Sulla manifestazione Cgil del 7 ottobre
La notevole partecipazione alla manifestazione organizzata dalla Cgil il 7 ottobre – andata molto al di là delle aspettative degli organizzatori – ha espresso la volontà di lotta contro un governo antioperaio e guerrafondaio da parte di ampi settori di lavoratori salariati, disoccupati, pensionati, giovani, gente del popolo, di antifascisti che stanno uscendo dalla passività e dalla rassegnazione.
Una tendenza incoraggiante e positiva che sta crescendo e vedremo svilupparsi nei prossimi mesi.
Questa partecipazione di massa è stata però posta da Landini al servizio di un abbozzo di progetto riformista che assume toni costituzionalisti ed è caratterizzato dal vecchio interclassismo catto-riformista-sindacale.
La piattaforma di convocazione, un vero calderone che avevamo già criticato su queste colonne, è servita ad affogare le rivendicazioni operaie e metterle al rimorchio di settori borghesi e piccolo borghesi.
Emblematico che dal palco gli operai non abbiamo avuto la parola, mentre si sono sprecati gli interventi retorici “sull’Italia democratica” (celando la sua natura e il suo ruolo imperialista), occultando completamente “la classe” e relegando le drammatiche questioni operaie sullo sfondo.
Landini ha evidentemente un disegno politico da sviluppare, anche a livello personale (per ora facendo la sponda a Schlein e attendendo il proprio turno), ma questo progetto è debole e senza prospettive concrete, poiché punta al rilancio di un welfare di tipo socialdemocratico in una fase storica in cui non vi sono i margini per realizzarlo.
Se blanda è stata la risposta del vertice sindacale alla domanda “chi deve pagare?” (nemmeno un riferimento alla patrimoniale), se non una parola è stata pronunciata sui licenziamenti di massa e sulle lotte contro di essi, addirittura patetica è stata l’affermazione “comincia ora la lotta per l’applicazione della Costituzione”, una vera e propria ammissione della bancarotta del riformismo.
Dal palco, a parte un generico “non ci fermeremo”, nessun cenno è stato fatto allo sciopero generale, invocato da settori della piazza. Eppure pochi minuti prima Landini aveva tuonato che “bisogna fare come i nostri nonni”, che di lotte dure ne svolgevano a raffica!
Di fatto la direzione della Cgil è bloccata dalla ricerca dell’unità di vertice con Cisl e Uil, che vuol dire svuotare ulteriormente i tiepidi contenuti rivendicativi espressi e abbassare ancor più il livello della mobilitazione contro un governo che va all’assalto del movimento operaio e sindacale.
Per avanzare nella mobilitazione e dare la risposta che ci vuole a governo, padroni e collaborazionisti serve invece l’unità di azione, il fronte unico dal basso che permetterà di ricostruire rapporti di forza adeguati.
La parola è alla classe operaia, la sola che può cambiare la situazione a suon di mobilitazioni e scioperi.
Nel corteo e in piazza con la nostra propaganda e le nostre parole d’ordine di lotta e di unità di classe, ben accolte dai lavoratori, abbiamo adempiuto ai nostri compiti.
Da Scintilla n. 138 – ottobre 2023
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