Strage di Bologna: lotta senza tregua alla politica fascista, terrorista e imperialista di ieri e di oggi 

Stazione di Bologna, 2 agosto di 46 anni fa, ore 10:25: la strage fascista, di stato e imperialista di Bologna, culmine della strategia del terrore nel nostro paese, provocò 85 morti e oltre 200 feriti.

A preparare, organizzare e finanziare quell’attentato terroristico, una vera e propria operazione di guerra “non ortodossa”, fu la loggia massonica P2 di Licio Gelli con l’appoggio di alti ufficiali dei servizi e dirigenti di altri settori “deviati” degli apparati statali, che coprirono e depistarono.

Gli esecutori sono stati un gruppo di criminali neofascisti, inseriti e protetti  dagli apparati dello Stato e atlantici, come Gladio.

Tutte le stragi fasciste, di Stato e atlantiche avvenute nel nostro paese rispondevano a una precisa strategia: destabilizzare per stabilizzare il quadro politico in modo favorevole agli interessi statunitensi e dei settori più reazionari della borghesia italiana; bloccare sviluppi a favore della classe operaia e delle masse popolari; spostare a destra l’asse politico e applicare misure di carattere autoritario e repressivo.

Come ha affermato due anni fa il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, “le radici di quell’attentato oggi figurano a pieno titolo nella destra di governo”.

Una lettura limitata alla politica interna non è però sufficiente per capire come dietro la strage vi fosse una convergenza di interessi e obiettivi più complessa e vasta.

Bisogna guardare alla situazione politico-internazionale del paese, alle relazioni fra il terrorismo fascista e le centrali della strategia della tensione.

La strage di Bologna è stata un terribile monito e un feroce condizionamento volti a stroncare qualsiasi politica contrastante con quella statunitense e ribadire il “vincolo esterno” e la “sovranità limitata” del nostro paese.

Oggi è della massima importanza sviluppare la mobilitazione di massa contro il processo di fascistizzazione e la politica di terrore e guerra imperialista.

Il recente discorso del segretario di Stato USA che chiama a sconfiggere il terrorismo “di estrema sinistra”, oltre a essere un manifesto del nuovo maccartismo, prefigura una nuova stagione della strategia della tensione volta a criminalizzare e colpire il dissenso politico e la protesta sociale, le realtà antifasciste, antimperialiste, rivoluzionarie e comuniste, per dare campo libero ai gruppi nazifascisti e ai settori monopolisti che sostengono questi criminali.

Occorre lottare senza tregua contro il progetto di costruzione di un regime autoritario di tipo fascista che avanza con leggi, misure e prassi politiche che spaziano dal premierato al riarmo, dall’attacco ai salari alla soppressione del diritto di sciopero e manifestazione, dalla politica razzista contro gli immigrati alla repressione di chi lotta contro lo stato di cose vigente.

Fondamentale, per sbarrare la strada alla reazione e alla fascistizzazione è l’unità di azione della classe operaia nella difesa intransigente di propri interessi economici e politici, delle libertà conquistate con il sangue, della pace contro le minacce di guerra imperialista, per l’uscita dalla NATO, la cacciata delle basi USA e del governo della miseria, della menzogna e della guerra. 

2 agosto 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

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