Sviluppi del movimento contro la guerra
Il mese di novembre ha visto uno sviluppo del movimento di lotta per la pace nel nostro paese. Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina decine e decine di migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, studenti, donne, così come sindacati e associazioni sociali e politiche, sono scesi in piazza nelle grandi città (Roma, Napoli…), in manifestazioni dal diverso contenuto e obiettivi politici, nonché dal differente grado di combattività.
Alcune di queste manifestazioni sono state convocate specificatamente sul tema della guerra, ma anche nelle mobilitazioni convocate su altre questioni (dallo sciopero studentesco alle manifestazioni delle donne a novembre, dallo sciopero e manifestazione dei sindacati di base del 2/3 dicembre alle vertenze operaie in corso), l’esigenza di farla finita con la guerra e con il coinvolgimento del nostro paese si è espressa come elemento qualificante.
Queste manifestazioni, che hanno iniziato ad assumere un carattere di massa, sono frutto del vasto malcontento causato dalle conseguenze della guerra: carovita, bollette alle stelle, speculazioni, cassa integrazione e licenziamenti a causa di chiusura di aziende, tagli ai servizi sociali, aumento delle spese belliche, ulteriore devastazione ambientale.
E’ soprattutto la classe proletaria a subire queste conseguenze e proprio da essa proviene la spinta a dire basta alla guerra e all’invio di soldi e armi per la sua prosecuzione. I settori più avanzati della classe pongono la rivendicazione dell’uscita dalla NATO e si esprimono con forza contro i governi borghesi, ieri Draghi, oggi Meloni, che con la loro politica guerrafondaia al carro di Biden sono i responsabili della miseria crescente e delle gravi minacce che incombono sulle masse popolari.
Tuttavia, gli strati profondi della classe operaia non si sono ancora mobilitati in massa contro la guerra, a causa della politica di freno e divisione imposta da riformisti, opportunisti e burocrazie sindacali.
Dunque, se le manifestazioni contro la guerra che si sono recentemente succedute, nonostante i loro limiti soggettivi e la loro ambiguità politica (evidente nella manifestazione di Roma in cui vigeva il “tabù NATO/USA”), hanno rotto il ghiaccio e rappresentano un passo avanti nella situazione, non possiamo dirci certo soddisfatti dello sviluppo del movimento di lotta per la pace.
Con la prosecuzione della guerra, l’acutizzazione delle contraddizioni imperialiste e l’aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di proletari, le proteste sono destinate ad ampliarsi e assumere contenuti e forme più radicali. Ma per creare una potente forza operaia e popolare contro una nuova guerra mondiale, capace di svilupparsi in movimento di lotta per il socialismo, è necessario un sistematico lavoro organizzato da parte di tutti i comunisti e i proletari rivoluzionari.
Per adempiere a questo compito è necessaria una maggiore attività all’interno delle organizzazioni di massa, in primo luogo i sindacati ove sono raccolte masse importanti di operai, approfittando di ogni manifestazione di malcontento, di ogni assemblea e manifestazione.
Inoltre, è della massima importanza la formazione di comitati unitari di carattere proletario, nei quali possano raccogliersi operai e lavoratori sfruttati delle diverse tendenze nella lotta contro il militarismo e i fautori di guerra. Organismi di fronte unico che facciano sentire la loro presenza sui luoghi di lavoro, nel territorio, all’interno delle mobilitazioni di massa, attorno a chiare parole d’ordine, su cui battere con insistenza: Stop alla guerra, cessare il fuoco! No all’invio in Ucraina di armi e fondi! Soldi per la salute e l’istruzione, non per la guerra e il riarmo! Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la Russia dall’Ucraina! Via le basi USA, via dal potere i guerrafondai! No allo sciovinismo, solidarietà proletaria internazionale!
La lotta contro la guerra, strettamente legata alla questioni del salario, del lavoro, della difesa degli interessi economici e politici quotidiani dei lavoratori, dell’offensiva padronale e della fascistizzazione del potere borghese, è un elemento fondamentale per la cacciata del governo Meloni e di qualsiasi altro governo che intenda proseguire sulla stessa strada guerrafondaia, reazionaria e antioperaia, per aprire con il protagonismo delle masse sfruttate e oppresse la concreta prospettiva della rottura rivoluzionaria con il capitalismo in putrefazione.
Da Scintilla n. 129 – dicembre 2022
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