

Casi come la Speedline si contano in Italia a dozzine, con circa centomila operai a rischio licenziamento.

Di fronte a governi che hanno abbandonato qualsiasi politica industriale che non sia quella della desertificazione, che hanno come obiettivo di far passare le pretese padronali (la differenza del governo Meloni rispetto ai precedenti è che lo fa sfacciatamente), su chi dovrebbero contare gli operai se non sulla forza della loro stessa mobilitazione che si potenzierebbe con la costruzione del coordinamento delle vertenze e delle lotte e, su questa base, sulla costruzione della solidarietà del proletariato intero?

Mentre esprimiamo la solidarietà a questa ed alle altre vertenze operaie indichiamo la via della lotta e dell’unità come l’unica percorribile ancor più in una fase di recessione in cui i capitalisti cercano di venirne fuori scaricandola sugli operai. No ai licenziamenti! Viva l’unità di lotta della classe operaia!

Da Scintilla n. 135, giugno 2023

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