Stati Uniti: Crisi del sistema giuridico borghese
Articolo pubblicato su “Unità e Lotta” n. 51, organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML).
L’amministrazione Trump mentre rafforza la sua presa sul potere statale e continua a epurare il dissenso, ha intensificato un modello che persino i difensori progressisti della legalità borghese trovano impattante.
Il suo regime esige totale obbedienza dal sistema giuridico, marginalizzando le norme procedurali che servono a legittimarlo e attaccando chiunque all’interno del sistema vi opponga resistenza.
Come descritto da Lenin, “lo Stato è un organo di dominio di classe, un organo della borghesia per l’oppressione del proletariato“. Lo Stato spesso si presenta come un attore neutrale, che si mantiene disinteressato al di sopra della società. Per mantenere questa illusione, la classe dominante spesso si presenta con un una facciata di imparzialità nelle istituzioni pubbliche. Tuttavia, la storia e la realtà quotidiana ci insegnano che questa è un’illusione, e la classe operaia negli Stati Uniti lo sa istintivamente.
“Lo Stato è l’organo di dominio di classe, un organo di oppressione di una classe da parte di un’altra; è la creazione di un ’’ordine” che legalizza e consolida questa oppressione, moderando il conflitto tra le classi“. (V. I. Lenin, Stato e Rivoluzione).
Trump, figura rappresentativa dell’ala più rapace e reazionaria della classe dirigente, sta distruggendo persino il sottile velo di neutralità mantenuto dalla cosiddetta sezione moderata di quella classe, passando il testimone dal vecchio regime di Biden – “moderatamente” genocida – a quello apertamente fascista. I liberali si lamentano e intentano cause legali, ma le loro proteste rallentano solo di poco la marcia verso un consolidamento fascista che loro stessi hanno contribuito a rendere possibile.
La guerra aperta dell’amministrazione contro la magistratura ha raggiunto un nuovo livello la scorsa settimana [aprile 2025, NdT], quando i procuratori federali hanno accusato due giudici in carica – Hannah Dugan del Wisconsin e Josè Cano del New Mexico – di ostacolare l’applicazione delle leggi sull’immigrazione.
I funzionari di Trump hanno ignorato qualsiasi parvenza di giudizio imparziale e si sono prestati direttamente allo spettacolo mediatico. Il direttore dell’FBI Kash Patel ha celebrato pubblicamente gli arresti, violando palesemente i protocolli mediatici del Dipartimento di Giustizia, e la funzionaria del DHS Tricia McLaughlin ha vociferato su Fox News sulla necessità di “purgare i giudici attivisti”. Il Procuratore Generale Pam Bondi ha lanciato una diatriba simile sullo stesso canale, gridando: “Li troveremo!”. Trump ha espresso ciò che altri stanno solo pensando: “Abbiamo centinaia di migliaia di persone che vogliamo cacciare dal paese, e i tribunali ci stanno frenando”.
Non si tratta solo di due giudici: è un messaggio all’intero potere giuridico: obbedite o sarete i prossimi. Sebbene gli Stati Uniti non prevedano una tale designazione legale, sono di fatto prigionieri politici.
Il 18 aprile 2025, la giudice Hannah Dugan della contea di Milwaukee, Wisconsin, avrebbe dovuto tenere un’udienza per Eduardo Flores Ruiz, un immigrato clandestino proveniente dal Messico. Il giorno dell’udienza, sei agenti federali in borghese – dell’ICE, della CBP, dell’FBI e della DEA – erano presenti in tribunale in attesa di arrestarlo, dopo aver visto il suo nome sul calendario giudiziario. Al loro arrivo, si sono presentati al sergente di turno e hanno spiegato i loro piani per rapire Flores Ruiz. È stato detto loro di aspettare fino alla fine dell’udienza, quindi si sono posizionati nel corridoio fuori dall’aula del giudice Dugan. Uno dei difensori d’ufficio locali ha riconosciuto gli agenti e ha informato il giudice Dugan che “l’ICE è qui”.
