Sulla congiuntura
La storia accelera sotto la spinta delle contraddizioni fondamentali dell’epoca che si approfondiscono.
La lotta fra potenze e monopoli imperialisti per una nuova spartizione del mondo si sviluppa non solo fra i grandi rivali per l’egemonia mondiale, gli USA e la Cina, ma anche nel blocco NATO, come abbiamo visto nelle dispute sull’Ucraina e la Groenlandia, e al Forum di Davos. Vi sono mutamenti e fratture nelle vecchie alleanze.
I battistrada della reazione mondiale e i principali fomentatori di guerra sono gli USA di Trump che nel tentativo di frenare il loro declino e contenere la Cina danno impulso alle guerre economiche e alle aggressioni militari, alle violenze fasciste, alla militarizzazione, in nome dell’esclusivo “interesse nazionale”.
Ma perdono influenza a livello mondiale e dentro casa vedono crescere la resistenza delle masse.
Questo avviene mentre prosegue la decelerazione del PIL e del commercio mondiale, aumentano la concorrenza internazionale, le tensioni geopolitiche e commerciali (dazi), l’incertezza e l’instabilità.
Si rafforzano momentaneamente i monopoli a stelle e strisce, con rapidi investimenti speculativi legati all’IA e all’Hi Tech informatico, ai servizi cloud (Amazon, Alphabet e Microsoft), ma vi sono licenziamenti a raffica, sopravvalutazione delle imprese del settore e volatilità dei corsi azionari. Si è creata una bolla finanziaria che può esplodere assieme a quella del credito privato, con implicazioni sistemiche. Anche la crisi valutaria e del debito in Giappone può colpire la finanza globale.
In Italia l’economia è in una fase di prolungato ristagno. Gli investimenti sono scarsi, l’attività industriale è in calo da tre anni, aggravata dalla contrazione tedesca e dall’intensificazione della concorrenza della Cina che orienta l’export verso paesi diversi dagli USA.
Decine di migliaia di operai sono a rischio licenziamento, lo sfruttamento, la precarietà, gli infortuni e i morti sul lavoro aumentano, mentre i salari continuano a calare. I contratti nazionali rinnovati non sono andati oltre un parziale recupero del potere di acquisto (i salari reali hanno perso l’8% dal 2021). Intanto l’inflazione ha ripreso a crescere.
Le disuguaglianze aumentano spinte dalla legge generale dell’accumulazione capitalistica. Il pauperismo di massa ha come corrispettivo l’arricchimento di una minoranza di parassiti sociali.
In questa situazione un governo autoritario, antioperaio e reazionario, strumento delle baronie del grande capitale, va avanti con forti dosi di demagogia e sciovinismo. È stata approvata una legge di bilancio per i padroni, contro i lavoratori dipendenti su cui gravano crescenti carichi fiscali, che assieme ai bassi salari limitano i consumi.
Da mesi è in atto un’involuzione autoritaria e repressiva (“pacchetti sicurezza”, denunce, attacchi al diritto di sciopero, sgomberi dei centri sociali), basata sulla criminalizzare della protesta operaia e sociale. Le spese militari sono in continuo aumento (mentre i lavoratori aspettano mesi per una radiografia). Politica di guerra, prevalenza dei poteri governativi e pugno di ferro in fabbrica e fuori sono strettamente connessi.
Meloni da un lato rivolge ipocriti appelli alla pacificazione nazionale; dall’altro ripete lo slogan fascista sui “nemici dell’Italia” mentre porta alla rovina il paese. Sul piano estero prosegue nel suo vassallaggio verso gli USA, con velleità di protagonismo in Africa e nel “Mediterraneo allargato”.
Il governo ha un consenso minoritario nel corpo elettorale (oggi circa il 28%). Va avanti nel suo programma antioperaio, restringendo le forme della democrazia borghese, grazie ai balbettii della falsa opposizione parlamentare del “campo largo” a guida PD, che vota per il riarmo, salva la Santanchè e propone di introdurre nel nome della “sicurezza dei cittadini” ulteriori norme, mezzi e risorse economiche per rafforzare l’apparato repressivo dello Stato degli sfruttatori.
Ad aiutare il governo si prestano anche i vertici sindacali collaborazionisti e/o divisionisti, nonchè di tutti coloro che si ostinano a coltivare il proprio orticello con politiche autoreferenziali e minoritarie che ostacolano e ritardano la realizzazione del fronte unico anticapitalista.
Intanto fascisti e “sovranisti” con Vannacci si ritagliano uno spazio politico seguendo le direttive di Trump. Con la regia di Bannon puntano sulla remigrazione, in vista delle elezioni del 2027, per spostare ancora più a destra l’asse politico italiano.
In questa situazione reazionaria occorre sviluppare la lotta per l’unità di azione della classe operaia in difesa dei propri interessi urgenti e vitali, sia economici (aumento salario difesa occupazione, diminuzione carichi e ritmi lavoro, no precariato, salute e sicurezza sul lavoro), sia politici (libertà di sciopero e manifestazione, diritto di protesta…).
Parallelamente va sviluppata una politica di unità antifascista e antimperialista, che non cada nell’elettoralismo, ma sviluppi la lotta per le libertà democratiche dei lavoratori, per cacciare un governo di nemici dei lavoratori e dei popoli, rilanciando il NO alla politica di austerità e di guerra, rivendicando l’uscita dalla NATO e dalla UE, la fine dei rapporti con Israele, praticando la solidarietà con i popoli oppressi, per la pace e l’amicizia fra i lavoratori sfruttati e i popoli.
È fondamentale avanzare nel processo di materializzazione di un vasto fronte di opposizione di massa, che veda alla sua testa il proletariato industriale, capace di raccogliere e unificare su una comune piattaforma il malcontento e la collera popolare e sviluppare la mobilitazione per una reale trasformazione sociale. Un movimento democratico e popolare, organizzato nei luoghi di lavoro e nel territorio, che abbia come prospettiva la rottura del soffocante involucro capitalistico e aprire la via al socialismo.
Perciò è indispensabile che si sviluppi la coscienza politica rivoluzionaria di classe, che solo un autentico partito comunista può infondere fra i salariati, sbarazzandosi dall’angusto economicismo e dall’illusorio riformismo.
Il ritmo incalzante e drammatico degli eventi rende più impellente la necessità di questo partito fra i comunisti e i settori proletari avanzati, e crea condizioni migliori per abbreviare il cammino della sua costituzione.
Da “Scintilla” n. 157, febbraio 2026
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