Sulle sanzioni USA a Francesca Albanese
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dallo Stato sionista, è stata recentemente aggiunta dall’amministrazione Trump alla lista di persone sanzionate per accuse di antisemitismo, sostegno al terrorismo, e “campagna di guerra giuridica ed economica” contro cittadini e aziende statunitensi e israeliane.
Le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese includono il congelamento dei beni, il divieto di transazioni con cittadini USA e la revoca del visto.
Perché Francesca Albanese è entrata nel mirino degli USA?
Albanese è una voce molto scomoda per la narrativa portata avanti dai banditi statunitensi, che hanno in Israele il loro cane da guardia nella regione mediorientale.
Ha infatti esposto più volte la passività delle Nazioni Unite nei confronti dell’occupazione israeliana e degli abusi e violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito israeliano.
Ha anche denunciato nel suo ultimo rapporto le aziende che armano e sostengono il genocidio, come Leonardo.
È evidente il tentativo infame da parte dell’imperialismo statunitense di delegittimare e intimidire una voce autorevole a livello internazionale nel chiedere la fine e la punizione della violazione dei diritti umani e del genocidio in atto in Palestina,
Le sanzioni a Francesca Albanese dimostrano l’estrema aggressività dell’imperialismo USA, guidato dal gruppo fascista trumpiano, che si fa beffe degli ideali liberali e calpesta qualsiasi istanza democratica.
Mettono in luce che gli USA in declino storico, per cercare di mantenere la loro egemonia mondiale, demoliscono le regole del diritto internazionale e gli organismi internazionali (come ONU, Corte Penale Internazionale, etc.), che in passato hanno contribuito a creare per portare avanti i loro interessi imperialisti.
E’ evidente la profonda crisi di una istituzione come l’ONU in una fase di inasprimento della lotta fra potenze imperialiste per un nuova ripartizione del mondo, di nazionalismo aggressivo e protezionismo dilagante.
Come vi era da aspettarsi, assoluto silenzio stampa da parte del governo Meloni che non si è opposto né ha obiettato o commentato le azioni provocatorie del governo statunitense nei confronti di una cittadina italiana, ennesima prova dell’asservimento totale di questo governo agli interessi del capitale finanziario occidentale e del sionismo.
La vicenda porta ad alcune considerazioni.
Per quanto nobili possano essere gli intenti di Francesca Albanese, i risultati, come lei stessa ha avuto modo di provare, sono scarsi, se non inesistenti.
Albanese parla di attivismo come soluzione alla questione palestinese, ma bisogna ricordarsi che per quanto appelli, boicottaggi e denunce possano essere utili, soltanto attraverso la lotta di classe e il rovesciamento delle istituzioni borghesi si potrà arrivare a porre fine alla complicità, al finanziamento e al supporto del sionismo.
L’ONU questo non potrà mai farlo, né agevolarlo. Occorre abbandonare, da parte di proletari e popoli, qualsiasi illusioni sul ruolo di queste istituzioni guidate dall’imperialismo, le cui belle parole sul disarmo e di diritti umani sono pura demagogia
La questione palestinese è una lotta di liberazione nazionale da un’occupazione neocoloniale, una storia di imperialismo, di razzismo e supremazia etnica che esprime appieno le insanabili contraddizioni del capitalismo in putrefazione. Una questione che è parte della questione generale della rivoluzione socialista.
In quanto comunisti condanniamo e respingiamo le sanzioni USA, esprimiamo solidarietà nei confronti di Francesca Albanese e siamo a fianco della lotta del popolo palestinese.
Allo stesso tempo condanniamo la repressione e la censura nei confronti di coloro che denunciano gli orrori commessi dallo Stato sionista e di tutte le aziende capitaliste che gonfiano il loro conto in banca sulle macerie e sul sangue del popolo palestinese.
Bisogna unirsi attivamente alla lotta contro l’imperialismo in Italia e nel mondo intero, bisogna organizzarsi per la rottura rivoluzionaria con questo barbaro sistema e l’instaurazione del mondo nuovo, socialista.
Non è mai troppo tardi per farlo!
Luglio 2025
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
APPENDICE
I monopoli capitalistici e le altre imprese e istituzioni che sostengono l’occupazione e l’economia del genocidio in Palestina
Tratto dal rapporto di Francesca Albanese “From economy of occupation to economy of genocide”.