Il giudice Dugan, insieme a un altro giudice, ha affrontato gli agenti e ha chiesto loro se avessero un mandato. Quando hanno risposto che avevano solo un mandato amministrativo – che non si ottiene tramite il sistema giuridico, non richiede una causa probante e autorizza solo l’arresto ma non la perquisizione o la confisca, consentendo arresti solo in spazi pubblici – il giudice ha risposto che avevano bisogno di un mandato giudiziario. Dopo essersi consultato con il giudice presidente, è stato stabilito che le azioni dell’ICE non potevano essere eseguite all’interno delle aule di tribunale o in altre aree private dell’edificio, ma potevano essere condotte nei corridoi pubblici. Mentre gli agenti parlavano con il giudice presidente nel suo ufficio, il giudice Dugan ha accelerato la procedura e ha ordinato a Flores Ruiz e al suo avvocato di uscire dalla porta sul retro della sala della giuria, invece che dalla porta del corridoio principale dove gli agenti dell’ICE stavano aspettando.
Tuttavia, quel corridoio secondario conduceva a un corridoio pubblico dove due agenti lo stavano ancora aspettando. Uno di loro lo riconobbe, lo seguì fino all’ascensore e avvertì i suoi colleghi, che lo raggiunsero davanti al tribunale e lo arrestarono.
Il giudice Dugan aveva, anche nell’ambito del diritto borghese, un’ottima ragione per essere indignato dalla presenza dell’ICE. Arrestando immigrati “illegali” che ottemperano agli ordini legali di comparire in tribunale, scoraggiano le persone – non solo gli imputati, ma anche i testimoni immigrati – dal presentarsi in tribunale. Pertanto, effettuare regolarmente irruzioni nei tribunali rende estremamente difficile il lavoro dei giudici.
L’ICE aveva già rapito altri due immigrati nella stessa aula il mese precedente. L’agenzia si comporta in modo simile quando gli immigrati si presentano ai loro consueti appuntamenti per l’applicazione delle leggi sul controllo dell’immigrazione.
Di recente, due madri e i loro figli piccoli – a una delle quali era stato diagnosticato un cancro – sono stati rapiti durante tali citazioni e rapidamente deportati in Honduras. Pertanto, anche secondo gli standard legali borghesi, il giudice Dugan aveva il diritto di proteggere l’integrità della sua aula.
Dugan ora deve rispondere di due capi d’accusa federali: ostruzione di un procedimento federale (18 U.S.C. § 1505) e occultamento di persona per evitarne l’arresto (18 U.S.C. § 1071), quest’ultimo con possibile condanna a cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari. Tuttavia, secondo la legge statunitense, queste accuse sono deboli.
I giudici hanno ampia discrezionalità nella gestione delle aule di tribunale e, secondo Printz contro Stati Uniti (1997), il governo federale non può obbligare i funzionari statali a far rispettare le leggi federali. Gli esperti legali concordano sul fatto che sarebbe difficile ottenere una condanna, a meno che, chiaramente, i tribunali non siano influenzati, il che non sorprenderebbe, dato che questo è esattamente l’obiettivo di questi casi.
In ogni caso, il messaggio è chiaro: se la legge, già incredibilmente vaga, storicamente sfruttata a vantaggio degli interessi della classe dirigente, non verrà interpretata nel modo più fascista possibile, l’amministrazione agirà contro i tribunali.
Dimitrov definì il fascismo come la dittatura aperta e terroristica dei settori più reazionari, sciovinisti e imperialisti della borghesia. Esso abbandona la maschera della democrazia, qualcosa a cui l’ala liberale della classe dirigente si aggrappa ancora, trascinandosi nervosamente dietro il blocco fascista.
I commentatori liberali ora anelano a un “ritorno alla normalità”, ma per le masse, la “normalità” era già una lenta e brutale macchina di violenza capitalista. Quello status quo – un “genocidio sotto la bandiera arcobaleno” – ha aperto la strada al fascismo.
Sanno che [la democrazia borghese è una, n.d.t.] “democrazia per una minoranza insignificante, [una] democrazia per i ricchi: questa è la democrazia della società capitalista”. La soluzione non è il riformismo capitalista.
Come ha detto Fred Hampton:
“Non combatteremo il fuoco con il fuoco, combatteremo il fuoco con l’acqua.
Non combatteremo il razzismo con il razzismo, combatteremo il razzismo con la solidarietà.
Non combatteremo il capitalismo con il capitalismo nero… combatteremo il capitalismo con il socialismo“.
Partito del Lavoro Americano (APL, USA)
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