Sui rapporti fra Cina e Israele
La falsa dichiarazione del 17 maggio del ministro degli esteri cinese Wang Yi sulla cessazione dell’invasione e dell’aggressione in corso a Gaza (con ogni probabilità diffusa da maneggioni e imbroglioni revisionisti e multipolaristi per accreditare un’immagine di questo paese come forza di “pace e stabilità”), ha sollevato un interessante dibattito riguardo i rapporti fra Cina e Israele.
È del tutto evidente che la posizione della Cina imperialista in oltre un anno e mezzo di guerra genocidaria non è variata.
Pechino ha continuato a mantenere “luminosi” rapporti diplomatici, commerciali (circa 20 mld di dollari annui) e finanziari con Israele.
Ha stretto accordi fra i suoi monopoli di stato e privati e quelli sionisti nel campo agroalimentare. Ha messo le mani sul porto di Haifa e di Hashdod, facilitando l’import di armi. Ha continuato a esportare mano d’opera nelle colonie sioniste per costruire infrastrutture e supporto logistico.
Oltre ad essere il primo fornitore in assoluto di merci a Israele, la Cina importa dai sionisti strumenti ottici, componenti elettronici e prodotti chimici.
Al tempo stesso esporta tecnologia usata dall’esercito israeliano, come quella per il riconoscimento facciale.
Le università cinesi collaborano strettamente con quelle sioniste.
La Stato cinese ha un ruolo fondamentale nel sostegno dell’economia e della macchina da guerra sionista. E vieta le manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese, malgrado la simpatia del popolo cinese verso la causa di un popolo martire ed eroico.
Non è difficile capire che quando Pechino fa “ammuina” lo fa solo ed esclusivamente per i propri interessi e calcoli geopolitici, in una situazione in cui i banditi Trump e Netanyhau ridisegnano il Medio oriente per bloccare l’espansione cinese e in cui è diventato troppo scomodo tacere di fronte agli occhi dei popoli.
Non dobbiamo aspettarci nulla di buono dalla diplomazia delle potenze imperialiste, grandi, medie e piccole.
La lotta antimperialista e antisionista va portata avanti senza appoggiarsi su nessuna di esse, senza confidare nelle loro ipocrite parole.
Da Scintilla n. 153- giugno 2025
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