Sull’entrata dell’Ucraina nella UE e nella NATO
Il 14 e 15 dicembre scorso, il Consiglio europeo ha deciso di avviare i negoziati di adesione alla UE dell’Ucraina e della Moldova. Anche con la Bosnia Erzegovina saranno aperti i negoziati, mentre alla Georgia è stato conferito lo status di paese candidato.
La decisione è in linea con la raccomandazione della Commissione presentata nella sua relazione sull’allargamento di novembre. “Completare la nostra Unione è il richiamo della storia, l’orizzonte naturale della nostra Unione” è il motto coniato per celebrare l’avvenimento dal volto più noto dell’imperialismo europeo, Ursula von der Leyen.
Poco prima del vertice era stata messa a tacere la maschera della borghesia ungherese, Viktor Orbán, con l’erogazione di 10 miliardi di euro di fondi europei congelati, consentendogli l’uscita di scena al momento dell’approvazione della decisione.
Anche il governo Meloni lavora a tale fine, giocando un ruolo rilevante e proseguendo la sua campagna di intossicazione dell’opinione pubblica.
Gli imperialisti europei mantengono così le promesse fatte alla borghesia ucraina, agitando dinanzi all’opinione pubblica europea il tema dell’invasione del paese da parte della Russia.
Quest’ultima peraltro non ha mai fatto mistero delle proprie mire di potenza imperialista. Essa ha sempre perseguito risolutamente le sue mire nella lotta di spartizione del mondo, fino alla guerra aperta.
La Russia vede l’Ucraina come una sua sfera di influenza e vuole evitare che sia inglobata nella sfera di influenza della NATO e della UE. Entrambe le parti imperialiste non difendono la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l’equilibrio spezzato, all’infuori della lotta per strappare ai rivali i mercati nell’economia e della guerra come prosecuzione della politica di rapina.
Si compie dunque, in crescente accordo e rivalità tra la UE e la NATO, il disegno perseguito palesemente incoraggiando e fomentando l’Ucraina a sprofondare in un conflitto sempre più sanguinoso.
Questo non vuol dire prendere le parti della Russia imperialista. Piuttosto, va sottolineato che gli Stati imperialisti occidentali, tra questi distinguendosi particolarmente gli USA, la Gran Bretagna e la Germania, consapevolmente e cinicamente hanno alimentato e continuano ad alimentare il conflitto, fino al rischio di una deflagrazione mondiale.
Non va trascurata la circostanza che la UE persegue una propria politica militare con la PESC, la cosiddetta politica estera e di sicurezza comune. Dal 2014 l’Ucraina è stata associata alla PESC attraverso le disposizioni fondamentali dell’accordo di associazione approvato il 21 marzo di quell’anno.
I primi 10 articoli dell’accordo suonano come la preparazione degli avvenimenti odierni, in quanto già da quel momento si regolava l’intensificazione della cooperazione militare con la UE nel quadro della graduale convergenza nel settore della politica estera, compresa la politica di sicurezza e di difesa comune, vale a dire la cooperazione militare con 21 membri della UE e della NATO.
Ecco perché l’adesione a queste due organizzazioni non può essere esaminata separatamente. Seppure in una forma contraddittoria, esse in realtà sono strettamente correlate.
I 5 miliardi di euro di forniture aggiuntive di armi dell’UE richieste da Berlino all’incontro di Bruxelles e i 50 miliardi di euro di aiuti economici, accompagnati da un dodicesimo programma di sanzioni contro la Russia, sono un segno della spinta della UE ad assumere un ruolo di primo piano nel sostegno della guerra ucraina e della successiva ricostruzione.
Parallelamente, la questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO continua ad essere posta.
Se, a riguardo della promessa di una “prospettiva di adesione”, non esiste una previsione dei tempi, non cessano le massicce consegne di armi da parte degli USA, della Germania e di altri paesi fra cui l’Italia.
Nel contempo, il crescente coinvolgimento degli Stati Uniti e del suo apparato militare nella lotta contro la Cina si è esteso all’area del Medio oriente.
Il sostegno assicurato dall’amministrazione statunitense allo stato sionista d’Israele in quanto suo fedele strumento di provocazione e di aggressione nella regione, ridimensiona la capacità di continuare a fornire all’Ucraina dispendiosi aiuti in denaro e armamenti a tempo indeterminato.
Ciò pone la questione se la UE non debba intervenire a turare l’imminente falla qualora il decisivo sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina venisse a mancare.
Le richieste di adesione dell’Ucraina alla NATO si vanno intensificando, in primo luogo ovviamente da parte dello stesso governo ucraino, ma anche da parte degli Stati baltici e della Polonia.
Altre potenze, come la Germania e la Francia, evitano di esprimersi apertamente.
Ciononostante, gli eventi e le riunioni di organismi della UE e della NATO che sempre più sono ospitati a Kiev, gli inviti che sempre più sono rivolti al governo ucraino di partecipazione ai vertici di entrambe le organizzazioni, agiscono nel senso anzidetto.
L’adesione a pieno titolo dell’Ucraina alla NATO, una volta compiuta l’ammissione quasi al completo degli Stati dell’Europa orientale alla NATO, vuole segnare il successo dell’espansionismo dell’Alleanza atlantica ad oriente. La piena adesione alla NATO significherebbe anche che un’Ucraina bellicosa e avvelenata dalla guerra introdurrebbe un elemento ulteriore di aggressività all’interno della NATO, alimentando il rischio di un’estensione del conflitto.
La piena adesione dell’Ucraina a entrambe le organizzazioni è patrocinata e preparata diplomaticamente. Se il momento non è ancora giunto ed esistono certi dissensi, divergenze di opinione e contrasti nel campo delle potenze occidentali, i lavoratori e i popoli amanti della pace possono avvantaggiarsene, per preservare la pace, dichiarando il proprio chiaro NO all’adesione dell’Ucraina.
È il caso di sottolineare che si tratta di uno sviluppo molto pericoloso per le masse sfruttate e oppresse di tutta l’Europa.
Sono sempre i lavoratori e i popoli che devono pagare i terribili costi della crisi e della guerra, mentre il grande capitale spreme profitti sempre maggiori attraverso l’una e l’altra.
Dinanzi a questi avvenimenti, anche nel nostro paese si fa stringente il compito di far sì che il maggior numero possibile di forze antimperialiste e di pace si esprimano chiaramente e apertamente contro l’adesione dell’Ucraina alla UE e alla NATO.
Coloro che vogliono la fine della guerra devono ammettere che l’ammissione dell’Ucraina nella UE e nella Nato rappresenta un ulteriore crescendo di questa guerra imperialista.
Aumenta il pericolo che questo conflitto si trasformi in un conflitto generale. Lo statuto della NATO impegna tutti i suoi membri a intraprendere una diretta azione militare contro un aggressore, in questo caso contro la potenza nucleare della Russia.
Tutte le forze rivoluzionarie, progressiste e democratiche che sono impegnate nel movimento per la pace e chiedono un cessate il fuoco immediato, negoziati, una soluzione pacifica del conflitto e la fine della guerra, non possono chiudere gli occhi di fronte all’attuale spirale della politica aggressiva delle potenze occidentali.
Da Scintilla n. 141, gennaio 2024
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