Ucraina: dalla guerra alla pace imperialista

La sanguinosa guerra imperialista fra USA e Russia combattuta per quasi quattro anni in Ucraina si avvia verso una pax imperialista che prevede un piano di spartizione del bottino, il territorio e le ricchezze ucraine, concordato segretamente per mesi, anche prima del vertice in Alaska, fra i due maggiori briganti e poi pubblicizzato lo scorso 21 novembre.

Il pressing di Trump per ottenere rapidamente la firma ucraina sul piano e chiudere una guerra ormai persa ha come motivazione la necessità di direzionare la sua strategia verso la Cina, la sola potenza imperialista che può sfidare la supremazia mondiale statunitense. Come? Allontanando la Russia e la Germania dalla Cina, riducendo l’export di capitale e merci di Pechino, contenendo il gigante asiatico con una doppia cintura militare nel Pacifico.

La pedina ucraina esce esausta e rovinata dopo una lunga guerra per procura che non poteva vincere, imposta da un regime ultrareazionario e corrotto che ha trascinato la classe operaia e le masse popolari in un’avventura militare, spargendo veleni nazionalistici e utilizzandole come carne da cannone per i criminali piani USA/NATO.

La marionetta Zelensky, che è in seria difficoltà politica e militare, stretta fra Trump da un lato e i fascisti azoviani dall’altro, è riuscita a emendarlo solo parzialmente con l’aiuto dei leader europei reazionari, liberali e socialdemocratici.

Ma se il regime di Kiev non lascerà il Donbass, la Russia è pronta a conquistarlo con le armi: così ha affermato lo sciovinista Putin che può dettare condizioni da una posizione di forza sul campo.

Come l’imperialismo ha dato la sua impronta al carattere fondamentale della guerra in Ucraina, così la proposta di “pace” è un chiaro esempio della ripartizione delle sfere di influenza e del saccheggio operato dalle potenze imperialiste coinvolte, USA e Russia, orchestrato con i tradizionali mezzi della diplomazia e dei protocolli segreti fra potenze belligeranti.

Si prevede una divisione dell’Ucraina conforme alla linea attuale del fronte di guerra, la limitazione della dimensione delle forze armate ucraine, la proibizione di possedere armi a lunga gittata, zone demilitarizzate, la neutralità e il veto alla sua intenzione di entrare nella NATO.

L’energia prodotta dalla centrale nucleare di Zaporizhzhja sarà divisa a metà fra Russia e Ucraina. Si impongono inoltre a Kiev elezioni politiche a breve, in un contesto di sovranità molto limitata.

Il finanziamento globale per la ricostruzione dell’Ucraina vede il 50% dei profitti agli USA, mentre si sbloccano le centinaia di miliardi di titoli russi congelati.

Agli europei, che dovranno contribuire con propri fondi, spetteranno le briciole. Gli affari sono affari per Zio Sam.

Il piano di pace accoglie gran parte delle richieste di Mosca, tagliando fuori UE, Regno Unito e Canada.

I leader e i partiti sostenitori della UE, rimuovono sistematicamente dal discorso politico la questione dell’espansione a est della NATO negli ultimi 35 anni, lavorano per bloccare i negoziati e  proseguire la guerra in Ucraina, mentre evocano un’apocalittica guerra contro la “minacciosa” Russia.

Il loro interesse, specie in Germania che nutre grandi ambizioni imperialiste, è concentrato sul riarmo, sull’economia di guerra, sul rafforzamento dell’esercito anche reintroducendo la leva obbligatoria.

I guerrafondai manipolano l’opinione pubblica con una sfrenata propaganda bellicista, che si ammanta persino di una cinica retorica pacifista (”se volete la pace….”).

Meloni, Tajani e Crosetto seguono questa linea pericolosa e fallimentare, continuando a inviare missili, blindati, munizioni, etc., al regime di Zelensky.

Sul piano di pace fra Mosca e Kiev, che ha visto diverse versioni, rimangono ancora disaccordi.

Se i negoziati falliranno e la guerra continuerà, la Russia potrà avvantaggiarsi sul campo, ma a costo di un aggravamento della situazione economica e sociale interna.

D’altro canto, più la guerra si prolungherà e più l’Ucraina sarà indebolita, senza l’aiuto  militare, economico, politico e d’intelligence del suo maggiore alleato, mentre un altro duro inverno bussa alle porte.

La guerra ha provocato una profonda crisi della società ucraina, ha moltiplicato il malcontento operaio e popolare, mentre la classe dominante e i corrotti circoli al potere si sono arricchiti sulle spalle del popolo.

Auspichiamo che la situazione sia utilizzata dalle forze comuniste e rivoluzionarie al fine di avvicinare l’abbattimento della borghesia.

Come detto, sono molti i governi che in Europa agiscono per procrastinare la guerra, fra cui quello di Meloni. Una vera pace è ancora lontana (anche dopo un accordo vi saranno strascichi per anni) e i pericoli di colpi di coda e provocazioni sono molto alti.

Per questo bisogna continuare a lottare contro la politica bellicista, lavorando per creare un vasto fronte popolare di carattere antimperialista e antifascista, raccogliendo attorno al proletariato le necessarie alleanze di classe.

Un fronte contro gli istigatori di guerra, contro il militarismo e il riarmo, contro le spese militari e la militarizzazione della società, per la pace, il lavoro e il pane, per le libertà democratiche, per la solidarietà internazionale degli operai e dei popoli oppressi.

Un fronte cha va realizzato in ogni paese e a livello internazionale!

Da Scintilla n. 156, dicembre 2025

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