– Lockheed Martin (USA): Fornitrice dei caccia F-35, F-15 e F-16 utilizzati per i bombardamenti su Gaza (85.000 tonnellate di bombe).
– Leonardo S.p.A. (Italia): Partner nel programma F-35 e produttrice di sistemi radar per droni tramite la sussidiaria Rada Electronic Industries.
– Elbit Systems (Israele): Fornitrice di droni e sistemi di sorveglianza, con collaborazioni accademiche (es. MIT).
– Microsoft, Amazon, Alphabet (Google-USA): Fornitori di servizi cloud e AI per infrastrutture di intelligence israeliane. Contratto da $1.2 miliardi con Israele per gestione dati militari.
– Palantir Technologies (USA): Sviluppatrice di sistemi AI per targeting militare (tra cui il software “Lavender”).
– IBM (USA): Gestione del database biometrico per il controllo dei confini e training di personale militare.
– Caterpillar (USA): Fornitura di bulldozer blindati usati per demolizioni di case palestinesi.
– Hyundai (Corea del Sud) e Volvo (Svezia): Fornitori di macchinari per demolizioni e costruzione di insediamenti illegali.
– Heidelberg Materials (Germania): Fornitura di materiali edili per insediamenti in Cisgiordania.
– Construcciones Auxiliar de Ferrocarriles (Spagna): Costruzione di tram a Gerusalemme Est collegata a insediamenti illegali.
– BNP Paribas (Francia) e Barclays (UK): Sottoscrittori di bond del Tesoro israeliano, finanziando l’aumento del 65% del budget militare (2023-2024).
– BlackRock e Vanguard (USA): Maggiori investitori in aziende coinvolte (Lockheed Martin, Palantir, Caterpillar).
– Allianz (Germania) e AXA (Francia): Detentori di azioni/obbligazioni di aziende legate all’occupazione.
– Airbnb e Booking. com (USA/Paesi Bassi): Pubblicizzazione di alloggi in insediamenti illegali in Cisgiordania. Airbnb applica commissioni fino al 23%.
– Carrefour (Francia): Apertura di supermercati in insediamenti illegali.
– Chevron (USA): Fornitore del 70% del gas israeliano, con pipeline che attraversano acque palestinesi.
– BP (UK) e Glencore (Svizzera): Sfruttamento di giacimenti in acque contestate e fornitura di carbone.
– Netafim (controllata da Orbia-Messico): Sfruttamento di risorse idriche in Cisgiordania per insediamenti.
– MIT (USA): Ricerche congiunte con il Ministero della Difesa israeliano su droni e AI militare.
– Technische Universität München (Germania): Progetti finanziati da Horizon Europe con aziende israeliane legate all’occupazione.
Denunciamo e boicottiamo chi fa profitti sul sangue del popolo palestinese!
Lottiamo contro la politica guerrafondaia e neocolonialista dell’imperialismo, in primo luogo quello italiano, denunciando le aggressioni militari, le ingerenze e le complicità con la sanguinosa occupazione e repressione sionista
Esigiamo la cessazione di ogni accordo di collaborazione e associazione fra Italia e Israele, università italiane e israeliane, UE-Israele, della vendita di armi a Israele e ai regimi reazionari arabi
Sosteniamo la campagna Boicottaggio Disinvestimenti e Sanzioni, l’isolamento internazionale e la condanna dei sionisti e dei loro crimini, il riconoscimento dello stato indipendente di Palestina.
Solidarizziamo con la lotta del popolo palestinese per la sua autodeterminazione, dando impulso ad azioni di massa nel nostro paese, denunciando e smascherando il sionismo e la sua politica razzista, colonialista e genocida.
Esigiamo la cessazione immediata del massacro del popolo palestinese, la cessazione permanente di tutti gli atti di aggressione, il ritiro completo dalla striscia di Gaza e la fine del suo assedio per portare rifornimenti e soccorso alla popolazione stremata, la ricostruzione e il rientro della popolazione nelle sue case, la liberazione dei prigionieri palestinesi.
Denunciamo e smascheriamo, come parte organica della lotta contro l’imperialismo e la reazione, la politica filosionista e neocolonialista della socialdemocrazia, dei riformisti e di settori della sinistra piccolo borghese.
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