Trasformare il malcontento in lotta organizzata
L’inflazione continua a salire e di conseguenza il potere di acquisto dei salari a diminuire. L’indice dei prezzi al consumo registra un incremento dell’ 8,4% su base annua, ma sui consumi operai è ben più alta. Con la crisi energetica fuori controllo il rialzo dei prezzi subirà un’ulteriore impennata. Intanto l’economia rallenta, andando verso la stagflazione.
Per le masse lavoratrici che già hanno serie difficoltà ad arrivare alla quarta settimana senza contrarre debiti, questo vorrà dire sacrifici sempre più duri. Si dovrà risparmiare sugli alimenti, sulle medicine e le cure, sulla cultura, sui trasporti. Con le bollette a prezzi triplicati in molti non potranno nemmeno riscaldare adeguatamente la casa. La situazione per chi sta in cassa integrazione oppure è disoccupato è già drammatica.
L’inflazione, una piaga del capitalismo, è anche conseguenza della politica di guerra della borghesia che sta dando i suoi amari frutti per i lavoratori salariati che da tempo soffrono il peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. Da oltre 30 anni i salari reali sono in discesa.
Responsabili di ciò sono i capitalisti e i loro governi che hanno attaccato senza tregua i salari per rilanciare i profitti, ma anche i vertici sindacali con la loro politica di cedimenti senza fine, accettando di limitare gli aumenti salariali entro il tetto dell’aumento della produttività.
Questo ha voluto dire aumenti esigui nei CCNL, prolungamento della durata dei contratti con arretrati minimi e ritardi nell’adeguamento delle buste paga, blocco degli automatismi e scatti di anzianità, meccanismi truffaldini come l’Ipca e il welfare aziendale. Ai gravi effetti di questa strategia antioperaia, che ha ridotto sensibilmente il monte salari, si sommano le conseguenze sul reddito della precarietà e dei part-time, e recentemente le conseguenze della pandemia.
Risultato: una povertà di massa che, tra assoluta e relativa, oggi colpisce 14 milioni di persone, tra cui moltissimi lavoratori. La posizione dell’oligarchia è stata fissata da Bankitalia: “nessuna rincorsa fra prezzi e salari”, il che vuol dire che mentre i prezzi dei beni di prima necessità vanno alle stelle, gli operai, i lavoratori, dovranno impoverirsi sempre più. Da parte loro i padroni ripetono: nessun aumento salariale che non sia legato dall’incremento dello sfruttamento.
Come se ne esce? In un modo solo: trasformando il malcontento delle masse lavoratrici in lotta organizzata per il pane, per la pace, contro la reazione borghese. Bonus, sgravi fiscali e “salario minimo” non risolvono il problema, ma allungano solo la corda dell’impiccato.
Sono gli operai e i delegati combattivi a dover prendere nelle loro mani la questione, esigendo che i CCNL siano immediatamente rinnovati per conquistare, sulla base di piattaforme di lotta, un aumento dei salari superiore all’aumento del costo della vita.
Dato che la situazione è rapidamente cambiata in peggio, non certo per responsabilità dei lavoratori, non va accettata la sacralità socialdemocratica dei contratti che vanno stipulati di nuovo a livello nazionale e di secondo livello, per conquistare aumenti sostanziosi e certi. Allo stesso tempo va riconquistata con la lotta generale di tutte le categorie e dei disoccupati una nuova scala mobile che adegui sistematicamente i salari all’inflazione.
Lo abbiamo scritto e lo ripetiamo: i tempi duri richiedono una lotta dura! Diamo vita in ogni luogo di lavoro a fermate e scioperi unitari, manifestazioni di strada, davanti le sedi delle istituzioni, per l’aumento dei salari a spese dei profitti e delle rendite.
Promuoviamo e partecipiamo in massa alle assemblee sul posto di lavoro e sul territorio, interveniamo nelle riunioni sindacali, aumentiamo la pressione sui delegati ed eleggiamo commissioni per strappare aumenti a livello aziendale, esigiamo collettivamente forti aumenti salariali, maggiori per i livelli inferiori.
Prepariamo dal basso lo sciopero generale di tutti i lavoratori e dei disoccupati contro lo sfruttamento, l’oppressione, la politica di fame e guerra imperialista. Gli operai, i lavoratori sfruttati, non sono disposti a pagare con la propria miseria la guerra brigantesca della borghesia.
La lotta per forti aumenti salariali è una lotta contro i profitti e contro la politica bellicista, una lotta che mina alle fondamenta il sistema capitalistico sempre più criminale e minaccioso.
Da Scintilla, n. 126 – settembre 2022
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