Spontaneità e direzione consapevole

Lo spontaneismo è la concezione che sostiene l’azione spontanea delle masse, in contrapposizione alla necessità dell’organizzazione politica cosciente, in particolare della direzione politica e della centralizzazione organizzativa. Esso in sostanza si basa sulla lotta immediata, priva di qualsiasi direzione strategica e tattica.

Tale concezione si caratterizza come una tipica, a volte necessaria ma immatura reazione alla politica di immobilismo e cedimento dei partiti operai borghesi, cioè come «una risposta sbagliata per un problema reale»; favorisce in qualche modo la volontà di ribellione fra le masse, ma le lascia orfane di orientamento politico e della necessaria organizzazione.

Per lo spontaneismo il semplice “istinto di ribellione” della classe operaia costituisce la garanzia per la giustezza di una linea e pratica politica. Lenin e gli altri capi del proletariato criticarono costantemente e aspramente lo spontaneismo, affermando in ogni occasione la necessità dell’organizzazione rivoluzionaria di classe e della direzione politica e ideologica del partito e delle sue organizzazioni.

Quella dello “slancio spontaneo” delle masse è un’espressione di cui le tendenze antimarxiste hanno sempre fatto un notevole uso. Dietro il culto della spontaneità si celano inevitabilmente le concezioni riformiste ed economiciste, che mirano a salvaguardare le basi politiche ed economiche dell’ordinamento borghese, quelle che si richiamano al “pluralismo politico ed ideologico” (anche nelle condizioni del socialismo), senza la guida della classe operaia e del suo partito rivoluzionario, senza l’ideologia proletaria.

L’affermazione secondo cui la classe operaia si pone istintivamente verso la lotta e spontaneamente verso il socialismo va accolta solo nel senso che l’attività dei comunisti si deve appoggiare su questa tendenza, riconoscendo allo stesso tempo che tale tendenza si scontra con altre tendenze, fra cui quelle che vanno verso l’ideologia borghese e piccolo borghese.

L’”istintivo” e lo “spontaneo” possono definirsi manifestazioni di un’embrionale coscienza di classe, di una primitiva consapevolezza di classe. Nei confronti di queste manifestazioni che spesso imboccano la via economicista-sindacale, sottomettendosi all’ideologia borghese, i comunisti devono agire, lavorando per unire il socialismo scientifico con il movimento operaio spontaneo.

Le idee del marxismo-leninismo sono antitetiche alla concezione della spontaneità. Ciò ovviamente non significa che i comunisti si oppongano al movimento spontaneo della classe operaia, o che essi possano trascurare o addirittura disprezzare i movimenti della massa cosiddetti spontanei.

Secondo Gramsci, per i comunisti si pone il compito di trasformare l’elemento della spontaneità, «caratteristico della storia delle classi subalterne e anzi degli elementi più marginali e periferici di queste classi» in organizzazione e direzione politica consapevoli. Per il grande dirigente comunista sardo, l’”unità della “spontaneità” e della “direzione consapevole”, ossia della “disciplina” è appunto l’azione politica reale delle classi subalterne.

Trascurare o peggio disprezzare i movimenti cosiddetti “spontanei”, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze gravi, in quanto essi possono cadere nelle mani delle forze reazionarie e fasciste. I comunisti, dunque non possono rinunciare a dare ai fenomeni spontanei una direzione consapevole, ad elevarli ad una concezione superiore della vita sociale, in direzione di un progresso intellettuale di massa.

Il marxismo-leninismo non è una concezione scolastica e accademica, per cui è reale e degno di attenzione solo il movimento consapevole al 100%, o addirittura quello determinato da un piano minuziosamente tracciato in precedenza. Esso afferma che in realtà quanto più è grande la spinta spontanea delle masse, quanto più il movimento cresce e si estende, tanto più rapidamente e incomparabilmente aumenta il bisogno di coscienza nell’attività teorica, politica e organizzativa.

Nella dottrina marxista si armonizzano in modo organico la rappresentazione fino in fondo scientifica, oggettiva, della realtà con lo spirito del partito proletario, poiché gli interessi della classe operaia, quale classe più progressista e più rivoluzionaria della società capitalista, si conciliano pienamente con le tendenze oggettive dello sviluppo verso il socialismo e il comunismo.

L’unità della “spontaneità” e della “direzione” cosciente, consapevolmente disciplinatrice, è il frutto dell’azione politica reale della classe operaia, in quanto linea politica di massa di un vero partito rivoluzionario proletario.

Oggi, in una situazione di debolezza politica, teorica ed organizzativa del movimento comunista ed operaio del nostro paese, possiamo affermare che lo spontaneismo è presente in modo più o meno palese in tutte quelle organizzazioni politiche e sindacali che negano nella teoria e nella pratica la costruzione dell’elemento organizzato e cosciente del proletariato, a favore del movimentismo, del sindacalismo più o meno classista, dello spontaneismo, del “movimento per il movimento”, senza finalità rivoluzionaria.

Il culto della spontaneità del movimento operaio è di fatto la teoria della negazione della funzione dirigente dell’avanguardia della classe operaia organizzata nel partito del proletariato.

Occorre considerare il fatto che il soffocamento della coscienza rivoluzionaria – come essa è intesa dalla teoria marxista-leninista – da parte dei cultori della spontaneità può avvenire anche semplicemente coltivando l’indifferentismo politico che è proprio del movimento spontaneo.

In altre parole, quella della spontaneità è la concezione fatta propria da tutti coloro che si oppongono al carattere rivoluzionario del movimento operaio, al quale si vuole impedire di orientarsi verso la lotta contro le basi del capitalismo per edificare la nuova società. In luogo di questa lotta, i cultori della spontaneità indicano al movimento operaio di regolarsi caso per caso, di adattarsi ai fatti del giorno e alle giravolte della politica borghese, di dimenticare gli interessi fondamentali del proletariato e i tratti essenziali di tutto il regime capitalistico e della sua crisi generale, di sacrificare gli interessi fondamentali del proletariato ai reali o presunti vantaggi del momento.

La teoria della spontaneità si prefigge di impedire che sia dato al movimento spontaneo un carattere cosciente, scientifico, metodico, si oppone alla funzione di guida e direzione del partito comunista, a che il partito comunista elevi le masse fino alla coscienza rivoluzionaria.

Gli operai, attraverso la loro esperienza di lotta, possono giungere a contrapporsi non più come singoli o come gruppi isolati, ma come classe alla borghesia: quando ciò avviene la loro lotta acquista la dimensione della politicità. Ma ciò non significa ancora che la loro lotta sia una lotta politica rivoluzionaria, cioè una lotta che si ponga consapevolmente il fine della conquista del potere per abbattere la borghesia capitalistica e sostituire al suo stato un nuovo tipo di stato, la dittatura del proletariato, nel cui ambito sia possibile liquidare il modo di produzione capitalistico, gestire l’economia secondo un piano centralizzato e costruire il socialismo come premessa storica del comunismo.

E’ questo il salto di qualità decisivo nello sviluppo della coscienza di classe, e per compiere questo salto è indispensabile la teoria e l’azione del partito, che non si limita ad essere semplicemente al servizio passivo del movimento operaio spontaneo, ma introduce al suo interno l’analisi critica di tutto il complesso delle contraddizioni economico-sociali e politiche del sistema capitalistico e la sua capacità anticipatrice, a cui si può giungere solo attraverso il socialismo scientifico.

Scintilla, n. 125 – luglio 2022

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