Tensioni nei Balcani, sullo sfondo della guerra in Ucraina

Le guerre jugoslave, dal 1991 al 2001, che hanno smembrato la Federazione jugoslava, hanno causato decine di migliaia di morti (130.000), milioni di sfollati, di rifugiati, enormi distruzioni, in seguito ai bombardamenti delle città. Così è stato con le bombe sganciate dagli aerei dei paesi membri della NATO nel 1999 su Belgrado [1].

Gli Stati che ora sono indipendenti sono il risultato di questo smembramento che ha esasperato il nazionalismo, creando, in ciascun paese, minoranze più o meno discriminate. Sebbene la Bosnia-Erzegovina sia lungi dall’essere stabilizzata, è soprattutto il Kosovo a rimanere un focolaio di tensione, in particolare con la Serbia.

La NATO è intervenuta direttamente in queste guerre, che pure non rientravano nelle sue “missioni”. Mentre questa alleanza militare avrebbe dovuto essere sciolta dopo il crollo dell’URSS (1991), essa ha trovato in queste guerre un nuovo campo d’azione e l’occasione per l’insediamento di basi militari in Europa.

Per la leadership russa, la disgregazione dell’URSS e la creazione di 15 stati indipendenti ha costituito un indebolimento netto ed enorme. Le “nuove possibilità” di relazioni con gli Stati capitalisti e imperialisti d’Europa e persino, per un certo periodo, con l’imperialismo statunitense, erano solo vane illusioni. L’Unione europea si adoperava a fianco degli Stati Uniti per imporre alla Serbia la creazione dell’entità del Kosovo. Insieme, la UE e la NATO vogliono “inglobare” gli stati dell’Europa orientale, per strapparli dalla sfera di influenza della Russia. Tra il 2004 e il 2007, 12 paesi hanno aderito alla UE [2].

Le tensioni tra Serbia e Kosovo non sono mai cessate.  La guerra della NATO (1998-1999) contro la Serbia ha portato alla proclamazione dell’indipendenza del Kosovo (2008). Questa indipendenza non è stata riconosciuta dalla Serbia, dalla Cina né da cinque Stati membri dell’UE. La popolazione serba che vive nel nord del Kosovo rifiuta di riconoscere l’amministrazione fiduciaria delle autorità del Kosovo, il 90% del quale è abitato da popolazioni albanesi. Dal 1999, la Kosovo Force (KFOR) dispiegata dalla NATO è di stanza in Kosovo, forte ad oggi di circa 4.000 soldati. Il campo militare statunitense di Bondsteel, è la più grande base militare della NATO al di fuori degli Stati Uniti. Provocazioni e contro provocazioni da parte dei leader serbi e kosovari si susseguono da anni.

Ma le tensioni si sono acuite dall’inizio della guerra in Ucraina, intrapresa dall’imperialismo russo nel febbraio 2022, che mette l’una di fronte all’altra la Russia e i suoi alleati e l’Ucraina sostenuta dall’imperialismo statunitense, dalla NATO e dalla UE. Le frontiere tra Serbia e Kosovo si chiudono, la popolazione serba del Kosovo settentrionale protesta: l’esercito serbo è messo in allerta e ammassa truppe e cannoni al confine e le autorità del Kosovo chiedono ai leader della NATO e della UE di prepararsi a intervenire.

Il 6 dicembre i 27 capi di Stato e di governo della UE hanno tenuto un incontro a Tirana con i leader dei 6 Stati dei “Balcani occidentali”[3] per “rafforzare i legami” e promettere loro un’accelerazione del processo di integrazione nell’Unione europea. Molti di loro, tra cui la Serbia, “candidati” da anni, hanno visto la Moldavia e soprattutto l’Ucraina “passargli davanti”. Tra le “condizioni” figura in primo luogo l’obbligo dell’allineamento della loro politica internazionale a quella della UE, in particolare nei confronti della Russia, e alla politica delle sanzioni della UE. Un altro tema centrale è la prescrizione del rafforzamento della politica di chiusura delle frontiere agli immigrati al fine di arginare la “rotta balcanica”.

L’Unione europea esercita pressioni sul regime serbo, che intrattiene relazioni economiche (importazioni di gas) e commerciali (collegamenti aerei) con la Russia, ma che ha anche legami molto stretti con Germania, Francia e Stati Uniti, ai quali non vuole rinunciare.

Il nazionalismo montante rappresenta un vero veleno e un grande pericolo per i popoli dei paesi balcanici, che hanno sofferto troppo a causa delle guerre sfruttate dalle potenze imperialiste.

Noi sosteniamo le forze democratiche, rivoluzionarie, antimperialiste, che combattono i guerrafondai, le potenze imperialiste e i governi che diffondono lo sciovinismo e l’inimicizia tra i popoli e che lottano per la solidarietà tra tutti i popoli dei Balcani.

[1] Diverse migliaia di ordigni contenenti uranio a basso arricchimento sono stati disseminati.

[2] Degli ex paesi dell’Europa orientale, 14 sono membri della NATO.

[3] Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Albania, Macedonia del Nord.

Pubblicato su La Forge n. 646 – gennaio 2023 – Organo centrale del Partito Comunista degli Operai di Francia – PCOF

 

 

 

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